Aggie Bus: elettrico e wireless dallo Utah

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Credits: Utah State University via Green.Autoblog.com
Credits: Utah State University via Green.Autoblog.com

In tutto il mondo l’esigenza primaria del trasporto pubblico è una: ridurre i costi e l’impatto ambientale. Gli Stati Uniti sono una delle nazioni da cui più frequentemente giunge notizia dei progressi compiuti dalla ricerca in questo settore, vuoi forse anche per l’alta competitività delle sue istituzioni universitarie: è proprio da una di queste che è stato sviluppato definitivamente un sistema di ricarica senza fili per mezzi pesanti elettrici al top dell’efficienza.

Infatti la novità non risiede né nell’aver sondato il campo della mobilità elettrica e tantomeno nell’averlo fatto per i cosiddetti “transit bus” ma per l’avere finalmente messo a punto un sistema wireless pronto per il mercato, ergo, l’utilizzo reale.

Facciamo dunque la conoscenza dell’Aggie Bus, l’autobus elettrico con ricarica a induzione figlio della Utah State University.

Il team capitanato dall’ingegnere Hunter Wu ha così integrato i principi dell’induzione scoperti da Nikola Tesla con le esigenze del trasporto pubblico nazionale: uno dei vincoli principali è sempre stato rappresentato dalla scarsa autonomia e dalla necessità di eseguire costanti ricariche lungo il percorso, oltre ad una carica “a fondo” notturna di diverse ore.

A questo proposito altre soluzioni sono state provate (e da noi descritte) ma in tutti i casi non si poteva prescindere da un contatto fisico tra un elemento che erogasse l’energia ed uno che la incamerasse, come ad esempio un pantografo. E la presenza di parti meccaniche utili alla ricarica, anche “al volo” sulle fermate, costituisce sempre un ostacolo estetico ed un potenziale rischio: un sistema simile a quello di un filobus non è certo pericoloso ma potenzialmente potrebbe.

L’assenza di ogni sorta di collegamento in cui far transitare la corrente elettrica per la ricarica elimina alla radice problemi di sicurezza e di estetica, snellendo inoltre tempi ed operazioni di rifornimento: basti pensare che occorre un addetto per connettere il cavo della ricarica, il che, per un’azienda pubblica, vuole dire formare appositamente del personale ed averlo poi a disposizione lungo il tracciato.

Aggie ha dimostrato di riuscire a trasferire il 90% dei 5 kilowatt indotti attraverso una distanza di 25 cm, senza bisogno di alcun contatto fisico, con un raggio d’azione che consente sfalsamenti di 15 cm rispetto all’allineamento ideale mezzo-piattaforma di ricarica. Inoltre la potenza massima della corrente supportata è di 25 kilowatt, il che consente di effettuare rifornimenti molto rapidi.

Gli artefici di questo risultato sono gli ingegneri dell’USU’s Wireless Power Transfer Team in collaborazione con la Utah Science Technology and Research, iniziativa dell’Advanced Transportation Institute dello Stato americano.

L’Aggie Bus, testato in 16 mesi di servizio sulle strade dello Utah, verrà introdotto sul mercato dei trasporti USA da metà del 2013 dalla WAVE Inc., spin-out company della Utah State University, con un investimento di 2,7 milioni di dollari da parte della Federal Transit Administration e dalla stessa University of Utah: sarà disponibile in due versioni, con potenza di ricarica da 25 kW o 50 kW.

Questo sistema promette di costituire la svolta nell’adozione degli autobus elettrici su larga scala: negli Stati Uniti le città che dispongono di mezzi elettrici sono un numero già consistente; anche in Europa alcune città cominciano a convertirsi, si pensi a Vienna.

E si pensi soprattutto a quelle città italiane in cui gli autobus elettrici hanno fatto la loro comparsa già molti anni addietro, in alcuni casi pure con sistemi rivoluzionari di ricarica ad induzione.

Eh, sì, perché i dimenticati bus Elfo di cui si dotò la municipalizzata di Genova, tanto per citarne alcuni, addirittura nel lontano 2003 (dieci anni fa!), avevano proprio uno dei primi sistemi di ricarica senza fili alle fermate. Ma scommettiamo che ne avete sentito parlare molto in questi anni, non è vero?

 

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