Auto elettriche e dipendenza dal petrolio: Norvegia caso limite

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Auto elettriche in Norvegia
photo credit: Hombit via photopin cc
Auto elettriche in Norvegia
photo credit: Hombit via photopin cc

È sufficiente guidare auto elettriche, non inquinanti in marcia, per diventare paladini dell’ambiente? Se così fosse, l’Europa avrebbe già il suo: la Norvegia. Eppure la forte adozione di veicoli elettrici nel Paese scandinavo mette a nudo la contraddizione di fondo del nostro sistema economico mondiale, con la testa rivolta alle energie pulite ma i piedi profondamente immersi nell’oro nero.

La Norvegia, per la seconda volta nell’arco di un semestre ha messo un’auto totalmente elettrica nei primi due posti delle vendite nazionali: in marzo toccò alla Nissan LEAF arrivare alle spalle della VW Golf, mentre a settembre la new entry sul mercato europeo Tesla Model S è arrivata prima, occupando una quota di mercato pari al 5.1% (dato Reuters).

Questo malgrado il prezzo della berlina di lusso a emissioni zero, tra i 70mila e i 90mila euro.

E, come fanno notare in molti (particolarmente bello è l’articolo apparso sul The Globe And Mail), è ironico, per non dire paradossale, che i Norvegesi si sentano tanto impegnati nei confronti dell’ambiente non soltanto da acquistare veicoli a emissioni zero, ma da comprare “in massa” auto elettriche di primissima fascia e prezzo.

Il perché è presto detto: Norvegia è sinonimo di petrolio, trattandosi della prima nazione esportatrice di oro nero e la seconda di gas naturale dell’Europa occidentale. I cinque milioni di Norvegesi amano le auto elettriche, si impegnano per non inquinare ma vivono in uno Stato che non rigetta minimamente il petrolio, derivando da esso una ricchezza tra le più alte al mondo: le trivellazioni nei mari nordici finanziano il fondo pensionistico nazionale più facoltoso al mondo (oltre 200 miliardi di euro) e gli ecoincentivi stessi rivolti alla mobilità elettrica. Come dire che la qualità del futuro della Norvegia non dipende tanto dal numero di auto elettriche comprate quanto da quel resto del mondo che acquista il suo petrolio.

Il Paese scandinavo rappresenta quindi una contraddizione in termini che ben si può estendere a tutto il sistema economico mondiale, indissolubilmente fondato sui combustibili fossili: chiudere una valvola dall’oggi al domani non è possibile, pena il collasso globale.

Così, non è unicamente la Norvegia ad incarnare il ruolo di Dottor Jekyll & Mr.Hide ecologico ma tutti noi, a qualsiasi latitudine, in quanto inesorabilmente condannati ad essere petrolio-dipendenti anche quando cerchiamo di fare la nostra piccola parte per l’ambiente (usare poco l’auto, comprarne una a basse emissioni, non sprecare energia inutilmente).

Siamo senza via d’uscita, allora? No, la strada è in realtà chiara: velocizzare il più possibile la transizione verso le fonti rinnovabili di energia, abbastanza in fretta da raccogliere gli ultimi cocci del pianeta.

Il che sarebbe fondamentale anche per l’auto elettrica: nessun impianto di produzione, di assemblaggio o di generazione dell’energia sarà “pulito” finché ricorrerà ai metodi tradizionali e non alle rinnovabili. Non che questo sconfessi l’elettromobilità, a mio parere: intanto cominciamo col ridurre la CO2 emessa guidando.

L’auto elettrica è troppo spesso al centro di polemiche strumentali, basti vedere il polverone sollevatosi per la Tesla S parzialmente bruciata a Seattle, costato al marchio 2.8 milioni di dollari per il crollo delle azioni in Borsa: quello che poi è un incidente banale, dovuto a cause esterne alla vettura, si è trasformato in una catastrofe di portata epica. Questo mentre – solo negli Stati Uniti – bruciano a seguito di incidenti 200,000 veicoli l’anno senza che l’auto a benzina venga messa sotto processo (e le azioni delle Case automobilistiche precipitosamente vendute).

Alla resa dei conti però non si sfugge: il petrolio ed il nostro essere dipendenti da esso hanno una vita limitata.

Allora, non sia mai che quanto oggi è oggetto di ipocrisie politiche ed economiche diventi la tendenza del futuro: dall’inizio del 2013 l’auto elettrica è cresciuta enormemente (negli USA di oltre il 440%) e i modelli sul mercato si moltiplicano, non avendo ormai più nulla a che spartire con gli spartani “golf cart” da tempo.

Come profetizza The Globe & Mail, abbiamo due scenari davanti: uno nel quale guideremo auto elettriche o comunque ad energie alternative, spinti dal bisogno di trovare nuovi modi sostenibili per far spostare le persone, ed un altro riassumibile nelle immagini di tutte le pellicole catastrofistiche che Hollywood ci propone.

Piccola postilla: sfruttare i proventi del petrolio per spingere all’adozione delle auto elettriche, in una prima fase, potrebbe essere un modo per gettare le basi della transizione. Il governo norvegese, pur con tutte le sue contraddizioni, offre circa 6,000 euro di incentivo per ogni auto elettrica acquistata, oltre che l’esenzione da varie tasse.

Se dovesse mai farlo l’Italia, possiamo immaginare cosa succederebbe alle vendite di auto ecologiche?

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: The Globe and Mail

 

3 COMMENTS

  1. Memoria corta? In passato hanno già chiuso i rubinetti nel 1973 e 1979 (un disastro) ma l’economia allora era florida e non malaticcia come ora… Inoltre non si era globalizzato il mercato ma era molto nazionalistico.
    Se accadesse ancora (la Storia insegna che ogni cosa risuccederà) quanto ci scommettete sul crollo economico globale? Io tantissimo.
    Logico che chi vive di Petrolio lo sa bene e si prepara!

    Ciao

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