Auto elettriche immortali: ecco come Tesla punta a formare una clientela eterna

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Tesla - photo credit: www78 via photopin cc
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Tesla – photo credit: www78 via photopin cc

C’è una caratteristica delle auto elettriche che è talmente al di fuori degli attuali schemi commerciali da non essere mai considerata: la longevità. Nell’era dell’obsolescenza programmata suona infatti stonato fare calcoli sulla durata di un prodotto superiori ai 5 anni e l’industria automobilistica non è da meno, come dimostra l’approccio estremamente votato al leasing (“…e dopo due anni, se vuoi, la restituisci”) degli ultimi tempi.

Tesla Motors, però, potrebbe aver fatto un diverso tipo di conteggio, sempre basato sulla fidelizzazione del cliente ma non per forza sulla sostituzione dell’automobile.

A garantire i guadagni futuri e, soprattutto, la sopravvivenza della specie automobilistica a marchio Tesla, potrebbero infatti essere le batterie.

Il progetto di costruire una Gigafactory, come l’azienda stessa l’ha soprannominata, per entrare di prepotenza sul mercato degli accumulatori agli ioni di litio (in cordata con altri colossi) non mirerebbe soltanto ad inflazionarne a tal punto la produzione da velocizzarne il crollo dei prezzi.

I 500,000 pacchi batterie che la Gigafactory produrrà (attualmente Elon Musk, CEO di Tesla, sta vagliando le offerte dei diversi Stati americani candidati ad ospitarla) eccedono anche il più roseo volume produttivo stimato da Tesla Motors per la fine del decennio, ossia 300mila vetture annue.

Anche considerando che Toyota e Daimler, già investitrici e partner tecnologiche, possano aumentare la richiesta di batterie da impiegare nei propri modelli, il disavanzo di 200,000 unità appare eccessivo.

Qual’è l’arcano, dunque? Naturalmente si tratta solo di supposizioni ma un’idea da non scartare è che Tesla stia pensando a tutte le Model S che, alla data del 2020, vedranno o saranno in procinto di veder scadere la garanzia di 8 anni sulle proprie batterie.

Molte di loro non godrà probabilmente più della capacità massima e, a quel punto, quanti Teslisti (mi si passi il neologismo), “viziati” dai 500 km di autonomia della loro Model S, non vorranno assicurarsi un’altra decade di viaggi alla massima carica?

Bene, nemmeno loro saranno probabilmente tanti da consumare tutte quelle batterie ma, forse, qualcosa quadra: le auto elettriche hanno bisogno di una manutenzione davvero minima e per intuirlo basta pensare a quanti elementi di un veicolo tradizionale NON ci siano a bordo.

Niente olio, niente frizione, niente cambio, niente pistoni, niente filtri, niente trasmissioni: un motore elettrico è demenziale per semplicità quanto strabiliante per longevità.

Ecco quindi che l’auto elettrica si può porre anche in un’ottica differente da quella cui siamo abituati e, se vogliamo, apparentemente anti industriale: invece che essere cambiata ogni 3, 5 o 10 anni, può essere rigenerata con la sostituzione della batteria.

I pacchi batterie saranno poi cari ma, in confronto al prezzo di una vettura intera,sono paragonabili ad un decimo del loro costo.

Forse tutto questo ragionamento è un azzardo ma nulla vieta di pensare che la fine mente di Musk abbia calcolato l’importanza di offrire un prodotto che fa innamorare di sé dando la possibilità di non separarsene mai (o quasi). Il che garantirebbe a Tesla, per ogni nuovo acquirente di oggi, un cliente per domani.

Non male, visti i ritmi di crescita della start up californiana.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Gas2

 

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