Auto elettriche negli Emirati Arabi Uniti: un terreno ostile ma qualcosa potrebbe cambiare

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photo credit: landrovermena via photopin cc
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Un’interessante articolo pubblicato sul CPI Financial Blog riporta un’indagine svolta dalla giornalista Tamara Pitelen sul mondo delle auto ibride ed elettriche sul campo nemico per antonomasia, quello degli Emirati Arabi patria del petrolio per definizione.

Alcuni punti sono interessanti: ovviamente non c’è alcuna rivelazione clamorosa da fare, le auto a trazione alternativa negli Emirati non si vedono o quasi.

Chiaramente la mobilità elettrica o comunque sostenibile non prende piede perché non conveniente, data l’economicità della benzina (beati loro!) e la totale assenza di incentivi statali per l’acquisto di un veicolo ecologico, che normalmente costa più di un equivalente endotermico.

Inoltre non esiste infrastruttura di ricarica, eccezion fatta per l’unica, misera, colonnina presente a DIFC, la sola di tutta l’area. Com’è ovvio, negli Emirati Arabi la situazione è quella, senza uscita apparente, che verifichiamo anche in Occidente in quei Paesi che non hanno ancora rotto le acque del mercato per i veicoli elettrici: se la gente non compra auto di questo tipo, a nessuno conviene installare reti di ricarica e se non ci sono stazioni di ricarica, alla gente non conviene comprare automezzi che rischierebbero di rivelarsi “usa e getta”.

Con l’aggravante che a quelle latitudini tutti gli interessi sono accentrati sull’industria del petrolio e che le emissioni inquinanti non sono tassate, nemmeno quando eccessive.

Proprio qui risiede però il punto di possibile cambiamento.

Infatti anche gli Emirati Arabi Uniti devono fare i conti con l’inquinamento e non poco: sono quasi un migliaio i morti che provoca all’anno nella patria dell’oro nero. Inoltre, si inizia a vociferare riguardo all’introduzione di norme limitanti per le emissioni di CO2 ed una relativa tassazione.

Come indica la giornalista nel suo articolo, vi è poi un secondo scenario che, in prospettiva, potrebbe aiutare la mobilità elettrica negli Emirati: il sole là non manca mai e monetizzarne la resa in termini di produzione di energia elettrica solare è un compito che agli Arabi potrebbe non dispiacere, anzi.

L’idea di diventare tra i primi produttori ed esportatori globali di energia pulita potrebbe aiutare lo spirito ambientalista (chiamiamolo così) ad attecchire: le infrastrutture di ricarica potrebbero tranquillamente essere alimentate sfruttando l’energia del sole.

In questo modo potrebbero – lentamente, molto lentamente – essere introdotte auto ibride ed elettriche anche di massa, visto che quelle di lusso in realtà un micro mercato già lo hanno. Stiamo parlando degli Emirati Arabi Uniti, luogo dove incontrare supercar da sogno è all’ordine del giorno: non sono infatti le Toyota Prius ad essere reperibili (è impossibile trovarne in vendita) bensì Karma Fisker, McLaren P1, Lexus e Porsche ibride. Tutti modelli che costano dalle diverse centinaia di migliaia a qualche milione di dollari.

Allo stato attuale delle cose emerge che le Porsche – Cayenne S Hybrid, Panamera S Hybrid e Panamera S E-Hybrid – sono le più gettonate tra pochi eletti che dell’eventuale ricarica non si crucciano, disponendo probabilmente di ville più che attrezzate.

Costano però un po’ più dei modelli termici: non un problema, data la clientela. Secondo i dirigenti Porsche, la micro diffusione fra i benestanti della zona può aiutare a sdoganare questo tipo di auto.

Qualcosa però mi dice che se gli Emiri dovessero fiutare il business dell’energia pulita, allora qualche auto elettrica in più potrebbe iniziare a circolare anche dalle loro parti.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: CPI Financial

 

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