BMW: “La ricarica rapida DC rappresenta il futuro”

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BMW i3 - photo credit: Kickaffe via photopin cc
BMW i3 - photo credit: Kickaffe via photopin cc
BMW i3 – photo credit: Kickaffe via photopin cc

All’inizio dell’estate BMW ha portato la sua prima auto elettrica, la citycar i3, a competere sul mercato statunitense: le aspettative sono alte e la risposta degli Americani ha sorpreso per quantità ed entusiasmo.

Quali sono però le mosse che il costruttore tedesco, impegnato in una vera sfida con il futuro riguardo all’e-mobility, sta attuando per affermare l’auto elettrica negli USA?

Alla recente Plug-In 2014, conferenza per gli addetti al settore che si tiene a San Jose, in California, sono emerse alcune risposte, interessanti anche dal punto di vista di noi europei.

Robert Healey, manager per le infrastrutture di BMW North America, interpellato da AutoblogGreen ha fornito la prima, essenziale chiave di lettura, affermando che: “La ricarica rapida DC rappresenta il futuro. Questo, per BMW, è chiaro”.

Quindi, il Marchio bavarese ha identificato nella diffusione dei sistemi di rifornimento veloce in corrente continua la chiave per il successo degli EV ma, soprattutto, ha deciso di investire nello sviluppo sul territorio delle reti di ricarica.

Non a caso i tre obiettivi dichiarati “sensibili” per l’affermazione delle auto elettriche – ricarica domestica, ricarica pubblica e assistenza ai guidatori di EV – ruotano attorno ad un presupposto di base, ossia la reperibilità dell’infrastruttura.

BMW si sta pertanto prodigando, non solo negli USA, perché i sistemi di rifornimento DC crescano letteralmente come funghi. A questo punto subentra un altro aspetto interessante della strategia tedesca: l’interoperabilità.

Il miglior modo per avvicinare i potenziali utenti all’auto elettrica è puntare sulla semplicità di utilizzo, il che passa necessariamente attraverso l’accessibilità delle reti di ricarica.

BMW, da questo punto di vista, è convinta di avere un asso nella manica grazie all’adozione del sistema di rifornimento fast DC da 24 kW con standard SAE Combo (CCS europeo), più facile e meno oneroso da installare rispetto al concorrente CHAdeMO adottato dall’industria giapponese, sebbene leggermente più lento.

Tuttavia la vera strada è quella dell’interazione: se negli USA i 258 concessionari BMWi hanno già predisposto i cavi per la ricarica rapida quando vennero installate le prime unità Level 2 e sono quindi pronti a ricevere i DC Fast Chargers di nuova generazione, i Tedeschi non disdegnano la convivenza di più sistemi.

Secondo il principio per cui l’unione fa la forza, BMW vuole esportare l’esperienza avviata in Gran Bretagna, dove nella stessa sede vengono installati tre tipi di caricatori differenti: un CHAdeMO, un SAE Combo ed un trifase AC da 43 kW. Il primo soddisfa vetture come la Nissan Leaf (leader di mercato) e pertanto non è trascurabile, il secondo è compatibile con i modelli BMWi e Volkswagen e l’ultimo è richiesto dalle Renault Zoe.

Attuare questo tipo di installazioni multiple aiuta a contenere i costi di posa dei cavi e garantisce ai clienti, qualsiasi vettura guidino, di trovare il proprio standard.

Ultimo punto, altrettanto fondamentale, è quello dell’interoperabilità delle reti di ricarica: BMW negli USA è riuscita a far sì che i due network ai quali si è appoggiata per installare i propri caricatori siano pienamente accessibili con entrambe le tessere utente.

BMW vuole superare quest’iniziale fase di competizione fra i gestori di ricarica, potenzialmente dannosa per il mercato specialmente quando, nel 2016, dovrebbero terminare le sperimentazioni gratuite.

Un problema simile esiste anche in Italia, dove la piena interoperabilità delle reti di ricarica dei diversi gestori presenti sul territorio non è ancora stata raggiunta. La sconvenienza di tale sistema è facilmente intuibile solo immaginando di dover essere registrati come utenti presso ogni società di distribuzione prima di potervi fare benzina: una politica ancor più paralizzante se si considera che in Italia molti network sono stati concepiti come “urbani” e, quindi, legati all’iscrizione ai servizi regionali di trasporto.

Fortunatamente questo tipo di realtà sta per essere definitivamente superata con il crescere di un libero mercato promosso in primis dalle Case automobilistiche.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: AutoblogGreen

 

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