Bolloré accusa BMW: “ha spiato i segreti di Autolib’ e della Bluecar”

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photo credit: djking via photopin cc
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All’indomani del più massiccio sbarco di modelli elettrici che il Salone di Francoforte ricordi, il mondo della mobilità elettrica viene scosso da una fulminante accusa: “BMW ci ha spiati“.

A muoverla è il gruppo francese Autolib’, gestore del fortunato car sharing a zero emissioni che dal 2011 ha fatto conoscere l’elettromobilità tramite le sue 1,800 Bluecar e le 4,000 colonnine di ricarica distribuite tra Parigi, Lione e Bordeaux. Motore del servizio è l’imprenditore Bolloré, padre della Bluecar, utilitaria elettrica in parte disegnata in Italia, che da meno di un anno è venduta anche ai privati.

L’andamento dei fatti è degno di una vera spy-story.

Nel mese di agosto i manutentori delle stazioni di ricarica Autolib’ hanno sorpreso per ben tre volte, in tre giorni diversi, due individui intenti a “manomettere” delle colonnine usate dalle Bluecar per ricaricarsi.

Fermati dal personale del car sharing, i due, che viaggiavano a bordo di una BMW con targa tedesca, si sarebbero qualificati come professionisti al lavoro per conto di un produttore di auto tedesco.

L’ultimo episodio, risalente al 5 settembre, ha provocato l’intervento della Gendarmerie che, interrogati i due, li ha poi subito rilasciati.

Ebbene, quanto sarebbe emerso è che si trattava effettivamente di due ingegneri dipendenti di P3, società di progettazione davvero al lavoro sulla i3 elettrica di BMW. E la Casa tedesca ha confermato che il duo stesse regolarmente svolgendo dei normali test sulla compatibilità dei dispositivi di ricarica per suo conto, tranne che nell’ultimo caso, quello che ne ha provocato il momentaneo arresto.

Ma Autolib incalza: un suo portavoce afferma che non è chiaro cosa i due stessero facendo ma che molto probabilmente BMW stesse cercando di carpire i segreti della Bluecar e dei suoi sistemi di ricarica. Le tecnologie proprietarie di Bolloré e del gruppo Autolib, come la geo locazione delle vetture e il tipo di batteria dell’auto, sarebbero secondo i Francesi merce appetibile.

Insomma, per i Francesi non v’è dubbio che si tratti di spionaggio industriale.

Difficile dire quanto possa esservi di vero in questa storia: prima di dare giudizi, aspettiamo di vederci più chiaro e di una eventuale reazione di BMW all’infamante accusa. Una cosa è certa: un bel giallo di fine estate era il colpo di scena che nessuno si aspettava.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: YahooNews

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