BYD progetta l’abbandono dei motori a combustione, solo elettrici a batterie nel giro di 2 anni

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BYD e6

BYD e6

Uno dei marchi automobilistici cinesi più noti nel mondo, BYD, famoso per la sua massiccia produzione di autobus ed auto elettrici e per i numerosi contratti di fornitura siglati nei continenti americano ed europeo, potrebbe abbandonare la produzione di motori endotermici per concentrarsi solo sull’elettrico.

La decisione di dedicarsi solo alle tecnologie pulite sarebbe un modo per fare di necessità virtù: BYD, che ha un ventaglio di produzioni industriali ampio, comprensivo di batterie al litio (nelle quali è tra i leader mondiale), componentistica per telefoni cellulari e pannelli fotovoltaici, ha visto ridimensionare le sue ambizioni di competere con Toyota nel settore automobilistico ed il fatturato decrescere negli ultimi 4 anni. Così la conversione totale ai motori elettrici è vista come una strada per imporsi in quello che potrebbe diventare un comparto strategico.

La notizia non è definitiva, si tratta di una previsione battuta da Reuters sulla base di quanto dichiarato da alcuni dirigenti del colosso cinese.

Non è però mistero che l’azienda abbia delle punte di particolare eccellenza, come la produzione di batterie agli ioni di litio-ferro fosfato, tecnologia della quale BYD va particolarmente fiera per la sicurezza e l’affidabilità che dice di aver raggiunto.

La conversione dovrebbe iniziare alla fine dell’anno corrente: i nuovi modelli progettati riguarderanno esclusivamente auto a propulsione elettrica e

si affiancherebbero ad una gamma di vetture ibride elettriche-diesel simili alla Prius della concorrente Toyota.

Si tratta di auto che garantirebbero un grosso risparmio in termini di consumi di carburante e che, in Cina, sarebbero vendute ad un prezzo competitivo intorno ai 20.000 yuan, tra i tre ed i quattromila dollari americani.

La produzione elettrica sarebbe quindi divisa tra ibride, ibride plug-in e full electric: una parte di questi modelli dovrebbe essere esportato almeno verso gli Stati Uniti, sebbene una più recente dichiarazione di BYD parli (per le attuali e6 elettriche) di sola vendita all’interno di flotte commerciali o aziendali per il mercato americano.

Probabilmente l’azienda vuole anche massimizzare lo sfruttamento degli incentivi del governo cinese per lo sviluppo delle “nuove tecnologie”, sebbene, facciano notare nel comunicato Reuters, quella ibrida non è considerata alla stessa stregua dell’elettrica pura.

Rimane il fatto che l’operazione è rischiosa: fiducia nelle tecnologie pulite a parte, un passaggio del genere è plausibile, secondo molti, se spalmato su un arco di tempo ampio, dai 5 ai 10 anni; nell’immediato potrebbe non dare le risposte desiderate, a meno che la dirigenza di BYD non sia a conoscenza di qualche segreto agli altri non accessibile.

In compenso, la riduzione dei volumi di produzione esasperati che l’azienda ha avuto negli anni passati, può permetterle di concentrarsi sul miglioramento della qualità dei suoi prodotti, per il mercato interno cinese come per l’export: rispetto agli altri produttori locali, gli osservatori USA di settore rilevano già da tempo un innalzamento degli standard qualitativi della produzione.

In tutto ciò va ricordato che BYD sta stringendo molte collaborazioni in giro per il pianeta, dal Sud America alla Gran Bretagna, per piazzare i suoi veicoli ecologici e farli conoscere: le vendite dell’anno passato hanno contato 458.000 unità e chi detiene il 30% delle azioni è l’investitore americano Warren Buffet.

 

Andrea Lombardo

Fonti: Reuters

 

 

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