photo credit: ChargePoint electric car recharging station on USF's Tampa campus via photopin (license)
photo credit: ChargePoint electric car recharging station on USF’s Tampa campus via photopin (license)

La prospettiva di crescita dei veicoli elettrici non è legata esclusivamente allo sviluppo del loro mercato: uno scenario più che roseo è infatti accreditato al business della ricarica e, in particolare modo, al mercato delle colonnine di ricarica.

Uno studio effettuato da P&S Market Research su Stati Uniti e mercati globali, partendo dal dato di crescita del 2015 (qualcosa più di 1 miliardo e mezzo di dollari) prevede infatti una curva che raggiungerà il volume d’affari dei 30 miliardi di dollari entro il 2022, con un tasso di crescita del 51.7% nell’arco di 8 anni.

Il frazionamento del mercato dei caricatori per veicoli elettrici è dato da sistemi che lavorano in AC, più economici e per questa ragione attualmente più richiesti, e dispositivi che utilizzano corrente continua (DC), più cari dei precedenti ma preferiti per i rifornimenti di tipo “rapido”.

A questa suddivisione ne segue una seconda, che distingue fra due tipologie di caricatori AC (corrente alternata), definiti nel mondo anglosassone Level 1 e Level 2.

Ai Level 1 corrisponde la ricarica a basso voltaggio, definibile domestico, che si installa facilmente in ambito residenziale e che richiede diverse ore per la ricarica di un pacco batteria, ovviamente a seconda anche delle caratteristiche di quest’ultimo.

Ai Level 2 fanno capo invece quei dispositivi che sfruttano potenze maggiori, più facilmente adottate nel campo della ricarica pubblica o aziendale: in pratica, le colonnine che vediamo per strada (non “fast chargers”) appartengono a questa categoria.

Detto ciò, almeno due sono i fattori trainanti individuati dalla ricerca P&S: un primo è la concorrenzialità aumentata nel settore della ricettività alberghiera, che per offrire dei valori aggiunti ai propri clienti, ha deciso di dotarsi spesso di proprie stazioni di ricarica per veicoli elettrici; un secondo è la sensibilizzazione, specie nel mondo nordamericano, delle aziende verso questa forma di mobilità, utilizzata non solo in sostituzione delle vecchie flotte ma anche come benefit per i dipendenti.

Altro elemento in gioco è poi la politica incentivante attuata da svariati Stati negli US e, più recentemente, in nord Europa ed Asia, che punta a far crescere l’adozione di questi veicoli in modo da rientrare all’interno dei target anti CO2 prefissi. L’abbattimento dei costi d’acquisto fa poi il resto, dato che il mantenimento di un’auto elettrica vanta oneri decisamente inferiori di un’omologa a combustione.

La nascita di nuovi mercati nazionali per le auto elettriche e lo sviluppo degli esistenti, anche se a macchia di leopardo, sta conseguentemente influenzando positivamente anche le colonnine di ricarica, sempre più richieste.

Tra i Paesi che offrono nell’immediato le prospettive di crescita maggiori si citano la Cina (intenzionata ad investire 16 miliardi di dollari nell’infrastruttura di ricarica), l’Australia, il Giappone e la Corea del Sud.

Buone notizie quindi per quell’oligopolio che oggi si spartisce il mercato dei dispositivi di ricarica, spesso rivestendo anche il ruolo di gestore nei confronti dell’utente finale: P&S cita, per gli USA, ChargePoint, AeroVironment e ClipperCreek, mentre a livello globale la risma aumenta, sebbene non di molto.

È infatti elemento stabilizzante del mercato l’acquisizione di più marchi, appartenenti alle sue fasi iniziali, da parte di poche aziende di dimensioni maggiori: è il caso, sempre americano, di CarCharging Group, che nel 2013 ha fagocitato 4 società (350Green LLC, Beam Charging LLC, EV Pass LLC, Blink Network LLC).

Nel mondo a detenere il controllo sul mercato sono nomi quali Magna International, AeroVironment, General Electric, ChargePoint, Eaton Corporation, Schneider Electric, ABB, Efacec Elctric Mobility, Chargemaster e CarCharging Group.

 

 

 

 

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