Comune di Genova: priorità bike sharing

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Il capoluogo ligure, pur disponendo del centro storico più grande d’Europa e, in conseguenza, di un’enorme superficie non transitabile in auto per via degli stretti ed erti caruggi – “vicoli” in genovese – è una delle città italiane in cui si vedono meno biciclette.

Certo, il vasto territorio comunale, articolato lungo l’arco costiero per una quarantina di chilometri che vedono lo stesso quartiere passare dal mare alla collina con notevoli dislivelli, non ne favorisce a prima vista la diffusione: bisogna avere gambe e polmoni allenati.

Qualcosa sta però cambiando: il rincarare dei carburanti, la congestione del traffico in una città dall’orografia ingenerosa con le vie di fuga e l’infiacchirsi del trasporto urbano stanno spingendo più persone che in passato ad inforcare la bici.

Questo malgrado Genova sia sostanzialmente priva della vera linfa vitale per il ciclismo urbano, ossia le piste ciclabili.

Da Tursi, sede del Comune, arriva un’apertura sull’orizzonte del bike sharing: Anna Dagnino, Assessore al Traffico, ha annunciato la predisposizione di quattro nuovi ciclo posteggi nel centro cittadino. A questo si somma anche l’acquisto di 60 nuove bici che vadano a rimpolpare il numero delle originali superstiti, falcidiate soprattutto tra quelle a pedalata assistita.

Genova si vantò infatti di essere una delle prime città italiane, nel 2009, ad inaugurare un bike sharing con biciclette a pedalata assistita e sistema di ciclo posteggi con ricarica: dopo tre anni abbondanti, vuoi la scarsa cultura delle due ruote a pedali, vuoi le impraticabili o inesistenti piste ciclabili, vuoi il vandalismo di cui i ciclo parcheggi sono vittime perenni, il servizio non ha attecchito come avrebbe dovuto.

È vero che fin ora erano pochi i punti di distribuzione, sufficienti a girare degnamente in un’area circoscritta al cuore della città (6 in tutto e chi conosce Genova ha idea delle distanze che bisogna coprire) ma è anche vero che i turisti, portando con sé abitudini differenti, ne hanno usufruito molto più che i genovesi stessi: ciò dimostra che si tratta anche, se non soprattutto, di una questione di mentalità.

Le nuove sedi prescelte sono: piazza Sarzano, sulla sommità della collina di Castello in pieno centro storico, strategica per gli studenti della Facoltà di Architettura, chi vuole recarsi in Carignano e in piazza De Ferrari; piazza Acquaverde, antistante la stazione ferroviaria di Principe, porta del medio ponente cittadino; piazza della Meridiana, salotto storico tramite fra via Garibaldi, patrimonio dell’Unesco, e via Lomellini, sbocco sulla direttrice che connette via Balbi, sede dell’Ateneo, con piazza Corvetto e quindi la Stazione Brignole; piazza Caricamento, ingresso al Porto Antico con il notissimo Acquario e punto di interscambio con linee di metro ed autobus.

La svolta interessante è rappresentata dall’impegno dei nove Municipi in cui Genova è articolata: per ramificare il bike sharing in tutta a città l’amministazione promette di acquistare un numero sufficiente di paletti portabici ad allestire dieci ciclo posteggi per municipio.

Le bici elettriche in dotazione a Genova hanno un’autonomia di 30 km, trasmissione cardanica, sono predisposte con un impianto di illuminazione non disattivabile dall’utente ed ammortizzatore alla forcella anteriore.

Come spesso nella sua storia, la Superba è tra le prime a solcare un percorso ma anche l’ultima a completarlo: si pensi alla vituperata metropolitana che, rinata negli anni ’80 dopo che uno dei primi progetti del mondo (già, non d’Italia, ma del mondo fu quello genovese) ispirato alle infrastrutture di Londra e New York era stato abortito alla nascita, ha impiegato gli ultimi 20 anni per aprire a malapena 7 fermate e si sta finalmente rivolgendo all’inaugurazione dell’ottava (dovrebbe avvenire oggi, sabato 22 dicembre 2012 senza cerimonie) che le consente di collegare le due principali stazioni ferroviarie del capoluogo.

Se qualcosa in più si smuovesse, Genova avrebbe la possibilità di sfruttare, forse nemmeno con sforzi urbanistici incredibili, uno dei litorali più estesi d’Europa. E questa volta, tutto in piano: quindi senza poter imputare troppe colpe allo spauracchio dei “sali-scendi”.

 

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