Con il diossido di titanio la batteria dura 20 anni e si ricarica in 5 minuti

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NTU Assoc Prof Chen Xiaodong with research fellow Tang Yuxin and PhD student Deng Jiyang
NTU Assoc Prof Chen Xiaodong with research fellow Tang Yuxin and PhD student Deng Jiyang
Il professore associato dell’ NTU Chen Xiaodong assieme al ricercatore Tang Yuxin e al dottorando Deng Jiyang

Malgrado la presentazione sensazionalistica pare essere tutto vero: una ricerca condotta alla Nanyang Technological University (NTU) di Singapore ha portato alla realizzazione di una batteria che impiega appena 2 minuti per ricaricarsi del 70%, con una prospettiva di vita di ben vent’anni.

Incredibile? Non secondo gli studiosi asiatici, non nuovi a simili ricerche nel campo dell’accumulo di energia.

La tecnologia di base del pacco batterie è sempre quella degli ioni di litio, per la quale le università di tutto il globo stanno da anni ricercando il miglior mix di nanomateriali da impiegare per risolvere il suo punto debole, ossia la rapidità di trasferimento degli ioni attraverso i poli durante i processi di carica-scarica.

Il tentativo fatto alla NTU ha avuto per protagonista un gel a base di diossido di titanio, utilizzato in sostituzione della grafite normalmente usata nelle batterie al litio.

Il diossido di titanio è oggi più comunemente noto come additivo alimentare ed ingrediente per le protezioni solari ma, una volta riconfigurato sotto forma di nanotubi, si è dimostrato capace di accelerare le reazioni chimiche che si innescano nei processi di ricarica: acquisire il 70% della capacità in 2 minuti può far legittimamente sospettare che il completo processo non richieda più di 5 minuti.

A differenza dei pacchi batterie tradizionali, la cui integrità si degraderebbe in presenza di ricariche estremamente rapide (altre ricerche sostengono però si tratti di un’affermazione erronea), la batteria al diossido di titanio ha un’aspettativa di vita di addirittura 20 anni.

Questa soluzione, se portata sul mercato, potrebbe dunque risolvere anche il problema del riciclo delle batterie, facendone diminuire il volume globale e rendendole forse anche più longeve delle auto stesse.

Caratteristica, questa, non molto in accordo con le tendenze industriali odierne, per la verità improntate al continuo ricambio delle merci sulla base di un’obsolescenza programmata necessaria per alimentare la stessa catena produttiva.

La fabbricazione di queste unità, secondo i ricercatori di Singapore, porterebbe con sé anche dei vantaggi pratici ed economici, richiedendo procedure più semplici: alla NTU sono intenzionati a realizzare un prototipo della batteria per continuare i test, la cui tecnologia è già stata brevettata da una società, al momento anonima, interessata ad un eventuale produzione.

Sia chiaro, però, che almeno cinque anni (più spesso anche dieci) sono necessari per raggiungere uno standard adatto alla produzione seriale.

 

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: NTU

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