Crescita a due cifre per le auto ibride

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2 inpratica_Mercedes Benz E300 HYBRIDÈ stato il 2014 per l’auto in Italia, un anno certamente non esaltante, ricco più di ombre che di luci, chiuso con un incremento del 4,5% nelle consegne, ma che ha mostrato segni di sofferenza per tutta la stagione. Le ombre in particolare acquistano maggiore evidenza se si effettua una attenta analisi dei dati annuali diffusi dall’UNRAE che rivelano come a sostenere il mercato siano state principalmente le vendite alle società di noleggio (+13,6%) che avevano necessità di rinnovo del proprio parco auto, cosa che riduce di fatto il risultato delle vendite ai privati solo a un +2,3%.

Le luci sono rappresentate comunque da una inversione di tendenza dopo il rovinoso -7% dell’anno precedente che seguiva a una serie di ben sei anni di cadute ancora più accentuate. In qualche misura, quindi, il risultato attuale rappresenta un segnale di ripresa di fiducia da parte del mercato favorito anche dall’aumentata anzianità del parco circolante e dalle azioni incentivanti che stanno caratterizzando le politiche commerciali delle case costruttrici.
Ibride superstar

La vera eccezione, in questo contesto, è stata la vendita di auto ibride che, in linea con il trend stabilito negli ultimi anni, hanno continuato la loro crescita con tassi a due cifre: + 41% nel 2014 per un consuntivo di oltre 21.000 vetture consegnate.

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Fonte: Elaborazione su dati UNRAE

 

Un risultato ancora più lusinghiero ove si consideri che nel 2011 le vendite avevano superato di poco le 5.000 unità e peraltro in linea con le tendenze manifestate un po’ in tutti i paesi. Basti pensare che a fine 2014 si stima che le vendite di auto ibride ed elettriche nel mondo abbiano superato le 700.000 unità con l’obiettivo di raggiungere il milione nel 2015, con una netta prevalenza della tecnologia ibrida rispetto all’elettrico puro.

Le ragioni di questo successo si devono ascrivere principalmente al continuo inasprimento delle normative per la riduzione delle emissioni nocive con conseguente introduzione di nuovi standard omologativi europei più restrittivi, alla diminuzione dei prezzi di listino dei veicoli in questione, ai minori costi delle batterie e alla maggior diffusione delle strutture di ricarica sul territorio. Su quest’ultimo punto però il nostro Paese marca un po’ il passo, evidenziando la mancanza di una reale volontà operativa.

Molto importante è stato, e continua a esserlo, il dinamismo delle maggiori case produttrici impegnate in piani di ricerca e sviluppo che hanno consentito l’immissione sul mercato di un numero rilevante di modelli tecnologicamente avanzati.

Inoltre sono state varate campagne di comunicazione dedicate alla conoscenza e alla promozione dei veicoli che utilizzano la trazione elettrica con l’uso anche del media televisivo particolarmente idoneo a rendere più “familiare” il loro impiego. Tra queste, di particolare impatto gli spot della BMW i3 (guarda il nostro test)  e della Porsche Cayenne SE- Hybrid che associano alla nuova tecnologia anche il prestigio del marchio, la capacità prestazionale e la semplicità d’uso.

 

E tra le elettriche si afferma la Leaf

Forte incremento (+ 26,0%), seppur ancora numericamente poco rilevante con solo 1.100 vetture immatricolate, anche delle auto Full Electric in Italia nell’anno appena concluso. In Europa per contro, nello stesso periodo, si sono registrate 56.393 consegne nello specifico segmento che valgono circa il raddoppio dei volumi conseguiti nel 2013. La leadership è andata per il quarto anno consecutivo alla Nissan Leaf che con 14.658 auto immatricolate ha segnato un aumento del 33% e la conquista di una quota nel seNISSAN-LEAF-EXTERIOR-DESIGN3gmento delle vetture a batteria del 26%. Seguono nella speciale classifica la Renault Zoe che rappresenta un quinto del mercato dell’elettrico con 11.257 unità vendute, la Tesla Model S con 8.734 e la BMW i3 con 5.804 (disponibile però sia in versione totalmente elettrica che ibrida plug-in) che precede i modelli Volkswagen e-Up (5.365) ed e-Golf (3.328).

La tecnologia plug in

Indubbiamente a segnare una svolta nell’affermazione dei veicoli ibridi è stata l’introduzione della tecnologia plug-in, vale a dire la possibilità di ricaricare l’auto direttamente collegandosi a una presa di corrente senza dover demandare, come avviene nelle Full Hybrid, la ricarica delle batterie al recupero d’energia accumulato essenzialmente nelle fasi di frenata. In questo modo, e grazie anche alla presenza di batterie di maggior capacità, si aumenta il range d’autonomia e si hanno modelli in grado di percorrere in modalità completamente elettrica anche 50 km estendendo quindi la possibilità di risparmiare carburante ma soprattutto guadagnandosi l’accesso a zone urbane altrimenti interdette o superando i divieti dovuti a eventuali blocchi del traffico.

Sempre più numerosi i modelli presenti sul mercato che vanno dalla Prius Plug-in della Toyota, marchio storico nell’ambito delle auto ibride, alla Volvo V60 Plug-in hybrid, alla più recente Mitsubishi Outlander PHEV, quest’ultima risulta l’auto più venduta in Europa nel 2014 nella categoria degli ibridi plug-in con quasi 20.000 unità.

Sul mercato italiano, complice anche il prezzo generalmente più elevato di questi modelli, la top ten dei modelli ibridi più venduti vede ai primi due posti il marchio Toyota con la Yaris e l’Auris, entrambi non plug in, che insieme rappresentano l’83% del segmento in questione. Da segnalare che Toyota anche con il contributo del marchio Lexus occupa tutte le posizioni sino alla sesta della particolare classifica, a testimonianza di un’affidabilità abbastanza consolidata agli occhi della clientela.

 

Gli incentivi non vengono rinnovati

L’incremento delle vendite sul mercato italiano di auto ibride ha beneficiato in misura abbastanza limitata nel 2014 degli incentivi per i veicoli a bassa emissione complessiva (BEC). Le vendite incentivate, infatti, hanno pesato solo per il 13% sul volume totale anche a causa della macchinosità del sistema stesso nonché della sua applicazione altalenante, che comunque rappresentava un primo tentativo di equiparare l’Italia a quanto avviene sistematicamente in tutti quei paesi in cui si persegue una politica di mobilità urbana coerente con obiettivi prioritari di salvaguardia dell’ambiente.

L’introduzione in Italia di specifici incentivi dedicati alle auto a bassa emissione complessiva era stata voluta dal Dl 83/2012 varato dal Governo Monti e coinvolgeva il periodo temporale 2013-2015. L’anno scorso, nel mese di settembre, il meccanismo di erogazione dei fondi è stato rivisto con il decreto legge 133 più noto come “Sblocca Italia”, introducendo alcune facilitazioni per le soglie d’accesso soprattutto per quanto riguarda le imprese che decidono di acquistare un veicolo ecologico e modificando al ribasso sia i fondi stanziati che gli importi massimi dei contributi ma mantenendo l’impegno anche per il 2015.

Tali modifiche hanno solo parzialmente attenuato le critiche degli operatori del settore automobilistico che, sin dal primo momento, non hanno ritenuto il provvedimento adeguato a fronteggiare la crisi del settore e a poco sono valsi gli interventi mirati a chiarire che i reali obiettivi dell’operazione erano quelli di creare le condizioni per valutare la risposta di quei veicoli “green” la cui diffusione può contribuire al rispetto dei limiti imposti dalla Comunità Europea per la riduzione dei gas serra.

Con l’approvazione a fine 2014 della legge di stabilità n. 190/2014 sono stati soppressi gli incentivi in questione con decorrenza 1 gennaio 2015, eliminando nel contempo lo stanziamento di 45 milioni di euro già previsti dall’articolo 17 del Dl 83/2012 per l’acquisto di veicoli BEC. Resta la speranza che sia soltanto una pausa, come indica il sito www.bec.mise.gov.it approntato dal Ministero dello Sviluppo Economico, che annuncia che le prenotazioni per avere accesso agli incentivi sono sospese.

 

 

 

 

 

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