Dagli scarti del riso la più grande riserva di silicio per batterie al litio: la scoperta è della sud coreana Chungnam National University

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photo credit: jasohill via photopin cc
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Si chiama “lolla” e, legittimamente, molti non sanno cosa sia. È la buccia che racchiude i chicchi di molti cereali, tra i quali il riso: in effetti sulle nostre tavole non arriva perché viene scartata prima ma potremmo presto ritrovarla nascosta nelle batterie delle auto elettriche.

Per di più con ruolo fondamentale: da essa infatti può essere ricavato il silicio necessario alla fabbricazione degli anodi delle batterie, vale a dire di quell’elemento che permette all’energia di affluirvi all’interno.

La scoperta arriva dai ricercatori dell’università nazionale sud coreana Chungnam e potrebbe avere un impatto notevole sul mercato delle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici ed ibridi: proprio a causa della diffusione di apparecchi tecnologici che usano questo tipo di batterie e per la crescita del mercato della mobilità elettrica, è in costante aumento la domanda di silicio, materiale per l’appunto basilare.

La lolla di riso costituisce variabilmente il 17-23 % di ogni quantità di risone, il riso grezzo appena raccolto dal quale viene separata mediante il processo meccanico della sbramatura (due dischi abrasivi, gli sbramini, che scorticano il chicco grezzo). A livello mondiale si tratta di una quantità enorme di materiale di scarto, circa 80 milioni di tonnellate l’anno, che fin’ora erano destinate a servire solo come fondo per le lettiere degli animali da fattoria.

Proprio così, perché, a parte l’essere bruciata negli impianti di cogenerazione interni alle riserie per poi fornire ceneri utili come materiale refrattario e l’essere stata in passato impiegata per derivarne furfurolo (solvente usato per produrre nylon ed altre resine), oggi è prevalentemente scartata come fondo agricolo.

D’altronde è molto resistente, praticamente inattaccabile dagli insetti ed immarcescibile: contiene però silice, convertibile in silicio ed utilizzabile negli anodi delle batterie al litio ad alta densità.

L’estrazione della silice ha richiesto ai ricercatori l’impiego di trattamenti con acidi e calore ma alla fine ha dato ottimi risultati: già porosa alla scala nanometrica per consentire ad acqua ed aria di filtrare nutrendo il chicco del riso, una volta convertita, il silicio ottenutone ha ottime proprietà elettrochimiche.

Lo studio è stato pubblicato sul giornale National Accademy of Sciences ed apre, potenzialmente, un nuovo scenario allo sviluppo della mobilità elettrica: derivando il silicio dagli scarti del riso, potrebbe, data la disponibilità, determinare un ulteriore abbassamento del costo delle batterie.Chissà se in tutto ciò ne vedranno un beneficio economico anche quelle fasce di popolazione terzomondiali che il reso lo coltivano.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: HeraldSun

 

2 COMMENTS

  1. Lo stupore é immenso, soprattutto come ricercatore, ma penso che tuttte le facoltà di scienze alimentari nel nostro paese, sappiano molto bene di cosa sia composta la lolla di riso. Personalmente mi occupo del reimpiego della lolla di riso per compositi molto particolari, proprio per la presensa di silice.
    I Coreani inneggiano alla grande scoperta!!!

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