Dal cotone una batteria 100% riciclabile, più veloce da caricare e del tutto sicura

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Batteria Dual Carbon al cotone Ryden Power Japan Plus via YouTube
Batteria Dual Carbon al cotone Ryden Power Japan Plus via YouTube
Batteria Dual Carbon al cotone Ryden Power Japan Plus via YouTube

Ioni di litio, litio-aria, metalli di ogni genere ed idrogeno potrebbero essere spazzati via in un sol colpo da un materiale fra i più noti del pianeta, nonché il meno accostato all’accumulo di energia: il cotone.

Da profani, che le fibre di cotone possano divenire materiale utile per costruire una batteria tale da alimentare un’auto elettrica suona inverosimile: eppure c’è di che ricredersi, stando a quanto pubblicato in quel di Los Angeles dalla società giapponese Power Japan Plus.

Le ricerche su questo tipo di unità di accumulo risalgono addirittura agli anni ’70 del Novecento (il background è quindi più che solido) ed i Nipponici affermano adesso di aver finalmente realizzato un prototipo di batteria al cotone.

In seguito a 6 anni di studi, una fibra di carbonio di generazione completamente inedita – almeno secondo PJP – sarebbe stata sintetizzata partendo dal materiale tessile: con essa sono stati realizzati anodo e catodo della batteria, entro i quali fluisce il liquido elettrolitico.

Evidentemente grazie ad una grande elasticità propria di questa nuova fibra i due poli sono in gradi di dilatarsi e contrarsi più che nelle tradizionali unità agli ioni di litio, consentendo un afflusso di cariche al loro interno ben più rapido.

A guadagnarne è quindi in primis la velocità di ricarica della batteria, in media 20 volte superiore rispetto alle attuali tempistiche ma non solo.

Tra gli aspetti più convincenti di questa nuova tecnologia vi è la sostenibilità ambientale: non è un mistero che il litio, come i metalli rari usati come catalizzatori nella maggior parte dei dispositivi di accumulo, portino con sé strascichi non del tutto limpidi in fase di dismissione.

Il cotone figura invece essere l’unico materiale utilizzato nella costruzione di questo dispositivo, che si prospetta quindi assai più riciclabile di qualunque altro. Anche per quel che riguarda la sua produzione, ha senz’altro un impatto inferiore rispetto all’estrazione e lavorazione di litio e gas naturale (necessario per l’idrogeno).

Il nome dato dai Giapponesi alla loro invenzione è Ryden, “Dio del Fulmine”: in effetti, sulla carta sembra essere un progetto perfetto, con costi di produzione prevedibilmente più bassi degli attuali e nessun rischio di surriscaldamento o simili.

Dietro a Power Japan Plus si celano poi alcune vecchie conoscenze del mondo dell’energy storage come Kaname Takeya, formatosi presso il colosso Sumitomo, oggi impegnato in progetti ambiziosi ed in passato al fianco di Toyota e Tesla Motors nello sviluppo delle rispettive batterie automobilistiche.

Certo, per passare ad una produzione e conseguente adozione sul mercato ci vorranno ancora anni: la prospettiva che il cotone possa rappresentare per i trasporti quello che oggi sono benzina&company è, come minimo, elettrizzante.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: PowerJapanPlus

 

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