Demotorizzazione Positiva

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Ormai è certo: gli Italiani stanno dismettendo le loro vecchie auto e non ne comprano di nuove. I titoli sui principali organi di stampa hanno definito il 2012: “anno orribilis” per l’industria dell’auto. In effetti i dati di mercato diffusi dall’Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere in Italia, confermano che c’è stata una progressiva riduzione del parco circolante dei privati, diretta conseguenza dei pesanti costi di gestione dell’auto che gravano sui bilanci delle famiglie, ma dicono anche un’altra cosa: dicono che le percorrenze medie degli Italiani si sono ridotte e la mobilità individuale si sta modificando. Sempre Unrae sottolinea un’altra cosa: sul fronte delle motorizzazioni si è accentuata la tendenza allo spostamento dei pochi nuovi acquisti verso alimentazioni a basso impatto ambientale, a scapito di quelle a benzina e diesel. Da sottolineare la forte crescita del gpl, del metano, delle vetture ibride (+50% rispetto al 2011) e delle elettriche (+56%).

Siamo all’inizio di un processo di affermazione e diffusione della mobilità elettrica nell’opinione pubblica, il che comporta un cambio di mentalità generale, non si tratta di uno scenario negativo, anzi si aprono interessanti opportunità di sviluppo.

 

Le infrastrutture di ricarica, vera chiave di volta per la diffusione della mobilità elettrica, si stanno sviluppando: paesi come Svizzera, Germania, Francia, Danimarca e Regno Unito hanno coordinato l’installazione di stazioni di rifornimento per veicoli elettrici. In Italia una mappatura completa delle stazioni esistenti è ancora difficile da censire, ma occorre segnalare che ci sono alcune iniziative in atto.

Sapete che in Italia i veicoli più venduti sono i piccoli quadricicli? Segnale che per l’utenza italiana l’auto elettrica è legata all’idea di mezzi alternativi per il trasporto urbano, meglio se rappresentano una declinazione ecologica dell’uso dello scooter.

 

A proposito di due ruote. Le biciclette elettriche la fanno da padrone, ma anche gli e-scooter hanno una discreta diffusione perché evitano i problemi legati alla ricarica. Grazie alle batterie estraibili il pieno di corrente può essere fatto comodamente in casa o in ufficio.

 

Che cosa manca al nostro Paese? Un progetto nazionale di assistenza alla mobilità elettrica che trasmetta quel senso di “sicurezza” agli automobilisti nell’incontrare frequenti stazioni di ricarica perché la durata delle batterie dipende molto dallo stile di guida. Al momento la diffusione delle infrastrutture di ricarica fatica a diffondersi ed è la logica del cane che si morde la coda perché disincentiva la diffusione dei veicoli elettrici. Sarà interessante vedere cosa succederà oltre Oceano. Negli ultimi mesi del 2012 in Canada è stata approntata una rete di ricarica dislocata lungo l’asse costiero del paese: scommettiamo che i numeri dell’elettrico e dell’ibrido là cresceranno?

 

Alessandro Garnero

Direttore editoriale

 

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