Dopo l’uragano Sandy New York promuove i taxi ibridi

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photo credit: S J Pinkney via photopin cc
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Sandy ha sconvolto la coscienza dell’America perché più dei suoi altrettanto disastrosi predecessori ha colpito il cuore della nazione americana. Nell’ultimo decennio gli statunitensi hanno visto crollare diversi status d’inviolabilità ed ora, con questo attacco della natura, hanno scoperto che un uragano può spingersi fino a New York City, trasformandola in un campo di battaglia. I black-out in particolare hanno flagellato i servizi vitali della città sommandosi agli allagamenti: ospedali come il Bellevue Hospital di Manhattan sono stati evacuati per i danni provocati e per l’impossibilità di proseguirne l’attività con i soli generatori di corrente. Perfino la Borsa di NY ha chiuso, cosa che, per mal tempo, non si era mai vista.

I trasporti pubblici non sono stati meglio: la Grande Mela si regge sul suo sistema viario sotterraneo oltre che di superficie e la mitica metropolitana di New York si è ritrovata in parte sott’acqua, evento inaudito nei suoi 108 anni di storia. Questo, passata la tempesta meteorologica, ha contribuito all’implosione della città, intasata da acqua, detriti e persone che cercavano di spostarsi. In tutto il Paese l’assenza di corrente elettrica ha messo di fronte ad un “effetto domino” non trascurabile: senza di essa non funziona niente. Nemmeno quelle macchine che erogano i carburanti, ad esempio.

Allora fare rifornimento diventa un incubo e può bloccare a sua volta la ripresa delle normali attività: perché gli automezzi rimangono a secco e perché le code fuori dai distributori agibili assumono le proporzioni di assedi medievali. In tutto ciò, con la metro paralizzata e gli autobus bloccati nell’immediato dopo-Sandy, i tassisti sono diventati ancor più fondamentali del solito, con il sindaco Bloomberg ad acconsentire loro di trasportare più clienti per volta, condividendo le tratte come sui multi-taxi che circolano nelle nostre città.

Ma pure i taxi si muovono grazie all’energia. Bene, il parco taxi di New York è diviso prevalentemente in due categorie di veicoli: le berline a benzina Ford Crown Victorias ed i SUV ibridi Escape, sempre Ford. I conducenti dei primi hanno avuto un notevole handicap, trovandosi coinvolti nella “lotta” per il carburante, mentre i secondi sono stati nettamente avvantaggiati dalla natura dei loro propulsori. Diversi articoli su giornali d’oltreoceano hanno riportato infatti le dispari opportunità avute dalle due categorie in quei giorni cruciali, lasciando intendere che i taxi ibridi, avendo avuto la possibilità di immagazzinare energia elettrica prima degli sconvolgimenti e non appena ripristinate le linee dopo, hanno sfruttato al massimo la capacità del motore di compiere un numero considerevole di percorsi aiutato dall’elettrico prima di esaurire il gasolio. Al punto da far lamentare i colleghi “a benzina” di essere stati penalizzati dall’assegnazione di un Yellow Cab non ibrido.

La dimostrazione di maggior autonomia di un veicolo ibrido rispetto ad uno con motore a combustione e basta ha aperto un altro fronte di riflessione sull’eco mobilità. Fin’ora la si è sempre pensata in termini di abbattimento delle emissioni ma, alla prova degli eventi, ha evidenziato un’altra ottica sotto la quale tenerne conto:l’utilità in caso di ridotti approvvigionamenti di carburanti di origine fossile.

Tant’è vero che negli States si chiedono se veicoli elettrici ed ibridi non siano preferibili ai tradizionali proprio per impieghi d’emergenza e la città di New York ha già in programma la sostituzione dell’attuale parco taxi con nuovi modelli ancor più efficienti e solamente ibridi.

Questo potrebbe essere un altro punto a favore dell’adozione di veicoli elettrici ed ibridi: l’uso in caso di emergenze naturali o di necessità in supporto alla rete elettrica; non sono infatti sconosciuti i casi di utilizzo di un EV “al contrario”, ossia come fornitore di corrente “off-grid” per impianti domestici invece che come fruitore (cosa sulla quale ha posato gli occhi anche l’esercito degli USA).

In aperta campagna l’ipotesi potrebbe da subito apparire più plausibile anche nel quotidiano: un veicolo elettrico porterebbe con sé un valore aggiunto se considerato anche come riserva viaggiante di energia elettrica. Ma la prospettiva cui stanno lavorando molte ricerche è di impiegare gli EV così anche in ambito urbano, abituandoci ad usare l’auto come una fonte di energia.

Il dibattito è aperto: pensate utile l’idea di avere sempre con voi una riserva personale di elettricità? Credete che la mobilità elettrica possa essere adeguata in situazioni di emergenza, più di quella tradizionale, o, al massimo, la vedete solo relegata ad un uso nei trasporti pubblici?

 

 

Andrea Lombardo

 

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