E se il KERS sostituisse le batterie nelle auto ibride?

2
916
Flybrid System Volvo
Flybrid System Volvo
Flybrid System Volvo
Flybrid System Volvo

Le batterie al litio pongono diversi problemi e di capacità e di eco logicità ma appaiono come l’unica strada percorribile per la mobilità pulita, sempre che una tecnologia basata sul KERS non dia nuove prospettive alle auto ibride.

Le auto ibride sono la testa di ponte fra la motorizzazione tradizionale a combustione e la trazione elettrica, l’anello di congiunzione fra l’auto che inquina, a voler essere spicci, e quella che non lo fa affatto.

Bassissime emissioni ed un chilometraggio per litro di carburante che, grazie alla compenetrazione del motore elettrico con quello termico, raggiunge livelli inarrivabili anche dal più efficiente ecodiesel. Le batterie sono però anche un potenziale punto debole per le ibride e molti ecologisti le vedono di cattivo occhio per via della problematicità del loro smaltimento; inoltre, l’energia che le alimenta (se non stiamo parlando di ibride plug-in) è quella recuperata in frenata dal KERS, il Kinetic Energy Recovery System che ha la sua applicazione più famosa in Formula Uno.

Questa, convertita da cinetica ad elettrica a chimica e viceversa nell’alimentare il motore, subisce inoltre diverse perdite a sua volta, ponendo qualche problema di efficienza.

Esiste allora un modo più efficiente di far muovere un’auto senza usare il motore termico e liberandosi del peso e del costo di un componente quale la batteria? Forse.

Da alcuni anni una parte dell’industria dell’automobile sperimenta una via alternativa che bypassa completamente l’utilizzo di una batteria in cui accumulare l’energia: si tratta di un’integrazione fra il recupero cinetico dell’energia in frenata ed i volani motore.

Questi ultimi, non certo una novità nel campo della meccanica, hanno la caratteristica di poter accumulare una carica inerziale per poi rilasciarla in fase di accelerazione della vettura, scopo per il quale trovano già impiego come componente nei sistemi di trasmissione.

Alcune società, come la britannica Flybrid Automotive hanno sviluppato dei volani motore studiati per immagazzinare come energia meccanica quella cinetica proveniente dal KERS, per poi renderla alla trazione del veicolo, riducendo le conversioni e quindi le dissipazioni.

L’efficienza in effetti pare essere dalla loro, con una potenza istantanea erogabile anche di 60 kW ed un miglioramento nei consumi generali della vettura del 25%, come rilevato ad esempio da Volvo con la sua V60 KERS Flywheel Prototype.

Aggiungendo che il peso di questo sistema è di soli 6-8 kg contro la cinquantina di un pacco batteria in un’auto ibrida, sembrerebbe una soluzione ottimale in grado di mandare in pensione gli ioni di litio almeno per quel che riguarda questo tipo di auto.

Eppure di queste vetture, testate da Jaguar, Volvo e portate in pista con successo da Audi (vedi la R18 e-Tron vittoriosa a Le Mans), pare non ne vedremo sul mercato: il sistema KERS-volano motore ha infatti dei pro ma anche dei contro, primo fra tutti il disporre di buoni picchi energetici ma di bassissima densità nell’accumulo. In parole povere non è in grado di far viaggiare un’auto che per poche decine di km e per questo motivo molte Case automobilistiche lo hanno accantonato ritenendolo in definitiva non conveniente.

Malgrado ciò è utilizzato nell’architettura motore di alcuni autobus ibridi e proprio Flywheel Automotive, ora rilevata da Torotrak e già fornitrice del sistema per Jaguar e Volvo, è intenzionata a migliorarlo sino a portarlo in produzione: un suo impiego plausibile potrebbe essere in combinazione con il motore elettrico, per spingere l’auto solo nei centri città o comunque entro range di km contenuti.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: The Guardian, Flybrid Automotive

 

2 COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here