Enfield 8000, l’auto elettrica che avrebbe potuto cambiare la storia

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Scatto pubblicitario della Enfield 8000
Scatto pubblicitario della Enfield 8000 – photo credit: pyoorkate via photopin cc

Quando si parla di auto elettriche, molti pensano al futuro, buona parte di questi anche con scetticismo: eppure, la piccola Enfield 8000 creò dei seri mal di testa all’industria del petrolio già negli anni ’70 del Novecento.

Diventavano famosi i Beatles ed i Led Zeppelin nell’arco della parabola vitale della citycar elettrica progenitrice delle odierne Nissan Leaf, Renault Zoe e BMW i3, dimostrando già allora che un’auto a batteria poteva fare grandi cose.

La Enfield 8000 nacque a metà degli anni ’60, presentandosi come prototipo ad una competizione indetta dallo United Kingdom Electricity Council e sbaragliando la concorrenza di nomi ben più blasonati come Ford. Vide così la luce Enfield Automotive, che diede il via ad una produzione, fermatasi poi al centinaio di esemplari, sull’Isola di Wight.

Dalla famosa isola britannica partì così l’avventura di questa piccola auto elettrica, decisamente sorprendente per caratteristiche: velocità massima di 77 km/h e ben 90 km di autonomia dati da un’unica batteria da 6V al piombo acido. Un caricatore a bordo consentiva di collegarla direttamente alle prese di corrente di casa.

Il telaio era realizzato in tubolari di acciaio e la carrozzeria in più leggero alluminio: le dimensioni del veicolo erano assai contenute ma si collocava nella stessa fascia di una più conosciuta Mini e nel design fa venire in mente una versione leggermente più futuribile dell’italiana Fiat 127, specialmente per il taglio obliquo del posteriore e delle portiere.

A dimostrazione che la tecnologia dell’elettrico era tutt’altro che inaffidabile già allora (figuriamoci oggi), la Enfield 8000 disponeva di un’accelerazione notevole per gli anni ‘60 (0-50 km/h in 12.5 sec) e in quanto ad aerodinamica batteva una Porsche, almeno secondo i test del Dipartimento dei Trasporti britannico.

La vera rivoluzione dell’automobilismo sarebbe potuta partire proprio dall’Isola di Wight: la Enfield Thunderbolt elettrica andò infatti vicinissima ad insidiare gli interessi dell’auto a benzina.

Nel 1969 l’auto venne mostrata al primo Electric Vehicles Symposium (EVs, l’ultima edizione si è tenuta a Barcellona il mese scorso) della storia: in quel di Phoenix, in Arizona, fece strabuzzare gli occhi a molti ma soprattutto ad uno, che di nome faceva Ronald Reagan.

L’allora Governatore della California (ce l’hanno proprio nel DNA, eh?) si convinse che le Enfield 8000 fosse la citycar ideale per l’isola di Santa Catalina, terreno interdetto ai veicoli a benzina. Offrì così alla Enfield Automotive la possibilità di aprire uno stabilimento nello Stato americano, con tanto di agevolazioni fiscali incluse: possiamo solo immaginare cosa avrebbe voluto dire la realizzazione del progetto per l’industria dell’auto e per l’impatto sull’opinione pubblica, considerando anche il peso politico che Reagan ha poi assunto nel tempo.

Purtroppo, possiamo solo immaginarlo perché la Enfield diniegò, preferendo chiudersi sull’Isola di Wight e, nell’ultima fase della sua esistenza dal 1973 al 1976, sull’isola greca di Syros. Come mai?

Ebbene, proprietario di Enfield Automotive era un armatore greco di nome Goulandris che traeva gran parte dei suoi profitti marittimi trasportando petrolio: pare, perché naturalmente conferme non se ne hanno, che chi commerciava con lui lo mise spalle al muro con il l’aut aut “o gli affari con il petrolio o l’auto elettrica”.

Goulandris non se la sentì di mandare a bagno l’impero di famiglia e la partita si chiuse con una vittoria della benzina.

La Enfield 8000 infine smise di essere prodotta poiché vendeva poco: più che per l’autonomia o la diffidenza, per il prezzo di £2,600, il doppio di una Mini dell’epoca. Insomma, una storia che si ripete: chissà se anche le odierne auto elettriche saranno, fra quarant’anni, dei rari cimeli da collezionisti.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: BBC

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