Fisker Automotive, la spuntano i cinesi di Wanxiang

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Fisker Automotive - photo credit: Tc Morgan via photopin cc
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Fisker Automotive – photo credit: Tc Morgan via photopin cc

L’ultimo capitolo della saga Fisker Automotive troverà la parola fine in calce nella giornata di oggi, quando il giudice incaricato di seguire la bancarotta approverà definitivamente la vendita del gruppo alla cinese Wanxiang.

Con l’ultima offerta di 149.2 milioni di dollari, il più grande produttore cinese di componentistica per l’industria automobilistica mette infatti fuori gioco l’altro concorrente in gara, quella Hybrid Technology costituita a tempo di record con la partecipazione di Richard Li, figlio del potente magnate multimilionario di Hong Kong Li Ka-shing, e di ambienti vicini ai democratici statunitensi.

La storia negativa del marchio fondato da Henrik Fisker in California nel 2007 per produrre lussuose auto ibride-elettriche può così considerarsi chiusa o, per lo meno, ad una svolta dopo mesi di stallo.

Era l’Aprile scorso quando Fisker si vedeva costretta a dichiararsi in difficoltà di fronte alla restituzione rateale del prestito avuto dallo Stato americano per fare il salto di qualità: un’incredibile serie negativa di eventi, dal fallimento di A123 Systems, fornitore delle batterie per la Fisker Karma (poi rilevato proprio da Wanxiang) alla distruzione di parte dei veicoli già prodotti a causa dell’uragano Sandy, ne avevano infatti minato l’integrità finanziaria.

La pratica di liquidazione era quindi ufficialmente iniziata a Novembre, con lo stesso governo degli USA rinunciatario nel cercare di recuperare l’intero credito lasciato scoperto da Fisker: era stata la stessa compagnia automobilistica a chiedere di passare nelle mani di Hybrid Tech, unico offerente presentato come serio in quel momento.

La società si presentò con 25 milioni di dollari sul piatto, nettamente meno del valore stimato per gli asset Fisker (500 milioni di dollari) e minima in confronto al debito di oltre un miliardo di dollari contratto nel tempo antecedente il fallimento ma venne inizialmente accettata dall’US Department of Energy, finanziatore del prestito iniziale.

In un secondo momento però la validità del piano presentato da Hybrid Tech è stata messa in discussione dai creditori di Fisker, preoccupati di non vedersi adeguatamente risarciti: anche l’interesse solo superficiale per il rilancio dell’ex stabilimento General Motors di Willmington (cavallo di battaglia della politica locale) ha giocato a sfavore di HT.

La strada si è quindi spianata al gruppo cinese Wanxiang, secondo alcuni in agguato nell’ombra essendo in parte concausa del fallimento stesso del produttore della Karma.

In ogni caso adesso i giochi sarebbero fatti: i Cinesi ereditano beni, progetti e debiti, mentre Hybrid Tech Holdings LLC siederà assieme agli altri azionisti e creditori.

Wanxiang dovrà non soltanto garantire loro un risarcimento per i danni passati ma soprattutto rimettere in piedi Fisker Automotive, ossia far ripartire lo stabilimento finlandese che assembla le Karma ibride e, come da promesse, allargare la produzione anche al suolo statunitense.

Per Wanxiang, la cui azione è anche soggetta a controllo da parte dell’antitrust americano, mettere le mani sul marchio Fisker Automotive vuole dire acquistare una fetta del futuro del comparto auto: fra i beni all’asta vi sono infatti ben 18 brevetti che comprendono anche progetti per modelli puramente elettrici e altri 18 sono in attesa di registrazione, con disegni riguardanti telai in alluminio e tecnologie fotovoltaiche.

Sulle batterie i Cinesi non hanno problemi, avendo già inglobato A123: resta solo da aspettare la conferma del giudice e la rediviva Fisker potrà rientrare nell’agone dell’auto elettrica, come altri marchi rilevati a vario titolo da industrie orientali stanno facendo, da Volvo a Saab.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Automotive News

 

 

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