Gogoro Electric scooter: ecco perché non si ricarica mai

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gogoroCome rendere più comodo possibile uno scooter elettrico? Semplice, eliminandone la ricarica. Così la pensano i progettisti di Gogoro, scooter elettrico che propone al contempo di sgravare i proprietari dal peso (anche fisico) di doverne gestire le batterie e di generare un indotto attorno alla loro ricarica.

In linea teorica l’idea non è malvagia: sotto la sella di Gogoro si nascondono due slot atti ad ospitare una batteria ciascuno che, nel momento in cui è necessario fare rifornimento, vengono sostituite.

Questo crea il bisogno (indotto, chiaramente) di reperire capillarmente un network di assistenza, che Gogoro e Panasonic, sua partner nel progetto, hanno pensato sotto forma di piccoli chioschi installabili pressoché dovunque.

Così vicino all’edicola, in un parcheggio o presso il classico benzinaio lo scooterista potrebbe vedere la sua batteria (o le sue batterie) sostituita con una procedura certificata della durata di appena 6 secondi, in grado di far impallidire i 3 minuti del battery swapping presentato da Tesla Motors.

Certo, i pesi in gioco sono diversi: Gogoro, che si pone quindi come vero e proprio “scooter a pile”, da per scontato che il proprio ambiente naturale sia quello strettamente urbano ed esclude categoricamente le gite fuoriporta.

D’altro canto offre caratteristiche del tutto consone ad un agile trasporto quotidiano nel traffico: 100 km all’ora di velocità massima, accelerazione 0-50 km/h in 4.2 secondi e 100 km di autonomia. Considerando un eventuale abbonamento a forfait al servizio di sostituzione delle batterie, potrebbe anche avere i suoi lati vantaggiosi.

Gogoro è anche dotato di alcune specifiche interessanti, come il download automatico di informazioni dalla batteria installata di volta in volta al veicolo: se vengono rilevati problemi nel funzionamento, sarà lo stesso scooter a comunicarvelo.

Gogoro sembra poi facilmente inseribile in un programma di scooter sharing, tant’è vero che esiste un’app fatta apposta per riservare sia le batterie da sostituire presso i chioschi, sia lo stesso veicolo; quella del trasporto condiviso appare anche la via più semplice per pensare una rapida diffusione su di un territorio urbano del network di assistenza, un po’ come già fatto in alcune città europee (vedi Barcellona).

 

 

 

Andrea Lombardo

 

 

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