Gradimento dell’auto elettrica: quanti rifarebbero la scelta?

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photo credit: hirotomo via photopin cc
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Sulle auto elettriche se ne dicono tante, anche in virtù del fatto che al momento per tanti rimangono un oggetto misterioso: due diverse testate americane, GreenCarReports e AutoblogGreen, hanno scritto a proposito di uno studio condotto dal giornale economico McKinsey Quarterly che riguarda il gradimento delle auto elettriche tra i primi possessori giapponesi.

Da un lato, si sa, l’auto elettrica porta con sé uno stuolo di “fedelientusiasti, caratteristica comune a tante tecnologie emergenti ed a tanti segmenti della nostra società votati all’ecologismo, ma, dall’altro, vede un muro di ferrei oppositori.

In mezzo si trovano quegli scettici che però non sono necessariamente diffidenti: proprio questa parte di platea offre lo spunto di riflessione più interessante nell’analisi del McKinsley.

La domanda fondamentale posta agli elettromobilisti del Giappone, nazione che vanta l’esperienza più lunga in quanto a diffusione della mobilità elettrica, è: “ricomprereste un’auto elettrica?

Ebbene, il 66% dei proprietari di auto elettriche giapponesi risponde di sì, con più o meno riserve. Ma il 34% propende per il no o assolutamente non lo rifarebbe.

Più della metà è quindi soddisfatto, però esiste un terzo del’utenza che non rifarebbe la scelta di un’auto elettrica: perché?

Le ragioni stanno essenzialmente in due punti: la difficoltà a trovare una stazione di ricarica (ed il Giappone ne ha parecchie rispetto alle altre realtà nazionali) e la bolletta elettrica, variabile che per essere compresa richiederebbe di conoscere i contratti giapponesi e quindi difficilmente considerabile al di fuori di quel mercato.

In parole povere, non sono la tecnologia e la sua resa a determinare un terzo di feedback negativi, bensì i costi: in questo ha però giocato un ruolo importante anche la disinformazione.

Infatti, la percentuale di scontenti in esame corrisponde a quella fetta di scettici che si sono avvicinati alla mobilità elettrica attirati dai bassi costi rispetto ai carburanti tradizionali e che si sono convinti grazie alle buone impressioni di guida: non si trattava però di persone particolarmente informate sul mondo delle auto elettriche e che quindi ne hanno percepito le novità ed i disagi relativi alle infrastrutture più negativamente del dovuto.

Non sono stati informati appieno su che cosa volesse dire avere un’auto elettrica, questo il rimprovero tra le righe.

Inoltre, i produttori automobilistici dovrebbero fare la loro parte per evitare inconvenienti di questo tipo ed il relativo influsso negativo che possono avere sul mercato: i potenziali utenti della mobilità elettrica vanno istruiti e sensibilizzati prima degli acquisti ed assistiti adeguatamente dopo.

Infine, emerge sempre il medesimo punto di cui si parla da mesi, vale a dire il prezzo delle auto elettriche: dovrebbe scendere, invogliando così la crescita del mercato di questi veicoli e attirando gli investimenti necessari per il completamento delle infrastrutture di ricarica.

Non si parla dell’impatto che il disastro di Fukushima ha avuto sull’opinione pubblica giapponese e sulle sue idee in merito all’energia elettrica: non va dimenticato che lo studio riguarda una realtà specifica e che evidenzia una percentuale molto alta di guidatori elettrici soddisfatti, in definitiva.

Restano però delle indicazioni valide per tutto il mondo della mobilità elettrica, a qualsiasi latitudine: come dice la ricerca stessa, è il caso di “imparare dai pionieri giapponesi dell’auto elettrica”.

 

Andrea Lombardo

 

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