La triade asiatica dell’automobile costituita da Hyundai, Toyota ed Honda, si sa, è la più entusiasta della tecnologia a celle a combustibile (fuel cells), ossia dell’auto a idrogeno. Eppure, nei piani più immediati pare che le tre Case stiano rivalutando seriamente le proprie politiche sui powertrain ibridi plug-in.

L’idrogeno, di questo Giapponesi e Coreani ne sono convinti fermamente, è il “vero futuro” dei trasporti puliti ma la distanza tra stato dell’arte tecnologico e realtà quotidiana è ancora grande.

A fronte, soprattutto, di una crescita della mobilità elettrica difficile da ignorare per chi vuole competere da primatista mondiale delle 4 ruote.

Riguardo all’idrogeno, di cui si vedono nelle gamme di pochissimi Marchi i primi modelli di serie (Toyota Mirai, Honda Tucson e Clarity e Hyundai ix35 FCEV), molti sono ancora i gap da colmare in termini di costi di produzione e sviluppo, di affidabilità e diffusione delle infrastrutture di rifornimento e, non da ultimo, di interesse da parte del pubblico.

L’auto elettrica inizia invece a rappresentare un mercato sempre più tangibile, specie se proiettato nei prossimi anni: la variante ibrida plug-in, in particolare, è la deputata a fare testa di ponte tra le vecchie abitudini a carburante ed il feeling di guida elettrico.

Per Honda, Toyota e Hyundai vi sono poi alcuni fattori non trascurabili, come la crescita dei veicoli PHEV sul mercato statunitense del ben 40% nel primo quarto del 2016, il primato di vendite europeo nel segmento elettrificato raggiunto proprio da un modello ibrido plug-in nel 2015 e l’aggressività in termini di sviluppo dimostrata dai Gruppi automobilistici tedeschi, fra i principali concorrenti degli asiatici.

Combinate il tutto con la disponibilità di questi modelli plug-in ancora “a macchia di leopardo” sul mercato globale ed è facile intuire perché tirarsi fuori dalla competizione sui Plug-in Hybrid non sia una mossa accettabile per una grande Casa automobilistica, per di più se con alle spalle una tradizione di innovazione tecnologica spiccata come quella dei tre Marchi in questione.

Per quel che riguarda almeno gli USA, l’intento delle tre sorelle appare chiaro già dalle dichiarazioni circolate sui media d’oltreoceano: il CEO di Hyundai Motor America, Dave Zuchowski ha sottolineato molto pragmaticamente come “gli ibridi plug-in possono non soltanto aiutare i produttori di veicoli a rispettare gli obblighi normativi sulle emissioni ma anche risultare più convenienti da comprare degli ibridi normali, una volta applicati gli incentivi statali di cui possono godere”.

Il parigrado in Toyota North America, Jim Lentz, ha a sua volta dichiarato che “i veicoli ibridi plug-in saranno i primi a ricevere dei benefici in termini di autonomia e consumi perché, semplicemente, possono raccogliere i frutti della ricerca e sviluppo condotta sia sulle batterie che sui tradizionali motori a combustione. Per questo motivo implementare un PHEV costa meno ed è più facile che sia la prossima rivelazione in termini di volumi di produzione”.

Honda, con il suo vice presidente per l’America John Mendel, fa invece sapere di essere “globalmente impegnata ad offrire un’alternativa ibrida plug-in per tutti i principali modelli in futuro”.

Attualmente Hyundai ha in gamma alternative 100% elettriche, ibride e ibride plug-in per la Ioniq, accanto alla Sonata, disponibile anche PHEV: nei prossimi anni la Casa sudcoreana vorrebbe avere una motorizzazione di questo tipo disponibile per ogni modello già prodotto in versione ibrida tradizionale.

Toyota, che ha riversato sui mercati internazionali una marea di ibridi, vanta di essere la prima ad aver introdotto un’auto ibrida plug-in nella sua gamma, la Prius PHEV: recentemnete ne ha presentato una nuova versione, con l’ambizione di affermarla a livello mondiale.

In quanto a trasferibilità della tecnologia PHEV su altri modelli, è difficile pensare che rappresenti un problema vista la modularità degli ibridi già presenti in gamma.

Honda, infine, ha promesso di “elettrificare” due terzi della sua produzione entro il 2030: ora come ora l’unico modello disponibile in versione PHEV è la Clarity ma la Casa progetta un’antagonista della Mirai già da un paio d’anni e parla di portare l’opzione ibrida plug-in su tutti i modelli di punta.

Questo, almeno, per quanto riguarda gli Stati Uniti: anche in Europa, in quei mercati adeguatamente sostenuti da incentivi e campagne di sensibilizzazione, questa tipologia di vetture a bassissime emissioni sta prendendo piede.

A quando un’offerta competitiva e completa che veda tutti i grandi Marchi (BMW, Audi, Volkswagen, Mercedes hanno già modelli pronti da esportare in tutto il continente) sfidarsi sul campo delle Ultra Low Emissions?

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