Sarà perché a presentarla non è stata una delle grandi sorelle europee dell’automobile, sarà perché tra i Marchi orientali i Giapponesi sono quelli che la fanno da padrone: eppure la Hyundai Ioniq vista al Salone di Ginevra 2016 rappresenta uno spartiacque fra il presente ed il futuro prossimo delle quattro ruote.

L’idea l’avevano già avuta in General Motors negli anni Novanta: una macchina, una triade di motorizzazioni, tutte a diverso livello elettrificate. A portarla in commercio, con il lancio della Ioniq, è però adesso la coreana Hyundai, che mette così a segno un punto a suo vantaggio nell’immediato futuro della corsa al ribasso delle emissioni.

Hyundai Ioniq è la prima berlina di serie che arriverà worldwide con motore ibrido, ibrido plug-in e 100% elettrico: la scelta sta dunque al cliente ma sempre di elettricità si parla.

Il debutto della vettura, sui mercati a partire dal 2017, avrebbe probabilmente attirato maggiormente l’attenzione se fosse avvenuto a Los Angeles o in Cina: eppure la mossa dei Coreani non è da sottovalutare nemmeno alle nostre latitudini.

Fuori dai dieselgate vari per via dello storico disinteresse per lo sviluppo della trazione a gasolio da parte dei Marchi della Sud Corea (Hyundai come Kia), entrambe le Case hanno fatto una netta scelta di campo verso l’elettrico, passando attraverso le ibridazioni con o senza ricarica.

Una tattica che potrà senz’altro pagare nell’ottica del rispetto di quei limiti emissivi, tanto discussi, che USA, UE e Cina stanno man mano irrigidendo: ecco allora che la Ioniq può rappresentare una mossa azzeccata a 360 gradi in prospettiva presente e futura soprattutto.

Più piccola di una Toyota Prius, che ricorda per l’impostazione delle forme, la Ioniq è, a detta di chi ne ha visto gli interni, ergonomiamente ben studiata e spaziosa.

La versione 100% elettrica di distingue per piccoli dettagli esteriori, compresa una griglia anteriore che potrebbe trarre in inganno sulla sua natura elettrica: si tratta in realtà di una presa d’aria dietro la quale si cela il sistema 12 V del pacco batterie.

Su un aspetto Hyundai investe molto: la maneggevolezza unita al divertimento alla guida. Proprio per distinguersi dalle cugine nipponiche, le ibride ed elettriche coreane vorrebbero porsi come auto facilmente sceglibili anche da chi cerca vetture contenute nelle proporzioni, senza rinunciare ad un certo sprint.

Punto fondamentale si rivelerà l’attestazione dei consumi che le agenzie statunitense ed europea attribuiranno all Ionq nelle sue diverse versioni: negli USA la motorizzazione ibrida plug-in è accreditata per guadagnarsi un’autonomia in sola trazione elettrica di circa 160 km (la batteria conta 28 kWh) ed una capacità di percorrere 20 km con un litro. In Corea ed in Europa, l’autonomia potrebbe salire sino a 200 km, sulla carta, per via dei diversi cicli di omologazione.

Dati effettivamente competitivi se confermati, ancora da vedere anche per la versione 100% elettrica, che restituiscono però il polso di una situazione che vede Hyundai protagonista di una silenziosa aggressività in merito ai veicoli “Green”, intesi come ibridi ed elettrici, oltre che ad idrogeno.

Hyundai (assieme alla conterranea Kia), ambisce ad imporsi come seconda produttrice mondiale nei segmenti delle bassissime e zero emissioni entro il 2020: non è dunque un caso che si stia attrezzando da anni per fare una corsa che vede Nissan, Toyota e GM come principali avversari.

Che la Ioniq sia la prima pedina di questo nuovo scacchiere?

 

 

 

 

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