Il marchio Fisker Automotive verso la bancarotta: si fanno avanti i cinesi e la VL Automotive di Bob Lutz

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photo credit: saebaryo via photopin cc
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La Fisker Automotive pare ormai essere precipitata in una crisi senza via d’uscita: l’insolvenza nei confronti del Dipartimento dell’Energia americano l’ha di fatto condannata alla lotteria delle speculazioni sul suo assorbimento da parte di altre cordate industriali. Interessi forti arrivano dalla Cina ma l’ultima sorpresa potrebbe essere rappresentata da una start up connazionale di Fisker Automotive.

Dopo un anno di traversie culminate nel blocco della produzione della sua splendida Fisker Karma, l’azienda cofondata da Henrik Fisker (figura rappresentativa in quanto CEO fino al suo contrariato abbandono in marzo) sembra essere ormai arrivata al capolinea: il 22 aprile scorso la compagnia non è riuscita a reperire i fondi necessari per ripagare i debiti accumulati nei confronti dell’U.S. Department Of Energy (DOE) – 192 milioni di dollari in tutto, frutto dei prestiti concessi dal DOE – ipotecando così la propria stessa sopravvivenza come marchio autonomo.

Fisker Automotive è stata una delle prime firme della mobilità elettrica moderna a far sognare gli appassionati di belle auto di tutto il mondo: la Fisker Karma è indubbiamente una supercar in grado di conquistare anche chi non è mosso da animo ambientalista.

Ed in un certo senso il concetto era stato esplicitato bene proprio da quel nome semisconosciuto che potrebbe rappresentare l’ancora di salvezza per il marchio Fisker: VL Automotive era infatti spuntata come un fungo all’ultimo Detroit Auto Show facendosi bella con la luxury sedan Destino, praticamente una Fisker Karma con motore V8.

Come a dire: la Karma plug-in è proprio bella ma, se non ve la sentite di investire tanti soldi in un’auto elettrica, ecco la versione “tradizionale”.

Bene, adesso Reuters e di rimbalzo GreenCarReports riportano che proprio la neonata VL Automotive si farebbe avanti per acquisire l’agonizzante Fisker Automotive; in realtà non da sola: il piano di conquista, se così lo si può chiamare, coinvolgerebbe anche un altro nome, dalle spalle ben più larghe. Si tratterebbe del Wanxiang Group che, per inciso, ha già approfittato della bancarotta di A123 Systems (il produttore specializzato di batterie che riforniva proprio Fisker e la cui crisi ha dato il via allo stallo dell’azienda) nel 2012.

Il Wanxiang Group si era già palesato con un’offerta da 20 milioni di dollari (una valutazione “deludente”per gli Americani) lasciata cadere: adesso, assieme a VL Automotive, punterebbe ad un’acquisizione dolce attraverso un fallimento guidato di Fisker.

Si era vociferato anche di un altro interessamento dalla Cina, da parte dell’industria automobilistica Geely, già attiva sul versante delle auto elettriche, cui però non è stato dato seguito, forse per una valutazione di rischio eccessiva da parte del gruppo orientale (del debito contratto con il DOE, Fisker deve ancora rispondere per circa 170 milioni di dollari).

Ora, si sa, le voci si inseguiranno e probabilmente si smentiranno a vicenda senza soluzione di continuità: un dato che può far riflettere a proposito di VL Automotive è sapere che dietro ad essa c’è l’onnipresente Bob Lutz, padre della Volt extended range di Chevrolet nonché ex manager di punta di General Motors spesso protagonista di tirate pro auto elettrica.

In definitiva, sarebbe più ragionevole pensare l’operazione di assorbimento di Fisker Automotive fattibile da parte di un grande marchio automobilistico: la realtà è che il futuro di Fisker è quanto mai a rischio e le circa 2.000 Fisker Karma prodotte potrebbe entrare prematuramente a far parte del collezionismo a zero emissioni.

 

Andrea Lombardo

Fonte: GreenCarReports, Reuters

 

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