Incendi Tesla S: ecco perché dimostrano che l’auto elettrica è sicura

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Incidente Tesla Messico

Incidente Tesla MessicoDopo che gli incidenti di due Model S elettriche, modelli di punta dell’emergente e rampante Tesla Motors, hanno fatto il giro del mondo grazie al contagio virale delle loro immagini, ad essersi re-infiammate sono anche le speculazioni a proposito dell’auto elettrica.

Le due berline bruciate, subito additate come riprova dell’insicurezza delle batterie al litio, dimostrano a mio parere l’esatto contrario. In entrambi i casi, le collisioni sono avvenute ad alta velocità, nell’episodio messicano addirittura contro più superfici (un dosso, un muro di cemento, un cordolo spartitraffico ed un albero) e che le auto abbiano preso fuoco non mi stupisce: qualsiasi auto tradizionale, utilitaria o di lusso, se lanciata in un simile armageddon ad alta velocità corre lo stesso rischio.

Anzi, come dimostrato da un altro rovinoso testacoda con scontro, questa volta fra una Model S ed un’altra auto, non è detto che ciò accada sempre con la berlina elettrica. Il comportamento della vettura si potrebbe addirittura definire ottimo: in tre incidenti documentati e potenzialmente mortali gli occupanti dell’auto sono tornati a casa con le proprie gambe e senza ossa rotte.

Per di più la Model S ha fatto esattamente quanto previsto: nel primo incidente, quando l’auto ha investito il corpo metallico che ne ha danneggiato un modulo della batteria, il sistema di bordo ha ordinato al conducente di parcheggiare e scendere, come confermato dalla testimonianza diretta dei soccorritori. Questo ha sicuramente evitato conseguenze peggiori, eppure sembra interessare di più che il muso dell’auto sia bruciato, quasi fosse una scoperta che lasciando sviluppare delle fiamme, queste, pian piano divorino tutto (pneumatici, etc.).

Sempre in quel primo caso, poi, sappiamo che fu lo stesso intervento dei vigili del fuoco a provocare l’estendersi delle fiamme.

Nel secondo caso, quello di Merida, l’impatto è avvenuto a velocità molto alta: sembra quindi abbastanza nella norma che si sia sviluppato un incendio, accade centinaia di migliaia di volte all’anno in queste circostanze. Solo che alla benzina, infiammabilissima, siamo ormai abituati, agli ioni di litio no. Per questo fanno notizia.

C’è poi da rilevare un’altra circostanza non comune: la velocità. La Tesla S è un’auto sportiva, con accelerazione bruciante e oltre 200 km/h di punta massima: invoglia a correre e, troppo spesso, le persone dimenticano di non essere Vettel o Alonso. Il fatto che questa berlina sia rimasta più volte coinvolta in gravi incidenti non è diverso da ciò che accade ad altre supercar, con la sola differenza che normalmente non viene riportato.

In questi casi ho poi l’impressione che di colpo si venga presi da un’amnesia collettiva: la Tesla S, come tutte le altre elettriche, non è di fabbricazione ignota e venduta ai margini della legalità. È un veicolo che ha superato gli stessi crash test cui sono sottoposte le altre vetture e che lo ha fatto con il massimo dei voti: quindi, che sia sicura, non è esclusivamente un’opinione.

A questo punto è fin troppo semplice speculare sugli interessi che ci possono essere dietro a questo tipo di “notizie”: se ogni volta che un modello di auto brucia o è coinvolto in incidenti mortali i costruttori finissero sotto la lente del sospetto, le loro azioni in Borsa sarebbero costantemente sull’altalena. È facile intuire che Tesla, con la crescita non solo sul mercato fisico ma soprattutto su quello finanziario che ha registrato, sia un obiettivo sensibile.

Non tutta la stampa è negativa, però: Bloomberg e Business2Community mettono per esempio in luce il buon esempio dato da Tesla Motors nella gestione di questi incidenti trasformati in eventi mediatici.

In tutti i casi, rilevando l’avaria del veicolo, Tesla ha contattato nell’arco di poche i proprietari per sincerarsi delle loro condizioni di salute e per offrire assistenza (ritiro del mezzo e auto sostitutiva). L’azienda si è poi dimostrata trasparente, condividendo on line le informazioni sugli incidenti e non tirandosi indietro davanti alla stampa, anzi.

Il CEO Elon Musk, fino ad adesso, ci ha sempre messo la faccia, come si suol dire, e con i modi ed i tempi giusti. Anche questo non è da tutti.

 

 

Andrea Lombardo

 

 

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