La Francia pensa all’idrogeno per lanciare la mobilità elettrica e diminuire il nucleare

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H2
photo credit: svacher via photopin cc
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Le Fuel Cells potrebbero far fare il salto di qualità alle auto elettriche e l’idrogeno aiutare la Francia a liberarsi almeno in parte del nucleare. Questi sono i due punti salienti alla base di uno studio di fattibilità per un’infrastruttura nazionale di rifornimento dell’idrogeno commissionata da Mobility Hydrogen France, numeroso consorzio di esperti ed aziende del settore.

Lo studio, i cui risultati arriveranno a fine 2013, vuole analizzare l’effettiva realizzabilità tecnica e la convenienza economica di un network di distribuzione sia pubblico che privato dell’idrogeno sul territorio francese tra il 2015 ed il 2030.

Quella della mobilità elettrica rappresenta una prospettiva di sviluppo notevole e di miglioramento delle condizioni generali di vita da non sottovalutare, specialmente se considerata nel quadro di una crescente urbanizzazione: pertanto sia i veicoli elettrici a batteria (BEV) che quelli a fuel cells (FCEV) sono ritenuti una soluzione valida e duratura per ogni forma di mobilità, da quella pubblica a quella personale.

Per fare gradualmente sfondare la mobilità a zero emissioni occorre vincere l’ostacolo dell’autonomia: ecco perché la Francia, con la sua Association Française pour l’Hydrogène et les Piles à Combustible (AFHyPaC) ed il Ministero per l’Ecologia, lo Sviluppo Sostenibile e l’Energia si sono accodati alle iniziative simili già intraprese sotto il cappello H2 Mobility in Germania e Gran Bretagna con la partecipazione anche dell’Unione Europea e del suo progetto HIT, l’Hydrogen for Transport Infrastructure.

Il consorzio Mobility Hydrogen France è nato proprio parallelamente ad una Direttiva Europea che promuove lo sviluppo di carburanti alternativi come l’elettricità e l’idrogeno, strade prese in considerazione proprio dall’Unione Europea stessa: per la Francia c’è in gioco anche qualcosa di più che non la sola transizione verso una mobilità più pulita.

Infatti studiare un approccio organizzato allo sviluppo sul territorio di una rete di trasporto e distribuzione dell’idrogeno ha in prima battuta l’utilità di accelerare la ricerca nel settore e di fornire strumenti utili a non sprecare tempo e denaro al governo di Parigi ma ha anche un secondo fine rilevante per il futuro energetico del Paese.

L’idrogeno può essere utilizzato per alimentare qualsiasi dispositivo che usi la corrente elettrica e può esso stesso essere prodotto e trasportato in svariati modi: scegliendo i più puliti, la Francia potrebbe progressivamente soppiantare il nucleare.

Parte dello studio vuole dimostrare che producendo idrogeno a partire da gas naturali e seguendo un modello di produzione frammentato regionalmente, si potrebbe costruire una rete flessibile in grado di soddisfare le richieste dell’intera nazione.

In Francia esistono diversi progetti che vanno in questa direzione sviluppati da varie aziende private con supporto pubblico e numerosi prodotti sperimentali sono già in fase di test nella realtà: l’obiettivo del consorzio è di spronare l’accessibilità a questi progetti e spingerli verso la realizzazione industriale.

L’idrogeno appare sempre come una sorta di stargate maledetto: attira perché può, dall’oggi al domani, decuplicare le capacità dei veicoli elettrici e fornire energia dicendo addio alle emissioni nocive ma spaventa e genera diffidenza per via della sua pericolosità in fase di stoccaggio e trasporto. Inoltre pone seri dubbi sulla coerenza ecologica di alcuni dei suoi processi di produzione; tuttavia è forse la strada più percorribile per abbandonare il petrolio e, se la storia insegna qualcosa, è probabile aspettarsi dai Francesi una certa intraprendenza per questo tipo di innovazione.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: ITM Power, AFHyPaC 

 

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