La guerra dei bus elettrici: Proterra vs BYD per la flotta di Long Island

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Ok, ok, tutto il mondo è paese, non è una novità. E non lo è nemmeno che gli Americani tendano a proteggere molto ciò che proviene dalla loro nazione.

E allora ecco che, come la fusione Fiat-Chrysler ha disturbato non pochi conservatori a stelle e strisce, anche lo sbarco di flotte di autobus elettrici made in China sul suolo patrio da adito a controversie.

Long Beach, in California, è una delle ormai numerose città che hanno deciso di adottare autobus elettrici per il trasporto pubblico e, come usuale, ha indetto una gara d’appalto che pareva aver infine scelto l’offerta della compagnia cinese BYD.

BYD, acronimo dietro al quale si cela la sigla Build Your Dreams (“costruisci i tuoi sogni”), è uno dei produttori automobilistici più grandi del paese asiatico ed è particolarmente specializzato nel settore della mobilità elettrica: in Cina i suoi autobus e le sue auto elettrici sono largamente usati e negli ultimi due anni l’azienda ha fornito flotte di mezzi a metropoli di tutto il mondo, dall’Inghilterra al Canada alla Colombia, dove ha vinto un contest sui consumi indetto dalla Clinton Climate Initiative assieme alla InterAmerican Development Bank che le ha aperto le porte ai test su strada a Bogotà.

Ha anche aperto una sede proprio negli States promettendo di produrre anche sul suolo americano e, quindi, di generare nuovi posti di lavoro, operazione che però si è molto rallentata se non proprio arenata, lasciando una parte degli USA diffidenti nei confronti della dirigenza cinese.

Adesso è un’altra azienda americana ad alimentare la disputa che riguarda l’assegnazione del contratto da 12,1 milioni di dollari per la fornitura di 10 bus elettrici alla città di Long Island: Proterra Inc., a sua volta in corsa per la produzione di mezzi pesanti elettrici per il trasporto passeggeri, attacca BYD sostenendo che non dia margini di affidabilità sufficienti per i propri autoveicoli e che non alimenti l’economia nazionale producendoli in Cina.

Le accuse della società del South Carolina vengono ovviamente respinte al mittente dalla dirigenza americana di BYD, etichettandole come “mero tatticismo” e vantando, anzi, una supremazia schiacciante in quanto ad esperienza nel settore dei veicoli elettrici rispetto a Proterra.

Per altro, i Cinesi si fanno forti del nome di uno dei loro principali azionisti, ossia Warren Buffet, a guisa di garanzia della prospettiva che la produzione degli autobus elettrici possa anche essere delocalizzata “al contrario”, vale a dire dalla Cina agli USA.

Insomma, la mobilità elettrica inizia a non essere più solo un’insieme di operazioni di facciata e gli investimenti che le orbitano intorno fanno gola: una prova è data proprio dal nascere di queste dispute per le quali, se si stesse parlando delle “macchinine” elettriche cui la maggior parte degli italiani pensano quando si nomina le auto elettriche, evidentemente non si scomoderebbe nessuno.

 

Andrea Lombardo

Fonti: PressTelegram via AutoblogGreen

 

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