La nuova Cadillac ELR Plug-in divide i concessionari: la metà non la vuole

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2014 Cadillac ELR © General Motors
2014 Cadillac ELR © General Motors
2014 Cadillac ELR © General Motors

General Motors ha puntato molto sullo sviluppo della Cadillac ELR Plug-in, prima elettrica (in forma range extended) del marchio di lusso statunitense e stretta parente della Chevrolet Volt per via dell’identico powertrain.

Se però queste somiglianze di base con la più economica Chevrolet avevano già fatto storcere il naso agli analisti di mercato (trascurando le dotazioni e le finiture è facile chiedersi perché pagare quasi 76,000 dollari un’auto che ha lo stesso motore di una che ne costa meno della metà) adesso GM ha a che fare con altra questione tutta interna.

Per la prima volta ha infatti reso noti i numeri di quanti suoi concessionari hanno accettato di ospitare la ELR Coupé elettrica nel proprio autosalone: 410 su 940.

Il punto di fondo è molto semplice: tutti quei rivenditori che sospettano di non avere intorno a sé una clientela propensa all’elettrico si sono ben guardati dall’ordinarne degli esemplari.

Vendere infatti uno o due modelli di ELR in tutto l’anno vorrebbe infatti dire doversi comunque dotare di una colonnina di ricarica e di un centro di assistenza dedicato per supportare il cliente, investendo circa 15,000 dollari (secondo GM) senza in realtà ricavarne un gran ritorno.

Ora, questo prospetta uno scenario che potrebbe facilmente ripetersi anche in Europa e soprattutto in Italia: anche nel momento in cui ogni Casa automobilistica dovesse avere in gamma almeno un modello di auto a zero emissioni (fatto che sta accadendo), comunque queste potrebbero rimanere mosche bianche nel panorama della scelta effettivamente disponibile ai clienti.

La stessa rete di vendita potrebbe, minata alla base dalla scarsa certezza di un ritorno immediato, procrastinate il più possibile l’arrivo degli EV nei saloni, in attesa che “qualcun altro” apra la strada.

È un problema cui BMW, ad esempio, ovvia scegliendo in partenza un numero ridotto di store da dedicare all’elettrico, cercando di costruire prima una nicchia di pubblico puntando sul fascino trendy del marchio BMW i.

Per una distribuzione su scala nazionale la questione si presenterà quasi certamente e la prima soluzione che viene in mente è che siano le stesse Case a doversi impegnare con campagne pubblicitarie e di “rieducazione” del cliente in modo da dare al concessionario l’impressione di non essere lasciato solo a combattere una lotta contro i mulini a vento.

Anche perché il ragionamento “meglio un uovo oggi che una gallina domani” la fa da padrone.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Edmunds

 

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