La RAC Foundation prevede un boom di auto ibride in Inghilterra

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2012_Toyota_Prius_004

2012_Toyota_Prius_004Uno studio inglese condotto dalla Royal Automobile Club Foundation e riportato dalla testata britannica Motortrades Insight stima che la tecnologia ibrida sarà la vera sorpresa dei prossimi quindici anni.

Addirittura, i numeri del mercato vedrebbero, secondo questa previsione, le auto ibride toccare una percentuale compresa tra il 20 ed il 50 % del totale delle vendite nel 2030 sotto i colori dell’Union Jack.

Un mix di convenienza nell’acquisto di questo tipo di auto e di normative che imporranno alle vetture di inquinare sempre meno spingerebbero pertanto l’ibrido a discapito dei veicoli ibridi plug-in ed elettrici a batteria.

La valutazione si basa in parte sui numeri non travolgenti delle vendite di auto elettriche da quando sono iniziati i contributi statali in Regno Unito, malgrado il Climate Change Committee auspichi che i veicoli elettrici e plug-in hybrid sulle strade inglesi nel 2020 possano essere almeno 1,7 milioni.

È poi da considerarsi che il livello di emissioni di CO2 tollerabile in Europa nel 2020 è stato fissato a 95 g/km e che l’affinamento di tecnologie come quella ibrida può fornire una soluzione entro quella scadenza.

Il direttore della RAC Foundation afferma che, plausibilmente, le vendite di auto elettriche non cresceranno quanto i politici inglesi vorrebbero (secondo una stima pessimistica le auto elettriche saranno 200.000 entro il 2020 in UK) anche se una previsione sul futuro di queste nuove tecnologie è molto difficile da scrivere, specialmente sul lungo termine.

Questo è proprio il parere che traspare dalla ricerca commissionata congiuntamente dal RAC e dalla UK Petroleum Industry Association (non un’organizzazione qualsiasi) alla Ricardo-AEA e pubblicata con il nome Powering Ahead con lo scopo di analizzare i 14 principali studi sulle auto a basso impatto ambientale.

Il verdetto non è poi una grande novità: la diffusione dei veicoli a propulsione elettrica ed ibrida plug-in è legata a doppio filo al costo complessivo del loro possesso (acquisto+mantenimento nel tempo) in rapporto a quello delle auto tradizionali.

Il che significa un calderone di miglioramenti tecnologici influenti sulle prestazioni delle batterie, di prezzo al pubblico di queste innovazioni, di politiche ambientali ed economiche troppo difficile da controllare.

In particolare, e qui generalmente si è tutti d’accordo, il vero passo avanti per la mobilità elettrica sarebbe costituito dall’adozione di nuove batterie più capaci delle attuali: fino quel momento gli stessi bassi numeri del mercato saranno in parte la causa della mancanza di una vera economia di scala che ne permetta l’abbattimento dei costi.

Ricapitolando, lo studio voluto dall’UKPIA, sostiene che la maggior parte del mercato sarà ancora dominato dai motori endotermici, suggerendo l’ipotesi che il miglioramento delle tecnologie diesel e benzina possa abbassare le emissioni di CO2 quanto richiesto dalle normative: in questo quadro, le auto ibride elettriche (senza ricarica esterna) crescerebbero fino a costituire metà del totale parco auto inglese.

Sul futuro dell’elettrico sino al 2020-30 può lasciare diffidenti il fatto di ascoltare la campana dell’industria petrolifera, sicuramente poco interessata a veder scomparire i motori a scoppio, ma ci sono dei fatti, quali la necessità di migliorare la competitività delle auto elettriche rispetto alle tradizionali, che sono sotto gli occhi di tutti.

E per quanto riguarda l’ibrido, anticamera comunque delle zero emissioni anche secondo il padre della Chevrolet Volt Bob Lutz, le vendite della Toyota Prius, vettura ibrida per eccellenza, in Inghilterra sono un emblema: nel 2012 sono state 13.000 le Prius vendute, contro le 147 unità della versione Plug-in.

 

Andrea Lombardo

Fonti: AutoblogGreen, Motortrades Insight

 

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