Le auto elettriche come leva politica: l’eterno cane che si mangia la coda

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il punto di vista

Non è ancora il caso del nostro paese ma in diverse nazioni in giro per il mondo la questione della riduzione dell’inquinamento ambientale si sta rivelando un forte cavallo di battaglia.

Capire che i combustibili di origine fossile non saranno in grado di supportarci per sempre e che, anzi, quel concetto temporale – “per sempre” – tende ad una misura finita e prossima molto più di quanto non si pensi, è importantissimo.

E perciò è giudicabile cosa buona che gli organi della politica internazionale e locale si muovano per varare tutti quei progetti necessari a preparare il campo per delle alternative: lo stanno facendo molti Stati, dall’avanguardista California, che calza il suo “pollice verde” in un guanto di ferro legislativo, all’Unione Europea, che vaglia piani per diffondere infrastrutture elettriche e ad idrogeno nella Comunità per ridurre le emissioni di CO2.

Le auto elettriche giocano in questo scenario un ruolo da protagoniste, se non da ago della bilancia. Non si può infatti non analizzare la situazione da un duplice punto di vista: quello dei veicoli elettrici, che, per la maturità raggiunta dalla tecnologia, sono una delle strade più percorribili per intervenire sull’impatto ambientale dei trasporti, e quello della politica, bisognosa di consensi che può guadagnare proprio dimostrando una maggiore sensibilità ecologista.

In questa prospettiva auto elettriche e politica sono legate a vicenda da un doppio filo: le prime hanno bisogno dell’appoggio dell’altra per sfondare realmente e la seconda può servirsi delle prime per rifarsi un look ambientalista.

Sia chiaro, sul bisogno di cambiare regime e di aprire a tecnologie differenti da quelle inquinanti fin’ora usate, non ci piove ed è altrettanto chiaro che, come tutte le innovazioni, la loro adozione è osteggiabile o sdoganabile soprattutto per mezzo della volontà politica.

All’estero questi processi sono ben più attivi e leggendo, ad esempio, un articolo abbastanza critico pubblicato sul “The Globe And Mail” canadese apprendo che molti si stanno chiedendo quanto la spinta verso l’elettrico vada di pari passo con gli interessi dei produttori nei relativi paesi: certamente è un’osservazione comprensibile, anche se non vedo come si potrebbe prescindere dai giochi corporativistici che sempre sono esistiti in questi campi (come se la Francia non avesse un discreto interesse ad aiutare le industrie automobilistiche francesi o l’Italia la Fiat).

È vero che in molte realtà straniere l’elettrico sta ricevendo degli imprimatur dall’alto non indifferenti: negli USA, la politica di Obama sull’energia e l’ambiente punta dritta nella direzione delle energie rinnovabili e a livello locale, vedi New York, personalità importanti come Bloomberg promettono di rendere l’auto elettrica comoda da usare come le attuali nel giro di pochi anni.

Ma, più vicino a noi, è l’Inghilterra a contenere due case history interessanti: da un lato la capitale Londra, che con il suo sindaco Boris Johnson annuncia di voler rendere il centro cittadino accessibile esclusivamente ai veicoli elettrici (pensate se Pisapia lo dicesse a Milano) entro il 2020 e dall’altro la Scozia.

La Scozia ha un governo autonomo e, come ogni regione-nazione con mire autonomiste, la maggioranza nel parlamento scozzese è detenuta dallo Scottish National Party, frequentemente intento a promuovere l’indipendenza dalla Gran Bretagna.

Ebbene, il caso divertente è che negli ultimi anni sembra che l’ecologia e la mobilità elettrica “tirino” più dell’autonomismo nazionale: Friends of the Earth Scotland, in un suo sondaggio, ha rivelato che l’88% degli Scozzesi è favorevole alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili ed alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

E così, la verde Scozia, che effettivamente dispone di ampi spazi adatti agli impianti eolici ed allo sfruttamento di biomasse e maree, preme l’acceleratore sulla mobilità alternativa, con l’SNP promotore dell’auto elettrica e pronto a votare per l’installazione di un punto di ricarica pubblico ogni 80 km su tutte le strade principali del Paese, nei parcheggi, nei centri commerciali e sui posti di lavoro.

Probabilmente non è casuale che sia in programma prossimamente un referendum che chiederà agli aventi diritto cosa ne pensino di una Scozia indipendente.

L’auto elettrica e la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sul territorio costituirebbero già una prima forma di autonomia, quella dall’approvvigionamento energetico dall’Inghilterra: il seguito sperato dagli indipendentisti scozzesi è facile da intuire.

Ora, quest’esempio potrebbe essere negativo se ci si sofferma sul fine, se vogliamo un po’ pretestuoso, per il quale è perseguito, ma mette allo scoperto un punto fondamentale: quando si sente dire che le auto elettriche non sono ancora una valida alternativa, la verità è che a non essere pronte forse sono le volontà politiche ed industriali.

Ma quando gli interessi si coaguleranno attorni agli attori giusti, vedrete che dal giorno alla notte le auto elettriche saranno improvvisamente la miglior scelta per l’ambiente che si possa adottare.

 

Andrea Lombardo

 

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