Nasce la prima rete italiana di soccorso stradale per auto ibride ed elettriche

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Ima ItaliaCosa succede se la vostra auto elettrica si ferma? L’istinto direbbe di scendere, aprire il cofano e…qui interviene la ragione: stare fermi è la miglior cosa fattibile. Motore e dispositivi elettronici di un’auto elettrica od ibrida hanno molto poco a che vedere con quelli che siamo abituati a trovare nelle auto endotermiche.

Il primo problema di cui tenere conto è l’alta tensione: bisogna sapere cosa fare e come farlo.

IMA Italia Assistance, società del Gruppo Inter Mutuelles Assistance nata in Francia ed attiva in Italia dal 1990, ha dato vita al primo network certificato per il soccorso dei veicoli elettrici ed ibridi: si tratta di una rete di intervento completo in grado di assistere i veicoli elettrici in panne dalla loro messa in sicurezza alla rimozione.

Il mercato dell’auto vive una crisi nera ma allo stesso tempo vede anche un processo di trasformazione al suo interno: i numeri dell’elettrico e dell’ibrido crescono portando con sé nuove esigenze non più trascurabili.

In altri paesi, come gli Stati Uniti, dove i numeri delle vetture ecologiche circolanti sono molto maggiori dei nostri, il problema se lo sono già dovuto porre: ad esempio gli stessi corpi di primo soccorso seguono degli addestramenti ad hoc per intervenire in caso di incidenti che coinvolgano auto elettriche ed una precisa segnalazione del tipo di vettura è indicata da stickers obbligatori sulla carrozzeria.

Adesso anche in Italia si può contare su una rete di assistenza qualificata che copra il territorio nazionale: IMA ha provveduto a formare ogni suo singolo Centro tramite specifici corsi per ottenere l’”abilitazione di livello 1”.

Infatti, a causa della corrente ad alto voltaggio che passa nei circuiti di un’auto elettrica occorre intervenire in modo appropriato e quindi non come si procederebbe con una vettura a benzina o diesel.

La messa in sicurezza preventiva serve a scaricare le tensioni capacitive presenti nel veicolo: solo a quel punto è possibile lavorare sul mezzo, che poi, in fase di rimozione, non potrà essere trainato con le ruote anteriori sospese come si fa usualmente perché queste, libere di muoversi, possono generare nuova corrente ad alta tensione.

Ecco quindi che si rende necessario l’intervento da parte di soccorritori esperti e formati appositamente, pena il rischio di provocare ulteriori incidenti invece che risolverne.

Soprattutto perché, malgrado numeri di mercato piccoli in rapporto alla totalità del mondo automobilistico, non si è più in una fase embrionale: nei primi due mesi del 2013 sono stati immatricolati in Italia 2.001 veicoli elettrici ed ibridi, con un trend di crescita del 40% negli ultimi due anni (nel 2012 si sono immatricolate 7.660 auto ibride/elettriche, un’incremento notevole rispetto alle 153 del 2002, dati Unrae).

È ovvio che incontrare sul proprio cammino una di queste migliaia di vetture elettriche non è più un evento così raro e lo sarà sempre meno dato che sono proprio i produttori automobilistici a stare allargando la propria offerta di veicoli con nuove tecnologie di propulsione ecologiche: dopo dieci anni di incrementi forsennati del costo della benzina (più del 70%) le grandi case vedono nelle innovazioni ibride la chiave per risollevarsi.

Basti pensare che l’ultima tecnologia nata, l’ibridazione gasolio-elettricità, esordì nel 2011 con 14 immatricolazioni per toccare le 1.487 a fine 2012.

Quindi, che le auto a trazione alternativa non siano più una chimera è palese: la nascita di una prima rete di assistenza (IMA conta 500 soccorritori stradali in grado di intervenire ovunque offrendo assistenza completa, dal primo intervento alla riparazione del veicolo) fa parte di quei servizi necessari che aiuteranno la mobilità elettrica a diffondersi.

Perché gli ecomobilisti non devono più sentirsi soli, anche in una nazione un po’ “lenta” nel recepire le innovazioni come la nostra.

 

Andrea Lombardo

 

 

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