OpEneR, un progetto europeo per sbloccare il mercato dell’auto elettrica

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opener Auto elettriche sì, auto elettriche no: il dilemma che si accompagna allo scenario futuro dei trasporti è questo. Già, perché gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti del settore automobilistico prefissi dall’Unione Europea non lasciano molto scampo alla tradizionale propulsione endotermica, benzina o diesel che sia, senza considerare almeno un’ibridazione con quella elettrica.

I veicoli elettrici hanno poi dalla loro diversi vantaggi indiscutibili, come l’effettiva riduzione dell’inquinamento locale (che diviene globale se le fonti di alimentazione sono rinnovabili), i bassi costi di mantenimento nel tempo, la silenziosità e l’assenza di vibrazioni.

Vere e proprie panacee per le città intasate dal traffico, oggi però sovrastate negativamente da altre caratteristiche congenite nelle attuali generazioni di auto elettriche quali autonomia, percepita come scarsa, ed alto prezzo d’acquisto.

Buttare via il bambino con l’acqua sporca, come dicevano i nostri avi, sarebbe però un peccato ed è per questo che esistono diverse ricerche che intendono spingere avanti l’evoluzione della mobilità elettrica per uso privato.

Una di queste risponde al nome di OpEneR (Optimal ENErgy consumption and Recovery based on a system network), apparentemente oscuro acronimo con il quale si identifica un progetto finanziato dalla UE per ottenere auto elettriche che rispondano a criteri di efficienza superiori agli attuali.

Tagliare gli sprechi: con questo intento i sei partner del progetto (AVL List, PSA Peugeot Citroën, Robert Bosch GmbH, Robert Bosch Car Multimedia GmbH, CTAG Centro Tecnológico de automoción de Galicia e FZI Forschungszentrum Inoformatik an der Universität Karlsruhe) hanno messo a punto un nuovo sistema di gestione dell’energia a bordo dei veicoli, presentando due prototipi lo scorso Luglio in Spagna.

Gli EV di OpEneR non hanno batterie più grandi dei loro cugini di serie: semplicemente consumano meno attraverso una serie di accortezze.

Sistema frenante, navigazione satellitare e sensori ambientali sono le armi vincenti, collegate ad un sistema cruise control che regola l’andatura del mezzo in base alle condizioni della batteria e della strada.

In pratica si tratta di un’architettura di gestione e controllo che rende l’auto elettrica “intelligente” e dialogante con il conducente: in base alle informazioni su destinazione e traffico viene suggerita la strada più economica da percorrere (soluzione ampiamente studiata anche da altre ricerche), mentre il veicolo regola in tempo reale la frenata rigenerativa in modo da trarre il massimo vantaggio a seconda del tipo di andatura.

Una più accurata rilevazione dello stato di carica del pacco batterie restituisce poi al guidatore un’istantanea realistica dell’autonomia, avvisandolo del pericolo di uno stop anticipato.

In generale, il risparmio di energia quantificato dal sistema è in media del 30%.

Adesso, il progetto finanziato dall’Europa e sviluppato all’interno della European Green Cars Initiative lanciata nel 2011 nel contesto dell’European Recovery Plan, spera di approdare alla fase produttiva grazie all’interesse delle Case automobilistiche, spinte verso la mobilità elettrica dalle strategie comunitarie.

L’UE ha infatti l’ambizioso piano di tagliare del 60% le emissioni di CO2 entro il 2050 ed ha posto, non a caso, la ricerca nel settore del trasporto elettrico fra le sue priorità, per migliorare i veicoli in primis, diffondere infrastrutture e raggiungere il target stimato di 8-9 milioni di auto elettriche circolanti entro il 2020.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: OpEneR

 

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