Retrofit elettrico: servono leggi più chiare

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On. Ivan Catalano della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni della XVII° Legislatura
On. Ivan Catalano della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni della XVII° Legislatura
On. Ivan Catalano della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni della XVII° Legislatura

Entro il 2030, secondo le previsioni, il parco automobili mondiale dovrebbe salire da 800 milioni a 1,6 miliardi di veicoli. Si tratta di una prospettiva che esige un “salto” tecnologico capace di assicurare una mobilità sostenibile a lungo termine, con l’obiettivo di “decarbonizzare” i trasporti.

In questo contesto, la riqualificazione elettrica di veicoli circolanti è un’opportunità di riconversione ecologica per la logistica distributiva delle città, per la mobilità urbana sostenibile e per le smart grid.

È di questo parere l’On. Ivan Catalano della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni della XVII° Legislatura, entusiasta sostenitore del retrofit di veicoli attraverso la sostituzione del motore a combustione con un motore elettrico.

«Oggi tale pratica fa fatica a decollare anche se è già possibile operare artigianalmente una tale sostituzione. Tuttavia – sentenzia l’Onorevole – l’impossibilità di riomologare in Italia i veicoli retrofittati, costringe i proprietari a trasferirli in altri paesi dell’UE, dove esistono soggetti privati autorizzati a omologarli, riportandoli poi in Italia».

Quindi è chiaro come l’attuale procedura, lunga e costosa, e il vuoto normativo, non consentano al retrofit di manifestare le sue reali potenzialità in un’ottica di riconversione ecologica della mobilità urbana.

«Il legislatore – afferma l’On. Catalano – al fine di superare queste problematiche, ha previsto espressamente, con l’Articolo 17 del Decreto Legge 22 giugno 2012 n. 83, la possibilità di riqualificare un veicolo a motore termico in elettrico. Si tratta di una norma innovativa ma di non immediata applicazione».

La norma di Legge è infatti necessariamente astratta e di principio. In ragione della natura molto tecnica della materia, la norma deve essere completata da un set organico di disposizioni di dettaglio, di normativa secondaria. Infatti, la norma delega il MIT ad adottare un decreto ministeriale, emanato ai sensi dell’art. 75 comma 3-bis del Codice della Strada.

Però, l’avvicendarsi dei diversi Governi ha di fatto bloccato per anni l’emanazione della normativa secondaria, fino all’attuale XVII Legislatura. Infatti, lo scorso febbraio la D.G. Motorizzazione del MIT ha predisposto l’atteso Decreto attuativo, che ha già ottenuto il visto di conformità UE e che a breve verrà pubblicato.

«In questo modo – spiega fiducioso il politico – in Europa potrà svilupparsi un mercato totalmente nuovo e all’avanguardia relativo al retrofit elettrico dei veicoli circolanti».

Tra le possibilità che questo scenario apre al mercato c’è lo sviluppo di un mercato nazionale di “kit” di retrofit e una rete di autoriparatori diffusa su tutto il territorio nazionale, in grado trasformare e fare manutenzione sul “nuovo” parco veicoli. Questo potrà dare un impulso all’autotrasporto di merci per conto terzi, incentivando il passaggio modale dal conto proprio (inefficiente) al conto terzi (più efficiente) nella distribuzione urbana delle merci.

Sarà importante facilitare la riconversione delle aziende che operano nel medio-lungo raggio verso la city logistics, liberando quote di mercato per l’intermodalità ferroviaria, auspicando la creazione di distributori per la ricarica rapida dei veicoli elettrici e di una rete di infrastrutturale di ricarica lenta. Tutto ciò darebbe un positivo impulso al rilancio del Piano Nazionale Infrastrutture di Ricarica Elettriche (PNIRE), agendo in sinergia con la creazione delle prime reti di smart grid nelle città metropolitane attraverso il recupero o la costruzione di edifici a basso consumo energetico.

«Il primo obbiettivo del Libro Bianco sui Trasporti – aggiunge l’on. Catalano – prevede di dimezzare entro il 2030 l’uso delle autovetture alimentate con carburanti tradizionali nei trasporti urbani, per eliminarlo del tutto entro il 2050 e conseguire nelle principali città un sistema di logistica urbana a zero emissioni di CO2 entro il 2030».

 

 

 

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