Sarà General Motors a comprare Tesla?

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Tesla Motors
Tesla Motors - photo credit: jurvetson via photopin cc
Tesla Motors
Tesla Motors – photo credit: jurvetson via photopin cc

Ha infiammato gli ultimi giorni del 2013 l’idea, lanciata da un’analista a stelle e strisce in un’intervista alla CNBC, che Tesla Motors stia per passare fra le mani di General Motors.

Yra Harris, che lavora per Praxis Trading, ha così smosso le acque delle previsioni sul futuro della compagnia automobilistica più giovane ma anche in più forte e rapida ascesa dell’ultimo decennio: è d’altronde plausibile che Tesla da sola non possa reggere all’enorme stress capitalistico dell’industria delle 4 ruote e che sia quindi destinata a venire annessa a qualche colosso in grado di garantirle la sopravvivenza.

Tesla è appetibile, questo appare chiaro, perché porterebbe una bella dote a chiunque ma è proprio così vero che General Motors ne trarrebbe vantaggio? E sono, quelli attuali, tempi maturi perché la società di Palo Alto sia venduta?

Accostare General Motors a Tesla pone subito alcuni punti ostici, primo fra tutti l’approccio all’auto elettrica stessa, completamente diverso fra i due produttori.

General Motors è una delle grandi Case automobilistiche che hanno fatto il salto verso l’elettrico ma sposando la tecnologia range extended: infatti la Chevrolet Volt (Opel Ampera europea), il suo modello di punta nel panorama elettrificato, ha una batteria da soli 60 km, la cui autonomia è estesa dal generatore termico fino a 480 km. È l’altra auto elettrica di casa, la Chevrolet Spark EV, ad essere puramente elettrica a batteria ma si tratta di una citycar prodotta solo in bassi numeri e per pochi, selezionatissimi, mercati.

Appare ben diversa quindi la filosofia dei due Marchi: Tesla, dall’altra parte, ha letteralmente aggredito gli Stati Uniti ed adesso sta facendo lo stesso con Europa e Canada, forte delle sue Model S, berline da 500 km di autonomia che la benzina non l’hanno mai vista.

Inoltre Tesla non fa mistero di volersi strutturare per diventare un produttore di massa e, dopo il lancio atteso per quest’anno del SUV ancora di lusso Model X, intende accelerare la preparazione di una berlina che abbini l’autonomia record ad un prezzo “accessibile”, sui 25,000 euro.

General Motors nei confronti dei mercati è molto più sorniona, probabilmente forte della sua natura colossale: non ha fretta di sfondare perché ha già le spalle larghe e, dovesse fallire nell’elettrico, le resta tutto il resto, ossia molto di più. Per questo forse non spinge granchè la Spark EV e la Ampera marchiata Opel sui mercati europei, accusati di stagnare ma neanche troppo incentivati a non farlo (basti notare, nel campo delle auto elettriche, che la Ampera costa il doppio della Volt negli USA).

Tuttavia anche GM ha preannunciato a più riprese di voler realizzare un’elettrica di fascia “media” con autonomia da almeno 300 km: di concreto non si è ancora visto nulla ma è anche vero che il Gruppo ha finanziato notevolmente la ricerca nel campo delle batterie, mettendosi in gioco anche con i propri laboratori.

Proprio su questi due punti si evincono le differenze maggiori fra Tesla e GM: la tecnologia usata e la collocazione sul mercato.

In quanto a tecnologia, le lingue parlate sembrano diverse, con i Californiani soli ad usare celle agli ioni di litio del tutto simili a quelle usate nei laptop per le loro batterie (prodotte su misura da Panasonic), mentre General Motors si serve di celle di largo formato fornitele da LG Chem, del tutto simili a quelle usate da tutti gli altri produttori di grandi dimensioni.

Probabilmente Tesla porterebbe a GM un notevole vantaggio ed uno dei punti che sembrano rendere plausibile l’interesse per il suo acquisto pare stia proprio nell’acquisizione delle sue tecnologie e del suo know how.

Tuttavia Tesla produce auto in modo completamente diverso da GM (i telai delle model S sono in alluminio, per esempio) e quindi costringerebbe la sua compratrice a rivoluzionare tutta la catena di montaggio e progettazione per importare nei suoi vari Marchi le innovazioni mutuate da Tesla. Non va poi dimenticato che Tesla oggi si serve di componenti (e ne fornisce) di Daimler-Mercedes e Toyota, entrambe proprietarie in minoranza di suoi pacchetti azionari.

Per quanto riguarda il mercato il discorso è ancor più complesso: Tesla oggi gode di una forte immagine per via della novità che rappresenta ed il fatto di essere apparentemente saltata fuori dal nulla la rende ancor più “vergine” agli occhi degli entusiasti.

Passando sotto General Motors molto di questo fascino si incrinerebbe ma probabilmente si tratterebbe di un ostacolo superabile: il vero scoglio sarebbe la convivenza con gli altri Marchi detenuti nel Gruppo. Prima che Tesla arrivi a produrre auto per le masse rimarrà ancora per almeno un paio d’anni percepita come sinonimo di lusso, ponendosi in aperta concorrenza con Cadillac.

Non a caso Cadillac sta tentando l’operazione ELR Coupé per insidiare la clientela di Tesla e rilanciarsi: qualora le due aziende dovessero essere sorelle, GM si troverebbe due serpi in seno pronte a cannibalizzarsi vicendevolmente. Se poi Tesla andasse davvero a produrre auto elettriche da 20mila euro, allora entrerebbe in conflitto anche con Chevrolet, Opel e Buick.

Tuttavia Tesla potrebbe anche collocarsi come brand del tutto a sé, come in effetti è oggi rispetto al portfolio GM: tuttavia molti ricordano che uno dei motivi della bancarotta del Gruppo in passato era stata proprio l’eccessiva proliferazione di Marchi.

Di sicuro General Motors potrebbe dare a Tesla degli immediati benefici, specie per quel che riguarda la distribuzione e la vendita in tutto il mondo: tuttavia, anche qui, lo spirito della società californiana è diverso (soprattutto, lo è quello della sua clientela).

Tesla vende direttamente le proprie auto, motivo per il quale in tutti quegli Stati americani dove per sono i rivenditori indipendenti, legge dalla loro, ad avere il monopolio sta ricevendo una dura accoglienza: però, i Tesla Store offrono al cliente un’esperienza dedicata a 360° sull’auto elettrica che è poi quanto va cercando chi si interessa ad una Model S oggi. Il risultato è che anche laddove non è possibile la vendita diretta nello showroom, il compratore aggira l’ostacolo via internet: questa è una logica estranea a GM e questo modello di vendita “Apple style” è parte della forza di Tesla.

Ultimo punto: le coccole al cliente. Tesla Motors, ad oggi, vizia i suoi clienti offrendo loro un’assistenza addirittura a domicilio ed una Model S sostitutiva sempre pronta in caso di riparazioni al modello di proprietà. Oggi, se si ha un incidente a bordo di una Tesla, l’azienda chiama il conducente per sincerarsi delle sue condizioni e dei danni alla macchina.

In questa fase di affermazione, nel settore di lusso, è un aspetto che gioca molto a favore del Marchio ma è una strategia che difficilmente si concilia con le logiche di un’enorme industria come General Motors.

 

 

Andrea Lombardo

 

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