Sfida all’ultima efficienza tra auto elettrica e “cara”, vecchia, benzina

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photo credit: Thomas Hawk via photopin cc
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L’idea che i trasporti possano un giorno dire addio ai motori a combustione suscita facilmente dibattiti: c’è chi ritiene si tratti dell’ennesima eco-bufala e chi giura che l’auto elettrica sia la panacea di tutti i mali.

In Italia si fa ancora molta confusione a riguardo, soprattutto per via della disinformazione che avvolge il panorama dell’elettromobilità, mentre negli Stati Uniti, dove gli EV sono abbastanza diffusi da essere divenuti questione di dominio quotidiano, la stampa è molto propensa a discuterne.

Il The Street, per esempio, si domanda se davvero esista un futuro per l’auto elettrica, ponendo come discriminante l’efficienza di questo genere di trasporti.

La questione è decisamente pratica: un veicolo elettrico, in definitiva, è in grado di percorrere più chilometri per unità di energia consumata di quanto non faccia un motore tradizionale?

Ebbene, la risposta è complessa: in primis occorre infatti considerare che, se l’energia usata per caricare la batteria dell’auto è prodotta da fonti non rinnovabili, va messo in conto che circa il 90% di essa si perda nella sua conversione da forma fossile ad elettrica.

Questo rende, sulla carta, l’utilizzo diretto del carburante fossile per alimentare un motore circa 10 volte più efficiente che l’impiego di elettricità, per produrre la quale è già stata consumata molta energia non rinnovabile.

Tuttavia, perché questa efficienza si mantenga tale, il motore che dovrà trasformare il carburante in energia meccanica, facendo così muovere la vettura, dovrebbe lavorare costantemente ad un regime ideale, cosa ovviamente impossibile.

Inoltre moltissima dell’energia viene dissipata per far muovere l’intera catena di trasmissione di un veicolo endotermico (benzina, diesel e anche ibrido), riportando in netto vantaggio la resa del powertrain elettrico.

In un’auto elettrica la trasmissione del moto è pressoché diretta (non esiste nemmeno un cambio) e la conversione di energia elettrica in meccanica supera l’80%.

Traducendo in capacità di percorrere km, il The Street cita alcuni dati della University of California San Diego. Una vettura a benzina da 17 km/l consuma 56.85 kWh ogni 100 km, un Hummer (decisamente preso ad esempio di veicolo poco economico) divora 189.52 kWh/100 km, mentre una Toyota Prius Hybrid si attesta sui 45 kWh/100 km.

Il confronto con i modelli puramente elettrici è disarmante: una Tesla Model S viene certificata con un consumo di 13.67 kWh ogni 100 km, mentre una Nissan Leaf utilizza 20.5 kWh/100km.

A questo punto, considerando, negli USA, che l’80% circa dell’elettricità proviene da fonti fossili come petrolio, gas naturale e carbone e che, in media, l’efficienza di conversione delle centrali americane viaggia su un 35%, la stessa Nissan Leaf si può considerare che consumi (produzione dell’energia compresa), 80.78 kWh/100 km, ossia che percorra 11.9 km al litro equivalente.

Ma dalla University of California fanno sapere che in definitiva rimane più conveniente, sia comicamente che ecologicamente parlando, guidare un’auto elettrica.

A pesare ancora dalla parte dell’efficienza degli EV c’è infatti la distribuzione dell’energia, sin’ora rimasta fuori dai conteggi: trasportare i carburanti presso i punti di smercio rappresenta infatti un costo enorme ed un ulteriore spreco di energia (negli USA esistono 121,446 pompe di benzina) che non si rileva nell’erogare l’elettricità nella rete.

Chiaramente questo pesa sul prezzo dell’energia, non a caso decisamente a sfavore dei carburanti.

L’ultima osservazione riguarda poi l’inquinamento atmosferico, che le auto elettriche azzerano localmente ma che, anche a monte, è minore rispetto a quello prodotto dalle vetture endotermiche. Ciò si spiega con la maggior efficienza dei sistemi di filtraggio dei fumi usati dalle centrali elettriche rispetto alle marmitte delle auto.

Esiste un futuro, quindi, per l’auto elettrica, sebbene calcoli di questo tipo siano sempre parziali e difficili da eseguire senza dubbi di sorta: tanto per essere precisi, si potrebbe considerare anche il costo energetico della produzione dei veicoli, dove le batterie al litio costituiscono un peso maggiore rispetto a tanti componenti delle vetture tradizionali, ma anche considerare quanto inquini e consumi in termini di energia l’estrazione e la lavorazione delle “fonti fossili” come petrolio e gas.

Senza parlare del mix energetico specifico di ogni Stato e la penetrazione delle fonti rinnovabili, in grado di rimettere tutto in discussione.

Basta d’altronde l’iniziativa del singolo, col ricorso all’energia solare per ricaricare almeno in parte l‘auto elettrica, per far diventare il ciclo ancora più efficiente ed economico.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: TheStreet

 

 

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