Target 2020: 700.000 punti di ricarica pubblici in UE, 120.000 in Italia

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photo credit: stevecadman via photopin cc
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L’Unione Europea ha deciso smettere di mordersi la coda in merito alla mobilità elettrica: attendere che le auto elettriche costituiscano una fetta di mercato consistente per poter così giustificare gli investimenti necessari a costruire le infrastrutture di ricarica è una strategia fallimentare.

E allora, pronti, via: fissato l’anno-limite del 2020 per dare una svolta alla situazione, entro quella data la Comunità Europea dovrà avere sul suo territorio 795.000 punti di ricarica pubblici mal contati.

 

Ogni Paese membro dovrà fare la sua provvedendo al raggiungimento di un numero minimo sufficiente di colonnine di ricarica per EV. Ad esempio, la Germania dovrà passare dalle attuali 2.000 unità a 148.000, la Danimarca, uno dei paesi più infrastrutturati dell’Unione, da 280 a 5.000.

E l’Italia? Bene, noi dovremo rimboccarci le maniche per arrivare a quota 120.000 stazioni di ricarica pubblica. Tanto per dare un’idea delle proporzioni, l’intera rete di benzinai ENI conta circa 5.000 stazioni di servizio (e saranno le prime a vedere un affiancamento sistematico alle colonnine di ricarica in virtù di un precedente accordo strategico stretto con Enel) mentre gli U.S.A., per allargare lo sguardo, al momento annoverano 5.300 stazioni pubbliche di ricarica.

 

Gli stati facenti parte della Comunità sono 27 e tra questi molti non contano nemmeno un punto di ricarica. Ma le decisioni sono decisioni: se il Parlamento Europeo approverà il cosiddetto “piano B” per la mobilità alternativa, che comprende anche progetti di sviluppo per le infrastrutture dedicate ai biocarburanti ed all’idrogeno, il panorama dei trasporti cambierà necessariamente.

L’intero piano ricadrebbe entro il programma del Pacchetto per l’Enegia Pulita ed i Trasporti finanziato da 8 billioni di Euro.

Questo potenziale assetto aiuterebbe a diventare realtà la previsione fatta da diversi enti di ricerca che vede la percentuale di mercato delle auto elettriche crescere fino ad arrivare tra il 2 e l’8% del totale nei prossimi 7 anni.

 

Altro punto importante: la rete di ricarica europea dovrà adottare un unico standard, forzando quindi il continente ed i suoi produttori automobilistici ad uniformarvisi. Pare una scelta più che logica, anche se fino ad oggi ogni parrocchia ha agito perseguendo la propria strada. Per far però crescere davvero il mercato va fatta chiarezza.

 

E chiare sono le parole del Commissario per il Clima dell’UE Connie Hedegaard, già Ministro dell’Ambiente in Danimarca:

Possiamo finalmente porre fine a questa disputa sulla nascita dell’uovo e della gallina e smetterla di pensare che per approntare un’infrastruttura di assistenza bisogna aspettare che il mercato dell’elettrico esploda. Acquistare un’auto elettrica deve essere una prospettiva reale: non lo può certo essere finchè non sarà possibile viaggiare attraverso un paese senza correre il rischio di rimanere a secco di energia.”

La Hedegaard ha postato queste parole direttamente sul sito della Commissione Europea, proseguendo:

“Con il nostro proposito di raggiungere finalmente una situazione accettabile per la rete di ricarica, che dovrà avere un solo comune standard di allaccio, le auto elettriche correranno finalmente per le strade d’Europa. Sarà una vittoria per l’ambiente, per l’economia, per i consumatori e per l’impiego.”

 

Anche il vice Presidente della Commissione Europea Siim Kallas si è detto favorevole a quello che appare come un passo decisivo verso la liberazione dalla dipendenza dai combustibili fossili:

Sviluppare la strada dei carburanti alternativi e dell’innovazione è la più ovvia per rendere l’Europa economicamente più efficiente, ridurne la dipendenza dal petrolio e sviluppare un’industria dei trasporti che si dimostri pronta nei confronti delle esigenze del 21esimo secolo […]. Cina e Stati Uniti hanno pianificato di sforare i 6 milioni di veicoli elettrici su strada entro il 2020. Questa, per l’Europa è un’occasione unica per affermarsi in una posizione forte all’interno di questo nuovo mercato globale in rapidissima crescita”.

 

La UE sa benissimo che i ritardi nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica sono già state causa di perdite economiche oltre che ambientali: la Danimarca fa da esempio con il suo ridimensionamento forzato del numero di veicoli elettrici commercializzati, inizialmente previsto toccare le 400.000 unità nel 2020, ed adesso stimato sulle 200.000.

Questo semplicemente per la carenza di punti di ricarica pubblici.

Forse, è il caso di darsi da fare.

 

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