Un Decreto Sviluppo che tende la mano al retrofit: elettrificare l’auto sarà più semplice

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Foto di Eva Meneghelli
Foto di Eva Meneghelli

Il retrofit è la sostituzione del motore endotermico di un veicolo di serie con uno elettrico, per dirla in maniera succinta. Ovviamente i lavori di adeguamento dei diversi impianti della vettura sono vari e non ci si può dimenticare delle batterie cui trovare un posizionamento adatto. Per questo si tratta di un’operazione da condursi con criterio ed affidandosi alle persone giuste ma con un enorme potenziale: dare una seconda vita ad automezzi che erano giunti al termine del loro ciclo o rendere “zero emission” (e meno esosa) l’auto cui siete affezionati.

 

Sin’ora un intervento del genere andava incontro ad un iter burocratico piuttosto pesante, a svantaggio della diffusione della mobilità elettrica, anche se qualcuno obietterà che non si tratti di quella con le iniziali maiuscole.

 

Vi era infatti in Italia un “buco” normativo a proposito che costringeva a svolgere le pratiche di omologazione all’estero, approfittando delle normative europee, per poi essere reimportato nel nostro paese. Un giro davvero eccessivo che scoraggiava molti dall’intraprenderlo.

Dopo il Decreto Sviluppo approvato il 13 dicembre 2012 (e “congelato” dalla caduta del governo) le pratiche saranno finalmente semplificate contenendone anche i costi: quelli dell’operazione meccanica di sostituzione oscillano tra i 4.000 euro per un piccolo motore elettrico a corrente continua con pacco batterie al piombo ai 10/15.000 per un propulsore a corrente alternata, batterie al litio e display utili a monitorarne le prestazioni e il livello di carica.

 

In un articolo pubblicato sul numero 4 di ottobre 2012 della nostra rivista avevamo proprio seguito il retrofit di una Smart: la conversione dell’auto aveva un costo di circa 12/13.000 euro cui andavano sommati almeno altri 2.000 euro a seconda del tipo di batteria scelta dal cliente.

 

Quella del retrofit è una pratica cui molti potrebbero rivolgersi e che non è una novità. Si ignora spesso che le auto elettriche sono reperibili da tempo: ne sono esempi la tedesca Brabus, che commercializza Mercedes elettrificate con elaborazioni di lusso, e l’italiana Micro-Vett, storica per essere stata una delle prime a produrre auto proprie e a rielaborare modelli di serie in elettrico a partire dal 1986 (se volete farvi un’idea, guardate la nostra prova su strada della e500 di Micro-Vett).

Per chi volesse approfondire, esiste una fondazione italiana che raggruppa i principali attori del settore retrofit del nostro paese: potete consultarne il sito a questo indirizzo.

 

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