Un tetto limite per le emissioni delle centrali a carbone: Obama vuole elettricità più pulita, assist alla mobilità elettrica?

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photo credit: RyanTaylor1986 via photopin cc
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L’argomento principe dei detrattori dell’auto elettrica è sempre stata la sconfessione del suo vero punto di forza: non inquinare. Poiché affermare che l’energia elettrica costi più che la benzina sarebbe assurdo, la critica più gettonata a tutte le latitudini riguarda la produzione della stessa, imputata di compensare le mancate emissioni di CO2 delle auto elettriche.

Al di là del fatto che queste tesi non si preoccupino mai di confrontare l’inquinamento derivante dal processo produttivo di un veicolo tradizionale con quello di uno elettrico e che sia tutto da dimostrare che il risparmio emissivo generato dall’uso di auto elettriche sia realmente vanificato dalle emissioni delle centrali, è innegabile che se l’energia derivasse da fonti rinnovabili i vantaggi ambientali della mobilità elettrica sarebbero massimizzati.

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America e forte sostenitore delle soluzioni alternative ai combustibili fossili con le sue politiche, ne è ben conscio e l’ultimo discorso che ha tenuto sulle strategie per combattere i cambiamenti climatici lo dimostrano.

Lo scorso 25 giugno il Presidente Obama ha ripreso un discorso iniziato nel 2009 con il quale preannunciava che gli USA avrebbero ridotto le emissioni di gas nocivi del 17% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020. All’epoca, a proposito dell’inesistenza di un tetto limite alle emissioni di CO2 per gli impianti di produzione dell’energia elettrica, egli disse: “Non è giusto. Non è sicuro. E va fermato”.

Durante il suo primo mandato, l’Amministrazione Obama aveva già dettato una regolamentazione per le centrali a carbone di nuova costruzione: adesso è stata svelata una ripresa della strategia anti-inquinamento da combustibili fossili ancora più aggressiva, con la richiesta nei confronti dell’EPA (l’Environmental Protection Agency) di redigere uno standard emissivo anche per gli impianti già esistenti.

In questo modo il governo americano intende raggiungere un accordo definito in materia per il 2014, condividendone il percorso di elaborazione con il mondo dell’industria e gli Stati americani.

Chiaramente l’indotto produttivo legato all’estrazione ed alla lavorazione del carbone teme queste restrizioni paventando nefaste conseguenze in termini economici ed occupazionali mentre, all’esatto opposto, il Natural Resources Defense Council stima in 4 miliardi di dollari l’esborso per adeguare la Nazione ai criteri voluti da Obama, largamente compensati da un guadagno tra i 25 ed i 60 miliardi derivanti dai benefici dell’operazione.

Si tratta ovviamente di cifre aleatorie e probabilmente strumentali ma rendere “pulita” la produzione di elettricità, iniziando col calmierare l’inquinamento dovuto agli impianti a carbone, porta senza ombra di dubbio dei ritorni in termini di salute pubblica, come Obama stesso ha sintetizzato con le parole: “Per amore dei nostri figli, per la salute di tutti gli Americani”.

Oggi il 40% circa dell’elettricità statunitense deriva dal carbon fossile: ciò che il Presidente indica è un processo che, passando attraverso un sempre maggiore sfruttamento dei gas naturali, arrivi ad ottenere come prevalente la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. E l’America, per Obama, deve fare da guida al resto del pianeta. Gli Americani devono convincersi che il loro paese ha, ancora una volta, “un ruolo vitale da giocare”.

L’attuazione di un simile impianto di norme servirebbe un assist non da poco alla mobilità elettrica, intaccando alla radice quell’unico dubbio che aleggia sul suo essere “pulita”. E, soprattutto, costituirebbe un precedente che a catena influenzerebbe altre nazioni del mondo occidentale riguardo al capitolo della lotta alle emissioni nocive, campo nel quale l’America di Obama vuole imporsi come bandiera.

 

 

Andrea Lombardo

Fonti: AutoblogGreen, CNN

 

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