Un’indagine racconta il cliente della e-bike in Italia

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Courtesy of Fantic
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Confindustria ANCMA ha commissionato all’Università degli Studi di Milano Bicocca una ricerca per definire potenzialità e limiti della bicicletta a pedalata assistita in Italia. Ecco alcuni significativi estratti dei primi risultati.

La bicicletta a pedalata assistita o e-bike, come viene generalmente chiamata, ha ormai assunto dimensioni importanti nella maggior parte dei paesi europei, come le nostre riviste Bicitech e Veicoli Elettrici hanno puntualmente registrato ed evidenziato nel tempo. Superata la soglia del milione di unità vendute in Europa già nel corso del 2013, l’anno scorso la diffusione della e-bike non si è arrestata segnando nuovi incrementi percentuali a due cifre in paesi come la Germania (+17% e 480.000 unità vendute circa), l’Olanda (+16% con 333.000 vendite), la Francia (+37% con 77.000 consegne), ma anche l’Austria e la Svizzera solo per citare i mercati più rilevanti.

Per contro in Italia la distribuzione e la domanda del nuovo prodotto, malgrado un offerta ormai tecnologicamente evoluta e diversificata nelle tipologie di modelli che spaziano dai mezzi da città alle più sportive Mtb, sta seguendo un trend più laborioso e meno tumultuoso anche se ha raggiunto e superato il livello delle 51.000 unità vendute.

Allo scopo di meglio comprendere e definire il fenomeno italiano Confindustria ANCMA ha affidato ai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano Bicocca il compito di analizzare sul piano qualitativo la conoscenza e la percezione del prodotto, il profilo dei potenziali utilizzatori e come sia possibile espandere il mercato. L’indagine si è svolta con la tecnica dei focus group la cui aggregazione è rappresentata in Tabella 1.

Fonte: Confindustria ANCMA – Università degli Studi di Milano Bicocca
Fonte: Confindustria ANCMA – Università degli Studi di Milano Bicocca

I clienti tipo

Con riferimento alla bicicletta a pedalata assistita e al suo vissuto su un mercato, a nostra opinione fortemente storicizzato da una parte dall’immagine agonistica insita nel ciclismo come attività sportiva, dall’altra da quella di mezzo di mobilità individuale prettamente cittadino, l’indagine individua essenzialmente tre profili di clientela così definiti:

  • Non utilizzatori: rappresentati in prima istanza da coloro che, in coerenza con le proprie abitudini e stili di vita, non prendono in considerazione l’utilizzo della bici in quanto tale per i propri spostamenti. Ad essi si sommano, con non minor forza, gli appassionati della bicicletta che la vivono soprattutto in sintonia con l’utilizzo sportivo per cui non è pensabile l’impiego di un mezzo “assistito” da un motore elettrico. Osserviamo come in qualche misura in questa categoria confluiscano due gruppi opposti entrambi accomunati da un negativo, anche se superficiale, riscontro delle caratteristiche del prodotto alle proprie esigenze.
  • Vorrei ma non posso: costituisce una categoria trasversale tra i diversi gruppi e raccoglie tutti coloro che non hanno ancora elaborato uno specifico e valido modello di sostenibilità e non ritengono che i vantaggi dell’acquisto di una e-bike siano superiori ai punti deboli ancora presenti. È questa una categoria riscontrata anche in altri sondaggi condotti a livello europeo dove le negatività citate sono state rappresentate per lo più da prezzo d’acquisto, autonomia, peso del prodotto e mancanza di piste ciclabili sicure. Generalmente però gli intervistati mostrano una bassa conoscenza dell’offerta e dell’evoluzione tecnica intervenuta nel tempo.
  • Lead User: è il gruppo più interessante ai fini delle attuali potenzialità del mercato della e-bike. I suoi componenti infatti sono caratterizzati da un particolare stile di vita attento a precisi consumi culturali che ben si coniugano con l’utilizzo della bici elettrica come mezzo di mobilità sostenibile e alternativo ad altri veicoli da trasporto.

 

Le caratteristiche del Lead User

Le informazioni psicografiche fornite dalla ricerca consentono di descrivere in maggior dettaglio i Lead User come persone di età compresa tra i 30 e i 55 anni, in possesso di un elevato titolo di studio e con una posizione professionale nel mondo del lavoro media o alta.

Da rilevare subito la buona sovrapposizione di questi primi dati con quelli emersi in altre ricerche europee dove l’età media riscontrata si attesta sui 40 anni e la condizione socio economica prevalente è quella del libero professionista o dell’impiegato.

Il loro quadro valoriale di riferimento tende a privilegiare ben determinati consumi culturali per esempio in campo alimentare (slow food, cibo vegetariano o biologico) o nei gusti letterari e musicali così come grande è l’attenzione al benessere e a uno stile di vita sostenibile.

In questo contesto «l’uso della bicicletta elettrica – sostengono i ricercatori dell’Università Bicocca – risulta legittimo se consente di sostituire in modo radicale gli altri mezzi di trasporto, come il trasporto su gomma ma anche i mezzi pubblici. Per il lead user la mobilità diventa una vera e propria scelta culturale, dettata da motivi funzionali (salute, benessere) ma anche dall’interiorizzazione di uno specifico stile di vita e atteggiamento valoriale. Non acquistano un prodotto per immagine ma contribuiscono a costruire l’immagine del prodotto.»

 

Il limite della non conoscenza

Se questa categoria di persone, che al momento rappresenta il nucleo più rilevante e convinto di utilizzatori, dispone certamente di tutte le informazioni necessarie sul prodotto per poterne valutare punti di forza e di debolezza, uno dei dati più rilevanti che emerge dall’intera indagine è proprio la scarsa conoscenza del prodotto, delle sue caratteristiche e conseguentemente delle potenzialità che offre il suo impiego da parte del più largo pubblico di ciclisti o aspiranti tali.

D’altra parte è risaputo che la stessa definizione legislativa di bici a pedalata assistita trova una non totale conoscenza sul mercato da parte sia della clientela potenziale che, talvolta, di alcuni operatori.

Non appare pertanto banale il suggerimento fornito dai ricercatori a conclusione dell’indagine di dar vita a campagne di comunicazione informativa sulla reale distinzione tra bici a pedalata assistita e biciclette elettriche che non rispettando i limiti di potenza del motore (250 W) o la velocità massima di 25 km/h in presenza di pedalata continua, non possono essere considerate biciclette e devono essere omologate come ciclomotori.

Per contro dovrebbero essere maggiormente valorizzate le positività della bici a pedalata assistita in termini di funzionalità, utilità, qualità, innovazione e semplicità d’uso.

Le nuove e-bike infatti sono in grado di assolvere non solo a compiti di mobilità cittadina a zero emissioni ma al tempo stesso trovare una loro collocazione anche in un ambito di ricerca del benessere come valido ausilio all’esercizio di una attività sportiva o per l’utilizzo nel cicloturismo.

Proprio l’associazione dei nuovi prodotti a pedalata assistita con quel particolare stile di vita green che oggi distingue i consumi di quella categoria di clienti in grado di lanciare e contribuire ad affermare specifiche mode, potrebbe contribuire a una maggior diffusione del prodotto anche nel nostro mercato.

 

Il ruolo dei rivenditori

Insistiamo infine su un aspetto già esposto in precedenti articoli e che ritroviamo negli ultimi dati diffusi dall’ANCMA stessa relativi alla percentuale di negozi che non tratta specifiche tipologie di prodotto.

Fonte: Confindustria ANCMA – Università degli Studi di Milano Bicocca
Fonte: Confindustria ANCMA – Università degli Studi di Milano Bicocca

Dalla tabella 2 emerge che oltre il 50% dei negozi di bici non tratta la bicicletta a pedalata assistita probabilmente non sentendola in linea con la propria personale definizione di ciclismo e avvalorando l’idea che non sia un prodotto coerente con la cultura delle due ruote, fatta essenzialmente di fatica, che merita di essere diffusa.

Anche in questo caso una maggior conoscenza del prodotto sarebbe auspicabile, non solo delle sue caratteristiche tecniche ma anche di quelle economiche se è vero che l’incremento delle sue vendite in quasi tutta Europa ha determinato un incremento del prezzo medio e dei margini dei negozi.

Tale atteggiamento infine appare in contrasto con il dato che secondo il 72% dei negozi di bici in Italia, le vendite di biciclette a pedalata assistita seguiranno un trend di crescita nei prossimi anni (dato ANCMA-GfK), valore che addirittura raggiunge l’82% nelle regioni del Sud. Segno innegabile di fiducia.

 

 

 

 

 

 

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