Veicoli elettrici come fonte d’energia: il Dipartimento della Difesa USA ci crede

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photo credit: Chairman of the Joint Chiefs of Staff via photopin cc
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Prende sempre più piede nella superpotenza mondiale a stelle e strisce la convinzione che ottimizzare uso e produzione della tanto preziosa energia elettrica sia la strada per garantirsi un futuro più sereno.

Così l’idea che poteva sembrare avveniristica solo pochi anni fa, per non dire mesi, sta rapidamente passando all’attuazione: radunare assieme tanti automezzi che, quando non sono in servizio, possano servire per produrre energia. Chiaramente, devono essere mezzi elettrici.

 

Ora, qualcuno potrà chiedersi cosa vi sia di tanto interessante: gli EV in circolazione sono pochi, lo scetticismo su questo settore dell’automotive pare farla da padrone e gli Americani sono soliti fare esperimenti che offrono bellissime prospettive, sì, ma che spesso rimangono solo tali.

 

Volete una risposta fulminante? Eccovela: si risparmia ed è fattibile.

E lo sarebbe anche domani e pure qui da noi, non occorrono scienziati in scafandro bianco e basi nel deserto per mettere il tutto in pratica.

 

Questo interesse “improvviso” per il rinnovamento energetico da parte della Difesa USA non è poi molto distante da quello che potremmo avere noi: alla base c’è la necessità di tagliare le spese. Poi vengono il dovere di rientrare in parametri di emissioni inquinanti sempre più rigidi e, di pari passo con questi, il bisogno di avere una risposta pronta in tasca per la prossima volta che una qualche calamità naturale lascerà mezzo paese al buio.

 

Quindi vediamo dove stanno gli spunti di riflessione.

Al primo posto i costi: come afferma Katherine Hammack, Assistente Segretario dell’Esercito per Installazioni, Energia ed Ambiente, sulle pagine del Federal Times, l’energia “di ritorno” che si può ricavare dai veicoli elettrici può ammortizzarne completamente la spesa sostenuta per acquistarli.

D’altronde pensiamoci un attimo: noi siamo abituati a pensare la fornitura di energia elettrica a senso unico, dalla rete ai consumatori; ma nulla impedisce il contrario, come l’esperienza di quanti hanno installato del fotovoltaico insegna.

Se poi a produrre la corrente è il veicolo stesso, come fosse un generatore – ricordiamo che i casi di persone che hanno collegato un EV o un’auto ibrida ad un inverter per illuminare casa sono più d’uno – allora può configurarsi anche un risparmio.

 

Il DOD (Department Of Defense) partirà dalla Los Angeles Air Force Base rimpiazzando 43 automezzi a benzina o diesel con altri elettrici e costruende delle stazioni di ricarica che gli consentano anche di immettere energia oltre che di prenderne. La stima del guadagno espressa dall’Assistente Speciale dell’Assistente Segretario per le Installazioni, l’Ambiente e la Logistica dell’Air Force Camron Gorguinpour, è di 7.300 dollari annui a veicolo.

In totale gli insediamenti “elettrificati” saranno 30, tra i quali le basi di Fort Hood in Texas, la Joint Base Andrews in Maryland, la Naval Air Weapons Station China Lake in California, la Joint Base McGuire-Dix-Lakehurst del New Jersey e la base del Corpo dei Marine alle Hawaii.

1.500 i veicoli che entro la fine dell’anno saranno messi in servizio: sulla base del rendimento riscontrato il DOD deciderà come proseguire l’operazione.

 

Un esperimento interessante si sta svolgendo anche su un altro sito militare, Fort Carson nel Colorado: una micro-grid, una rete in miniatura che simula quella maggiore di distribuzione elettrica civile della località, è stata messa a punto per rendere la base in grado di staccarsi dalla fornitura civile ed essere autonoma, distribuendo l’energia ai singoli edifici a seconda del bisogno.

Sempre tramite veicoli elettrici: auto, furgoni, autobus, camion.

La vera problematica sta nel far sì che tutti i mezzi si trovino nel punto giusto al momento giusto: perché tutto funzioni è necessario che siano connessi alle stazioni di ricarica/scarica.

 

Se il Dipartimento della Difesa americano sta lavorando per centrare alcuni obiettivi fiscali entro il 2015 che vanno dalla riduzione dell’utilizzo di petrolio nelle flotte non da combattimento alla sostenibilità ambientale di veicoli ed edifici, un motivo ci deve pur essere.

E, in campo di pragmatismo, anche a noi Italiani alcune idee potrebbero fare comodo: quanti automezzi giacciono per lo più inutilizzati nei parcheggi delle pubbliche amministrazioni? Quante flotte sono infarcite di veicoli ancora piuttosto inquinanti? E quanti di questi realmente servono?

 

Sono domande cui non avremo mai risposta, come da tradizione, ma possiamo farci una riflessione su: se questi veicoli non solo inquinassero meno ma si rendessero anche utili da fermi, quanto ci guadagneremmo in termini di spesa pubblica?

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