Vendite Tesla, niente boom in Germania. Ma è proprio così?

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Tesla Motors - photo: Andrea Lombardo

Tesla Motors - photo: Andrea LombardoAllo sbarco in Europa quest’estate, Tesla Motors ha immediatamente riscosso un sorprendente successo in alcuni Paesi (leggi Norvegia).

In Scandinavia sono andate più di 800 Model S in meno di due mesi, un record; l’entusiasmo per l’auto elettrica viaggia però su cifre ben più contenute entro altri confini.

Paesi Bassi, Danimarca e Germania sono la triade di nazioni europee dalle quali ci si aspetta maggiormente una crescita del mercato dell’auto elettrica, viste le politiche energetiche e di mobilità ecofriendly promosse dai rispettivi governi.

Per Tesla le cifre non sono esaltanti, al momento, come in Norvegia: dai tre Paesi messi assieme sono arrivate richieste per 531 berline Model S in totale.

La Germania è di tutte quella che ha riservato l’accoglienza più tiepida alla start up di Palo Alto, con sole 98 berline elettriche Tesla S acquistate a settembre ed agosto, come riportato dalla Kraftfahrt-Bundesamt (KBA), l’autorità federale dei trasporti. Meglio hanno fatto gli altri tre modelli elettrici sul mercato tedesco (di fascia decisamente diversa, va onestamente detto): la Smart Electric Drive (146 unità), la Renault ZOE (57 unità) e la Nissan LEAF (55 unità).

Nei Paesi Bassi la Rai Vereniging, autorità automotive olandese, ha registrato l’immatricolazione di 348 Tesla Model S nella parte finale di agosto ed in settembre, collocandosi subito dietro al record norvegese. Tesla ha per altro il suo quartier generale europeo e lo stabilimento di produzione proprio nella nazione color arancio.

De Danske Bilimportører riferisce a sua volta di 85 Tesla S vendute in Danimarca, nazione non molto più grande della vicina Norvegia.

Il mercato dell’auto elettrica sembra quindi confermarsi come a malapena tiepido nel Vecchio Continente, lasciando intuire che il boom verificatosi in Norvegia non contagerà rapidamente gli altri Paesi.

Rimane prematuro dare dei giudizi, comunque: Tesla si è concentrata su quelle nazioni che offrivano un terreno più fertile e, tra queste, quella norvegese è la più prodiga di incentivi ed agevolazioni al pubblico.

Nel resto d’Europa rimane la situazione di un mercato dell’auto elettrica in corso di formazione pertanto ancora classificabile come asfittico: diverse le ragioni, tra le quali sottolineerei la scarsa offerta di modelli, l’insufficiente conoscenza dell’auto elettrica e l’assenza in molti casi di incentivi statali significativi, a fronte di prezzi non competitivi con i veicoli tradizionali.

Aggiungiamo un quadro generale che ha registrato per il mercato automotive europeo un modesto +2.5 % come miglior risultato degli ultimi due anni e va da sé che non ci si possa aspettare molto in queste condizioni.

Attenzione però a non essere catastrofisti: questi stessi dati potrebbero essere letti anche in un’altra ottica. Come sempre, non appena un veicolo elettrico si affaccia sul mercato, se non balza in cima alle vendite viene dato per anemico. In realtà, che una berlina elettrica da 70-90,000 euro, in un mese e mezzo, venda 98 esemplari laddove la citycar a zero emissioni più affermata (e sul mercato da anni) ne vende 146, non è un risultato tanto malvagio. Anzi, può avere del sorprendente in una nazione che privilegia molto l’acquisto dei prodotti interni per mentalità.

Tesla non si è nemmeno ancora del tutto attrezzata per rivolgersi al suo target – che non è quello di chi acquista citycar ben più economiche – con una rete di vendita ed una rete di ricarica personale sul territorio: tutti elementi senza i quali è presto per tirare somme.

Tesla ha già tirato fuori dal cilindro uno speciale tuning della Model S per sfruttare l’alta velcità consentita sull’Autobahn, opzione riservata ai clienti tedeschi.

Intanto, il 5 novembre è atteso il report per il terzo quarto del 2013 dell’azienda californiana: Thomson Reuters ipotizza $13 milioni di profitti su $533 milioni di entrate.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: International Business Times

 

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