Zelectric Bug, una seconda vita elettrica per le VW d’epoca

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Zelectric Bug - Screenshot Zelectric via Toutube 1
Zelectric Bug - Screenshot Zelectric via Toutube 4
Zelectric Bug – Screenshot Zelectric via Toutube 4

La massima espressione del vintage unita alla modernità più schietta: su questo concetto di base ruota l’idea di convertire alla trazione elettrica i modelli che hanno fatto la storia dell’automobilismo e Zelectric ne è portabandiera.

Perché se vi capitasse di incrociare un Maggiolino Volkswagen in tutto e per tutto originale nella sua versione del 1963 ma assolutamente silenzioso, ebbene sareste di fronte a due colpi di fortuna: trovarvi sulle splendide litoranee californiane ed essere al cospetto di uno Zelectric Bug.

David Bernardo e Bonnie Rodgers, dopo quasi un decennio di gestazione e tentativi, sono infatti riusciti nel loro intento di dare sistematicamente una seconda vita alle auto d’epoca che più amano, i mitici Maggiolini VW prodotti tra il 1958 ed il 1966.

C’è chi ama le auto storiche ma anche chi non ne sopporta i pesanti gas di scarico: ecco allora l’idea di restaurarle non solo per conservarle ma soprattutto per dare loro una longevità prima sconosciuta.

Se esterni ed interni vengono rimessi a nuovo con cura filologica, il motore benzina viene sostituito da un elettrico accoppiato ad una trasmissione ricostruita ad immagine dell’originale VW e la nuova linfa vitale, l’energia elettrica, scorrerà nelle batterie al di sotto del pianale e dei sedili posteriori: così nasce uno ZBug.

Zelectric sta portando a termine tutti i test necessari perché i suoi ZBug siano regolarmente omologabili e vendibili, pur sottolineando che non diventerà mai una catena di montaggio tout court: Zelectric era e rimarrà, sostanzialmente, una passione portata ai massimi livelli.

Chi potrebbe acquistare un Maggiolino restaurato ed elettrificato è sicuramente un collezionista od un patito del modello disegnato all’epoca da Porsche e prodotto da Volkswagen, in entrambe i casi un personaggio disposto ad investire non pochi soldi per la sua passione (circa 46mila dollari tra restauro e retrofit, nel caso di Zelectric).

L’idea che hanno però avuto i due creativi, convertitisi dal lavoro in uno studio della East-Coast allo smanettare meticoloso in un garage di San Diego con l’appoggio dei ragazzi di EV West (il motore è loro), si rispecchia in una tendenza più che vivace a diverse latitudini, come visto di recente anche in Germania.

Convertire auto d’epoca non offre certamente una risposta alle mire globali della mobilità elettrica ma è una strada che ha molti estimatori, pronti a scommettere che tra un Maggiolino, una 500 o una Diane d’epoca ed una moderna astronave elettrica, il fascino dei primi sia preferibile.

Diciamocelo, in fondo non è un mistero che negli ultimi venti-trent’anni anche il design abbia subìto una globalizzazione ed un appiattimento internazionale: il carattere di una Giulietta originale (qui ognuno potrebbe citare la sua preferita) oggi è difficile da ritrovare.

Così, in mezzo a tanti restyling di modelli storici fatti dalle stesse Case automobilistiche, chi può permetterselo potrebbe prendere in considerazione il retrofit a zero emissioni dell’auto d’epoca.

I vantaggi? La libera circolazione sempre e dovunque (non si inquina neanche un po’, non dimentichiamolo), “pieni” di energia a pochi euro e costi di manutenzione che rispetto al veicolo d’epoca vero e proprio non sono neanche paragonabili: un motore elettrico è composto da un solo elemento in movimento e che si rompa è davvero questione di malasorte.

Poi, naturalmente, il figurone di presentarvi con un vestito d’eleganza storica stando comodamente seduti sul futuro.

 

 

Andrea Lombardo

Fonti: Zelectric Motors

 

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