Auto elettriche più convenienti per chi vive in piccole città

Uno studio tedesco presentato all’EVS27 di Barcellona smentisce che siano le metropoli l’habitat naturale dei veicoli elettrici
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EV1 GM
EV1 GM - photo credit: RightBrainPhotography via photopin cc
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EV1 GM – photo credit: RightBrainPhotography via photopin cc

Minori distanze da coprire, velocità mediamente più basse: queste le circostanze che rendono le auto elettriche più convenienti per chi vive in città al di sotto dei 50,000 abitanti. Si apprende da uno studio condotto in Germania dal duo Patrick Plötz e Till Gnann del Fraunhofer ISI, esposto in occasione dell’EVS27 di Barcellona.

Nella realtà tedesca si scopre così che l’identikit del compratore ideale di auto elettriche in questa prima fase del mercato, vale a dire quel ceto medio di lavoratori attenti alle alternative che offrano bassi costi di gestione, non vive prevalentemente nelle metropoli bensì nelle piccole città ed in provincia.

Non solo il bacino d’utenza ideale non si trova quindi laddove le Case automobilistiche si sforzano di cercarlo ma i centri abitati che contano meno di 100,000 abitanti (meglio ancora quelli al di sotto dei 50,000) offrono anche le condizioni migliori per mettere a frutto la scelta dell’elettrico: le distanze urbane sono infatti inferiori a quelle delle grandi città e le velocità medie anche, rendendo almeno in linea teorica più sfruttabile l’autonomia dei veicoli.

Inoltre, è più facile possedere garage privati in provincia che non in una metropoli, risolvendo il problema logistico della ricarica domestica.

A ben pensarci quanto “scoperto” dai due tedeschi è sotto gli occhi di tutti e penso anche che un parallelo con la situazione italiana non sia improponibile: frequentando sia una grande città che la più diffusa e spezzettata provincia, dal punto di vista urbano, ritrovo in queste conclusioni anche delle osservazioni personali.

La provincia italiana è popolata da una miriade di piccole e medie realtà che, rispetto ai grandi centri, farebbero molta meno fatica ad infrastrutturarsi, offrendo la possibilità ad una larga fetta dei loro abitanti di poter scegliere l’auto elettrica, a quel punto resa praticabile.

Nelle grandi città chi punta al risparmio ed alla praticità è più facile che opti per il trasporto pubblico, togliendosi anche dagli impicci legati al parcheggio: a quel punto l’auto è destinata a coprire distanze più lunghe. Nella provincia spesso non esiste nemmeno una vera alternativa al trasporto privato e c’è una gran parte di popolazione che, se può, sceglie la via più economica, come ad esempio il gpl o il metano (personalmente, ho notato ben più distributori “alternativi” nelle campagne che in città).

Inoltre, sostengo anche che se tutti i piccolissimi centri di provincia si dotassero di una colonnina di ricarica, verrebbe a costituirsi una rete di ricarica in grado di offrire un porto sicuro ad un EV ogni 15-30 km in vastissime aree: con un panorama del genere sarebbe davvero difficile soffrire di ansie di autonomia, anche uscendo dal perimetro urbano in senso stretto.

Ciò non vuole dire che l’industria automotive stia sbagliando tutto: il fatto di destinare la vendita dei primi modelli di auto elettrica dei grandi Marchi a “mercati selezionati” che coincidono con grandissime città è dovuto all’esigenza di far conoscere queste auto, cercando di farle divenire “famose”.

In città, un’auto elettrica incontra più sguardi che in un paese, da parte di una popolazione più abituata all’innovazione ma anche sovrastimolata e facilmente soggetta a gettare uno sguardo senza soffermarsi troppo.

In provincia forse resiste una maggior diffidenza verso “il nuovo” ma non sottovaluterei la potenza dell’imitazione: se il vicino compra l’auto elettrica, subito potrà sembrare stravagante. Se però inizia a vantare risparmi e l’auto dimostra di non avere nulla da invidiare ad una a benzina…ecco, non sarei così sicuro che chi gli vive intorno non si faccia tentare dall’ebrezza dell’elettrico (e della sua convenienza).

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: CleanTechnica

 

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