BMW i3 con range extender primo BEVx della storia: cosa significa?

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photo credit: Inhabitat via photopin cc
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Manca ormai poco alla commercializzazione della prima citycar elettrica della storia di BMW, che, com’è noto, disporrà anche di un range extender opzionale con un sovrapprezzo di poche migliaia di euro. Ma la nuova BMW i3, oltre a rivoluzionare l’immagine del marchio bavarese, è anche la prima auto a rientrare nella categoria dei BEVx, ossia “range extended Battery Electric Vehicle”: vediamo perché e soprattutto cosa significa.

BEVx è una categoria di veicoli elettrici standardizzata dal California Air Resources Board (CARB) che identifica quei modelli di auto elettriche che dispongono di un’autonomia relativamente elevata alla quale si somma quella del generatore ausiliario.

La definizione è recente e fa capo ad un regolamento adottato nel 2012 che mira a distinguere l’evoluzione dei veicoli elettrici a batteria da quella degli ibridi plug-in, spingendo i produttori ad affinare la tecnologia delle prime.

Per capirci, la California, attuale maggior mercato per l’auto elettrica, vuole che si producano sempre più veicoli puramente elettrici piuttosto che veicoli con elevata autonomia grazie alla frammistione di elettrico ed endotermico: la BMW i3 è stata pensata per rientrare entro questi criteri e si distingue pertanto sostanzialmente dal concetto di range extended fin’ora usuale.

 

Perché la BMW i3 non è paragonabile alla Opel Ampera R.E.

Perché l’Ampera (o Volt in America) deve la maggior parte dei chilometri percorribili con una ricarica ed un pieno al motore termico che funge da generatore: questi infatti estende fino a 10 volte l’autonomia della batteria.

Un BEVx, quindi, secondo gli Amendments to the Zero Emission Vehicle Regulations, devono invece non ricevere dal generatore termico un’estensione di autonomia superiore a quella di partenza del pacco batterie della vettura.

In pratica: se l’autonomia della BMW i3 elettrica è di circa 160 km dichiarati, il piccolo tre cilindri che, una volta esaurita la carica, brucia carburante per mantenere la batteria al 30% della sua capacità, non può farlo che per ulteriori 160 km (con un pieno).

Il motore termico è quindi, come da intenzione del CARB, relegato espressamente alla funzione di “ausilio” e non ha un ruolo predominante come sull’Ampera.

Oltre a ciò, i BEVx debbono avere almeno 120 km di autonomia in puro elettrico, il range extender deve entrare in funzione solo quando la batteria è scarica e il veicolo deve ottemperare ai requisiti SULEV, ossia Super Ultra Low Emission Veihicle.

Sempre il CARB afferma che lo scopo di avere un generatore di energia a bordo per un veicolo elettrico non è di ricaricarne la batteria per consentirgli di compiere lunghi viaggi bensì quello di assicurargli la percorrenza necessaria ad arrivare ad una stazione di ricarica; ed in questo le parole di BMW, sempre puntate a sottolineare che la i3 nasce come citycar, paiono essere coerenti.

 

Un serbatoio piccolo così

Il risultato pratico si evince nelle dimensioni del serbatoio che alimenta il range extender della BMW i3: è infatti da 9.8 litri, circa il volume di un cestello di bottiglie di acqua minerale. Considerando, sul totale, di percorrere in puro elettrico tra i 120 ed i 150 km, l’efficienza del generatore è equiparabile perciò a 13-16 km al litro. Il CARB suggerisce ai produttori di limitare velocità ed accelerazione dei BEVx durante l’utilizzo del generatore per contribuire alla sua efficienza.

Le prestazioni della BMW i3 usando il range extender sono però ancora avvolte nel mistero: la casa bavarese afferma che fra l’alimentazione a batteria e quella rigenerata endotermicamente non si sentono differenze.

In conclusione, BMW avrebbe dimensionato le prestazioni della sua prima elettrica per rientrare a pieno titolo nei nuovi regolamenti sugli EV della California, evidentemente mercato fondamentale per le auto a emissioni zero.

Non sarebbe però l’unica: la creazione della categoria BEVx sarebbe infatti stata appoggiata da altri due grandi marchi dell’auto, Chrysler e Volkswagen.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: GreenCarReports

 

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