DMC-EV: la Delorean tornerà al futuro con un cuore elettrico?

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DMCev Delorean elettrica
DMCev Delorean elettrica
DMCev Delorean elettrica
DMCev Delorean elettrica

Sarà elettrica a batterie la Delorean del futuro: la mitica auto usata da Emmett “Doc” Brown per viaggiare nelle pieghe del tempo nella trilogia di “Ritorno al Futuro” tornerà a vivere con una produzione nuova, marchiata dalla texana Delorean Motor Company. Quanto meno, così era stato promesso già nel 2011 con l’annuncio della collaborazione fra DMC ed Epic EV, azienda che da allora ha sfornato modelli come il Torq EV, roadster elettrico potente quanto aggressivo nel presentarsi.

La rediviva Delorean al posto dell’originario motore V6 benzina dovrebbe montare un’architettura propulsiva elettrica con protagonista un motore 400V AC raffreddato a liquido in grado di erogare 215 kW (260 cv) ed una coppia di 488 Nm.

La serie di nuovi modelli, rimarchiati DMC-EV (dove “ev” sta per “electric vehicle”), conferma la vocazione sportiva ricercata dall’originario fondatore, quel John Z. Delorean che diede inizio al mito: 200 km/h la velocità di punta, 4.9 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

In quanto ad autonomia, la nuova Delorean elettrica sfreccerà “nel futuro” per non meno di 160 km (“city driving”): il pacco batterie è agli ioni di litio ferro-fosfato (LIfePO4), garantito per 7 anni di utilizzo. Forse ci si potrebbe aspettare qualcosa di più per una biposto sportiva del genere e Tesla Motors ha ormai fatto scuola con le sue sportive da 500 km di autonomia: malgrado DMC ed Epic EV dichiarino di voler realizzare un veicolo elettrico ad alte prestazioni “accessibile, si può avere qualche riserva su quest’ultimo concetto (e già che si paga per mettersi in casa un mito, forse è lecito aspettarsi di più).

Buono invece il tempo di ricarica a patto di utilizzare il sistema proprietario DMCev Smart Charging Solution che lavora a 240 V e 70 Amp: 3.5 ore per rigenerare del tutto la batteria (anche qui, però, un’occhiata al metodo Tesla non sarebbe male).

Inalterate le caratteristiche estetiche identificative, come la carrozzeria squadrata in acciaio inox non verniciato e le portiere ad ala di gabbiano, la DMC-EV sarà invece completamente rinnovata dal punto di vista tecnologico e delle dotazioni, facendone un’auto al passo con i tempi (paradossale, vero?).

La versione elettrica della Delorean sarebbe dovuta giungere sul mercato quest’anno ma, sebbene tra il 21 ed il 23 ottobre in Europa e negli USA sia stata riproiettata eccezionalmente nei cinema la seconda pellicola di Ritorno al Futuro, della DMC-EV non si hanno notizie.

Speriamo che questa nuova avventura non sia andata persa nelle pieghe del tempo, la creatura di John Z. Delorean è la candidata naturale ad essere icona di quella mobilità a zero emissioni “pop che inizia a farsi strada (Tesla ne sa qualcosa).

 

 

La Delorean originale: un mito sfortunato

 

La Deloran di Ritorno al Futuro
La Delorean di Ritorno al Futuro

La Delorean Motor Company venne fondata dall’ex ingegnere e dirigente General Motors John Z. Delorean negli anni ‘70, desideroso di produrre una super car tutta sua al punto da rinunciare alla presidenza di Chevrolet guadagnata con il successo della Pontiac GTO, auto da lui progettata.

L’auto che verrà resa celebre dalla trilogia di film “Ritorno al Futuro” diretti da Robert Zemeckis nacque come effettivo modello di serie con il nome di DMC-12, del quale furono assemblati fra gli 8,500 ed i 9,200 esemplari fra il 1981 ed il 1983.

Il design della Delorean, come è poi chiamata comunemente, si deve alla mano di Giorgetto Giugiaro, mentre il progetto ingegneristico dapprima a W.T. Collins (ex-primo ingegnere Pontiac) e poi a Colin Chapman, fondatore della Lotus.

La storia della DMC-12 fu disseminata di errori e ripensamenti: dal punto di vista costruttivo, la vettura prevedeva di usare un motore rotativo Wankel, ossia un motore a combustione interna nel quale l’unico pistone ruota attorno ad un asse invece che muoversi per moto rettilineo (il sistema, sviluppato dalla fine degli anni ’50, sviluppa enorme potenza a fronte di cilindrate piccole ed è stato usato ancora fino al 2011 sulle Mazda RX-8), ed il telaio doveva essere realizzato con tecnologia ERM (Elastic Reservoir Moulding), novità per l’epoca, della quale Delorean acquisì i diritti.

Problemi di costi e di realizzazione costrinsero il prototipo ad essere ripensato e la DMC-12 ripiegò su un motore V6 Douvrin PRV a iniezione – potente ma più parco del Wankel – e si servì dei materiali già collaudati in Lotus.

Dal punto di vista gestionale, invece, Delorean scommise sull’Irlanda del Nord ammaliato dai “ponti d’oro” che Sua Maestà offriva a chi creasse posti di lavoro nel disgraziato Ulster: Dunmurry, sobborgo di Belfast scelto per costruirvi lo stabilimento DMC, si rivelò un pantano sociale dove i violentissimi scontri fra Cattolici e Protestanti rallentarono prima la costruzione della fabbrica (iniziata nel 1978, aprì in ritardo nel 1981) e poi la catena di montaggio, spesso costretta all’arresto. La Delorean Motor Company iniziò subito a trovarsi in una situazione precaria e, malgrado dal 1982 le DMC-12 avessero raggiunto la qualità desiderata (la prima serie fu venduta senza garanzia perché giudicata scadente), l’azienda si sciolse nell’ottobre di quello stesso anno a seguito dell’arresto per traffico di droga del suo fondatore. Le rimanenti DMC-12 vennero finite di assemblare da un altro produttore, la Consolidates, a partire dall’agosto del 1982, mentre John Z. Delorean si ridusse sul lastrico per difendersi dalle accuse di narcotraffico (dalle quali fu prosciolto) e dai creditori della DMC. L’ambizioso inventore del mito Delorean è morto lontano dalla notorietà nel 2005.

La sua creatura, tuttavia, si è affermata nella cultura pop di un’epoca ed è oggetto di culto da parte dei collezionisti, tant’è che il marchio Delorean Motor Company è stato rilevato nel 1995 da una società texana che ha rimesso in produzione limitata l’originale DMC-12 e restaura quelle usate, puntando anche su accessori di moda firmati DMC.

Già la prima Delorean godeva di un forte impatto sull’immaginario, comunque: proiettata nella leggenda dalla trilogia di Ritorno al Futuro e legata indissolubilmente alle figure del “Doc” e di Marty McFly aka Michael J.Fox, è sopravvissuta in molti videogiochi e videoclip, mentre, in collaborazione con l’American Express, ne venne prodotta anche una serie placcata in oro. E dire che “DMC-12” stava per “DMC-12,000”, ossia il prezzo cui voleva venderle originariamente J.Z. Delorean.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: DMCev, Wikipedia

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