Reti elettriche, la ricarica dei veicoli elettrici assorbe meno del previsto

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Stazioni di ricarica per auto elettriche
Stazioni di ricarica per auto elettriche - photo credit: Inverness Trucker via photopin cc
Stazioni di ricarica per auto elettriche
Stazioni di ricarica per auto elettriche – photo credit: Inverness Trucker via photopin cc

Aumento delle auto elettriche significa crisi delle reti di distribuzione dell’energia? A quanto pare, no. Il problema se lo sono posti in America, dove i veicoli elettrici iniziano ad assumere numeri non trascurabili, e questa volta con un approccio estremamente pratico: è stata scelta una località, Austin, nel Texas, con una rilevante concentrazione di auto elettriche e sono stati studiati gli effetti delle ricariche di un campione di queste ultime.

Il Pecan Street Research Institute ha così scoperto che, almeno nel medio termine, possiamo stare tranquilli: le reti elettriche non soffrono l’impatto delle auto a emissioni zero quanto previsto, anzi.

La teoria vorrebbe che, specie in una regione torrida come quella texana, in estate, la somma di condizionatori d’aria e ricariche dei veicoli elettrici negli orari di punta, specie a fine orario d’ufficio, porti uno stress critico alle reti elettriche locali.

La pratica, testata fra il primo giugno ed il 21 agosto 2013 esaminando l’effetto sulle reti elettriche del comportamento energetico di 30 abitazioni di proprietari di auto elettriche, ha dimostrato che i problemi al momento non esistono.

Il motivo? Nel modello teorico si presuppone che la maggior parte delle persone scelga le ore centrali della giornata – quella fascia compresa tra le 15:00 e le 19:00 che già registra un picco della richiesta di elettricità – per caricare le batterie delle auto, mentre non è così.

Il campione di Austin, formato da 21 Chevrolet Volt, 9 Nissan Leaf e 1 Tesla Model S, ha dimostrato che nella realtà le persone distribuiscono le ricariche più intelligentemente negli orari della giornata, non concentrandosi necessariamente tutti nei medesimi periodi.

Metà delle 30 case coinvolte ha anche partecipato ad un test sui prezzi dell’energia, ricalcolati in modo da indurre i clienti a non scegliere le ore di picco: l’esperimento è riuscito, mostrando che il 22% di quanti fuori campione hanno scelto fasce orarie più critiche per le reti elettriche, percentuale ridotta al 12% fra quanti scelti per il test sui prezzi.

Il costo medio di un mese di ricariche (quotidiane e inferiori alle 2 ore, come avvenuto nel campione di Austin) calcolato durante lo studio è stato di 23.56 dollari, cifra impensabile per il mantenimento di un’auto diesel o a benzina nell’arco di 30 giorni.

In conclusione, l’esperienza insegna che:

a) almeno finché i veicoli elettrici non saranno in maggioranza dotati di batterie ad altissima densità (vedi Tesla Model S), le reti elettriche attuali non entreranno in crisi;

b) differenziare i prezzi delle fasce critiche a vantaggio di quelle meno critiche aiuta a distribuire la domanda.

Riguardo alla gestione dei prezzi è poi interessante osservare che gli scambi di informazioni fra software dei veicoli e reti elettriche costituiscono una preziosa arma, in quanto è l’auto stessa che legge i prezzi e consiglia al conducente il momento migliore per programmare il rifornimento.

Allo stesso modo, lo scambio costante di dati fra auto elettriche e Smart Grid apre la possibilità di utilizzare le batterie dei veicoli come riserve di energia mobili: quello del Vehicle to Grid è però un campo molto sfaccettato del quale attualmente si intuiscono appena i confini futuri.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Midwest Energy News

 

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