Striscia la Notizia: la ricarica delle auto elettriche nel mirino

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Striscia la Notizia via striscialanotiziamediaset
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Con un’auto elettrica, a Milano non ricarichi. Molto superficialmente potrebbe sembrare questo il messaggio trasmesso dal noto telegiornale satirico targato Mediaset, Striscia la Notizia, in un recente servizio.

In effetti, per gli elettromobilisti non son tutte rose e fiori: in Italia l’infrastruttura di ricarica è poco diffusa, i progetti in merito scarsi e l’informazione sull’auto elettrica inesistente.

Il quadro è però ancor più critico quanto più superficialmente lo si osserva, cosa sempre deleteria ma devastante quando si parla ad un audience inesperta come può esserlo (non per sua colpa) quella italiana odierna.

Di fatto, il simpatico e quanto mai giallo Capitan Ventosa è stato accompagnato nell’odissea di quanti, con una Renault ZOE (dettaglio fondamentale nella storia), cerchino di ricaricare la batteria in giro per Milano: in sostanza, la quasi totalità delle colonnine installate da A2A/Emoving, gestore della rete più diffusa nel centro meneghino, non dialogano con l’elettrica francese.

Riassunto il contenuto del servizio, nel quale si specifica in finale che A2A conosce il problema ed adeguerà i software dell’infrastruttura, un paio di precisazioni non fanno male.

Le auto elettriche sono delle semi sconosciute ai più e sono generalmente viste con diffidenza per via della consolidata abitudine a concepire le quattro ruote un tutt’uno con la tecnologia che le muove: come succede per chi dice “Coca Cola” ed intende “bevanda scura, frizzante e dolciastra”, chi dice “auto” pensa al motore a scoppio.

Il problema riscontrato sulle colonnine A2A è cosa tipicamente legata ad alcuni fattori, fra i quali il modello della vettura, la Renault ZOE, è discriminante.

La ZOE non è che uno dei veicoli elettrici prodotti dalla Casa francese nonché uno di quelli offerti sul mercato: in Italia non se ne vedono quasi ma esistono BMW elettriche, Mercedes elettriche, Opel elettriche, come Volkswagen, Nissan, Toyota, Chevrolet, Ford, Cadillac e persino Fiat (o, meglio, FCA).

Dato che la ricarica pone necessariamente un problema, ossia doversi attaccare ad una presa adatta, per potenza e tempi, ogni casa automobilistica ha intrapreso strade simili ma spesso autonome per sviluppare sistemi che rifornissero i propri veicoli nel minor tempo possibile.

Allo stesso modo, negli ultimi 4 anni si è sviluppata un’industria intorno ai sistemi di ricarica ed ai loro software di gestione, quelli cioè che autenticano gli utenti, sbloccano l’ingresso della presa di corrente e ne controllano la corretta erogazione. Questo fa sì che convivano oggi auto elettriche con standard e tecnologie diversi, più vecchi e più recenti, esattamente come infrastrutture di ricarica adeguate al 100% solo per i modelli concepiti con lo stesso linguaggio tecnologico.

In tutto ciò, di solito l’attenzione si concentra sul punto dello standard di connessione fra veicolo e colonnina di ricarica, ossia sul tipo di presa da adoperare (esistono infatti, proprio per via di quegli sviluppi paralleli fra Gruppi automobilistici diversi, almeno due grandi sistemi di rifornimento basati sull’erogazione di corrente continua piuttosto che diretta, che usano differenti “spine”).

Quello della ZOE, è un problema diverso ed unico nel suo caso: si tratta dell’autenticazione del software di ricarica del veicolo e della potenza a cui lavora che fa andare in tilt le colonnine di generazione più vecchia.

Per fare un esempio, la stessa ZOE ricarica sulle colonnine Enel (le più diffuse in Italia), lo stesso dicasi per quelle Hera (diffuse in Emilia-Romagna); non riscontra problemi anche sui dispositivi costruiti da ABB, a giudicare dalle esperienze riportate in rete.

È poi compatibile con il sistema Fast Recharge di Enel, un tipo di colonnina rapida che lavora a 43 kW e che ricaricherebbe l’auto francese in mezz’ora, non fosse che è introvabile, forse anche perché venne sviluppato apposta per la ZOE.

Ciò che potrebbe non apparire chiaro nel servizio di Striscia la Notizia è che una Nissan LEAF, un Renault Twizy o una Toyota Prius Plug-in non hanno problemi a caricare dalle stesse colonnine che non riescono ad autenticare la ZOE. Semmai, queste auto potranno vedere la propria velocità di ricarica diminuire o crescere a seconda dei limiti del distributore e del caricatore installato a bordo del veicolo.

Renault per la ZOE ha progettato il Caméléon, on-board charger che serve a spingere i tempi di ricarica e a convertire il flusso elettrico (l’auto è infatti sulla carta in grado di digerire qualsiasi corrente) ma che, a differenza di quelli Nissan o Daimler, ha creato problemi sin da subito anche in Francia, dove le colonnine di Parigi si rifiutavano di ricaricare il nuovo modello elettrico.

Se poi vi state chiedendo per quale motivo dotare una delle auto elettriche più accessibili per prezzo e gradevoli per estetica di un sistema tanto “esclusivo”, benvenuti nel club.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Striscia la Notizia

 

6 COMMENTS

  1. Il motivo è il seguente. Mentre tutti gli altri costruttori di veicoli fanno la ricarica “veloce” (>40kW) in DC, cioé con caricabatteria nella stazione di ricarica (sistema Chademo o CCS Combo), Renault ha inventato il sistema “fast AC 43 kW” per poter utilizzare stazioni di ricarica veloci più economiche e perciò preferibili da parte di chi le installa. Le cose non sono andate bene per la Renault: le vendite delle ZOE deludono (anche in Francia vende di più la cunginetta Leaf) e i caricatori fast AC 43 kW nessuno o quasi li ha messi. Tuttavia il sistema francese non è “gratis”: per far funzionare la ricarica veloce AC Renault è andata oltre le specifiche IEC per la ricarica AC, di fatto diventando uno standard a se. I costruttori che hanno potuto e saputo adattare per tempo le loro stazioni di ricarica alle specifiche ZOE sono a posto, gli altri sono a rischio. In Europa si sono anche avuti casi di colonnine di ricarica messe ko (distrutte) dalla ZOE……

  2. Aggiungo lo strano dettaglio tecnico che la Zoe non funziona bene con le colonnine “normali” perchè il motore elettrico funge anche da caricabatterie, raddrizzando la corrente alternata in arrivo, e deve quindi essere collegato alle colonnine in un certo modo particolare, che però in certi casi che non ho capito non passa i controlli di sicurezza e quindi la colonnina non eroga.
    Io a Roma sono riuscito a ricaricare la Zoe a 23 kW alla colonnina ENEL di via Ugo Ojetti: all’inizio sia la colonnina che la macchina facevano i capricci e non si parlavano, ma poi si sono capite e ho ricaricato 4 kWh in pochi minuti (era solo una prova e dovevo andare via).

  3. non capisco perchè le autoconcessionarie non hanno all esterno un posto per la ricarica auto elettriche renault ,wolksfagen nissan ecc . è un controsenso vendo la macchina elettrica ma non do un servizio essenziale. fate pagare il servizio e il problema di trovare colonnine funzionanti per l utente non si pone visto la capillarità delle concessionarie sul territorio.

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