Alfalfa, resina di pino e litio riciclato: batterie ecologiche dall’Università di Uppsala

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photo credit: glendon27 via photopin cc
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È possibile una nuova strada per concepire l’accumulo di energia e liberarsi dei problemi legati alla presenza di metalli rari e litio nelle batterie? In Svezia, c’è chi crede di sì: l’Università di Uppsala ha sviluppato un concept del tutto nuovo di batteria costruita a partire da materiali biologici e riciclati.

L’attuale tecnologia principe, per capacità e possibilità d’impiego commerciali, è quella degli ioni di litio, che però pone dei seri quesiti in prospettiva futura riguardo allo smaltimento delle unità esauste ed alla disponibilità in natura di litio.

Anche il recupero di litio dalle batterie a fine ciclo vitale è particolarmente complesso e va aggiunto che lo smaltimento dei metalli rari contenuti in esse comporta l’utilizzo di grandi quantità di energia e sostanze chimiche a loro volta dannose per l’ambiente.

Ciò premesso, i ricercatori dell’università svedese di Uppsala si sono concetrati in tutt’altra direzione, progettando nei laboratori di Ẳngström una batteria i cui componenti sono derivati dalla resina di pino e dalla cosiddetta “alfalfa” o Medicago Sativa, pianta medicinale nota fin dai tempi antichi.

Sebbene ambientazione nordica e piante medicinali possano far venire alla memoria lontane reminescenze di stregoneria pagana, la valenza scientifica della ricerca non è da mettersi in dubbio.

Grazie alle materie organiche derivate da Alfalfa e resina di pino è stata ottenuta una batteria con le stesse caratteristiche di accumulo di una agli ioni di litio ma con il vantaggio della completa riciclabilità dei suoi componenti con una bassissima quantità di energia e sostanze non aggressive quali etanolo ed acqua.

Nella pubblicazione presentata sul giornale ChemSusChem, gli Svedesi hanno anche dimostrato la fattibilità di nuove batterie ricavando il litio da altre ormai esauste.

Il prezioso materiale può essere rimesso in servizio in un sistema di accumulo molto più semplicemente, secondo gli scienziati, utilizzando solventi non inquinanti, un trattamento termico ed aggiungendo infine dei nuovi biomateriali: sino al 99% della capacità originale del litio può essere recuperata, stando agli esperimenti condotti, principalmente a seconda dell’elettrolita scelto.

Per gli scienziati dell’Università di Uppsala entrambe le soluzioni, ossia le batterie a base di elementi biologici ed il riciclo del litio tramite il nuovo e poco impattante procedimento, aprono prospettive importanti per lo sviluppo futuro dell’accumulo di energia, settore in costante crescita commerciale.

 

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: NanoWerk

 

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