Batterie al litio più veloci da caricare con il grafene

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photo credit: CORE-Materials via photopin cc
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Un altro studio avvicina il momento in cui i veicoli elettrici abbatteranno uno dei più grandi ostacoli alla loro diffusione: una tecnologia chiamata Vor-x che sfrutta le capacità del grafene consentirà di ridurre efficacemente i tempi di ricarica di una batteria agli ioni di litio.

Il grafene è un materiale costituito da un solo strato di atomi di carbonio che viene derivato artificialmente dai cristalli di grafite. Gli studi su questo materiale e sui suoi impieghi valsero nel 2010 il premio Nobel per la Fisica ai ricercatori dell’Università di Manchester Andre Geim e Konstantin Novoselov: all’epoca venne realizzato un transistor e successivi studi ne affermarono le ottime proprietà come conduttore.

Oggi Vorbeck Materials, industria che dal 2006 si occupa di sviluppare applicazioni commerciali del grafene, offre una serie di prodotti che si basano sulla tecnologia Vor-x di sua esclusiva proprietà, frutto delle elaborazioni svolte nei Chemical Engineering Laboratories della Princeton University dal Dottori di ricerca Ilhan A. Aksay, Robert K. Prud’homme ed il loro team.

Grazie ad un accordo firmato con la Battelle di Wahington, organizzazione che si occupa di ricercare e sviluppare valore aggiunto dall’innovazione tecnologica, Vorbeck metterà sul mercato batterie al litio dalla velocità di ricarica estremamente alta.

L’impiego di questo tipo di batterie è vastissimo: dai telefoni cellulari ai laptop, da dispositivi portatili elettronici di ogni tipo a veicoli elettrici. Questi ultimi, passerebbero da tempi di ricarica, tramite rete di alimentazione domestica, di circa 8 ore ad appena un paio.

Sarebbe bello capire con le colonnine di ricarica rapida (con le quali attualmente meno di mezz’ora di carica porta la batteria all’80% della sua capacità) quale sarebbe il risultato.

Recentemente un’altra compagnia, la CalBattery, aveva progettato una batteria agli ioni di litio usando un anodo in silicio-grafene in grado di aumentarne la densità di energia immagazzinata per chilogrammo fino a 525 Wattora; altre ricerche condotte dall’Argonne National Laboratory americano hanno dimostrato invece che tali anodi portano benefici alla batteria in termini di capacità, ciclo di vita e risolvono alcuni problemi, come quelli legati all’espansione in volume dell’anodo stesso nei processi di carica/scarica di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

 

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