Idrogeno dalle alge, scoperto enzima che rende il processo 5 volte più efficiente

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photo credit: BWJones via photopin cc
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Idrogeno dalle alghe? Ebbene sì, non si tratta di un o scherzo ma di una teoria già studiata per ottenere il prezioso carburante in maniera più pulita delle attuali metodologie, estremamente onerose dal punto di vista energetico (ironia della sorte).

Se un domani le automobili dovessero richiedere tanto idrogeno quanta benzina serve oggi per rifornirle, si sollevrebbe molto probabilmente un nuovo problema di sostenibilità economica ed ambientale: per questo sono state sondate vie alternative per produrre naturalmente l’idrogeno, attraverso micro alghe nella fattispecie.

Unico problema, l’efficienza del processo: per soddisfare una richiesta come quella prima paventata sarebbe necessario costruire enormi bacini acquatici in cui coltivare le suddette microalghe; in parole povere, il problema diventerebbe lo spazio da dedicargli.

In Germania gli scienziati del Max Planck Insititute for Chemical Energy Conversion and Coal Research di Mülheim an der Ruhr, assieme al gruppo di ricerca in Photobiotechnology della Ruhr-Universität di Bochum hanno però scoperto una soluzione al problema, aprendo una nuova prospettiva per la produzione di idrogeno in modo del tutto rinnovabile.

Ad un particolare enzima si deve infatti la capacità di quintuplicare l’efficienza del processo, consentendo di utilizzare meno micro alghe per ottenere risultati migliori e, di conseguenza, occupare spazi molto più ragionevoli.

L’importanza della scoperta è notevole in quanto ovvia in solo colpo anche all’altra controindicazione legata alla produzione di idrogeno dalle alghe, cioè il necessario uso di metalli rari per innescare la separazione del gas portatore di energia, necessità che fa oggi lievitare i costi dell’intero processo.

Al centro del lavoro condotto dai ricercatori tedeschi sono una proteina, denominata PETF, ed un enzima, chiamato idrogenasi.

La prima è responsabile del trasporto e della distribuzione nelle cellule delle alghe degli elettroni che occorrono al processo di fotosintesi ed alla conseguente sintetizzazione delle sostanze vitali per il vegetale acquatico, mentre la seconda è preposta alla produzione proprio di una di queste sostanze, vale a dire l’idrogeno.

La PETF fornisce, semplificando molto, il “carburante” necessario alla idrogenasi per avere luogo: ciò che gli scienziati hanno fatto è stato indagare, grazie a complesse spettroscopie eseguite con risonanza magnetica, quali degli amminoacidi componenti la PETF effettivamente interagiscono con l’idrogenasi e quali no. Lo scopo? Modificare gli amminoacidi che non servono al processo di produzione dell’idrogeno per far trasferire più elettroni in favore soltanto di quest’ultimo.

Così facendo i ricercatori diretti da Sigrun Rumpel al Max Planck Institute hanno aumentato l’efficienza delle microalghe che “fabbricano” l’idrogeno di ben 5 volte, sebbene l’obiettivo per un’applicazione reale e vantaggiosa sia stato fissato a 10 volte la loro capacità naturale.

Gli studiosi sono però sulla strada giusta: di questo passo non è impossibile sperare in un’alternativa per la produzione di idrogeno che non richieda occupazioni mastodontiche di spazio, l’utilizzo di metalli rari dal costo inaudito e tanto meno il ricorso a tecniche invasive per l’ambiente naturale per l’estrazione del gas naturale.

Con un idrogeno “pulito” anche le auto elettriche a fuel cells assumerebbero tutt’altro significato.

 

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: ElectricCarsReport

 

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