Norvegia, in vendita solo auto elettriche dal 2025?

Mercoledì scorso 4 tra i maggiori partiti norvegesi avevano lasciato intendere che Oslo e dintorni avrebbe messo al bando i motori endotermici nel giro di 10 anni. Ieri i conservatori dell’FRP hanno ammorbidito il tiro ma rimane una proposta senza precedenti che pone la Norvegia ancora una volta in testa al movimento pro-zero emissioni

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photo credit: Heja Norge! via photopin (license)

La Norvegia, già da alcuni anni paradiso delle auto con la spina, sembra decisa a dare scacco matto alle vetture con motore endotermico: la notizia shock parla addirittura di messa al bando dei tradizionali motori benzina e diesel, a prescindere dall’anno di produzione, a partire dal 2025.

Un diktat che, qualora confermato con una legge, costituirebbe un precedente unico al mondo: il quotidiano specializzato in notizie economiche Dagens Naeringsliv, terzo per importanza nella stampa norvegese, quindi fonte autorevole, riporta uno scenario promettente a riguardo sebbene con riserva.

La proposta di proibire la vendita motori a combustione a partire dal 2025 è frutto di un accordo che ha coinvolto trasversalmente quattro formazioni politiche norvegesi, tra centro-destra liberale e destra conservatrice riunite in coalizione di governo dal 2009 (FRP e Høire), centristi popolari cristiani (KrF) e coalizione tra labouristi norvegesi e sinistra socialista, partito di ispirazione ecologista al governo sino al 2013.

La prima pagina dedicata all’annuncio della rinuncia ai motori endotermici ha fatto il giro del mondo, grazie anche al tweet dell’onnipresente, in fatto di auto elettriche, Elon Musk, patron di Tesla Motors che molto deve alla Norvegia in quanto a vendite nel Vecchio Continente.

Tuttavia, lo stesso DN ha dovuto negli ultimi giorni reimpostare il tiro in seguito ad uno smorzamento dei toni effettuato proprio dall’FRP, che ha “tirato il freno a mano” sull’iniziativa specificando che parlare di “vietare la vendita di motori benzina e diesel” non è corretto.

La notizia non è però una bufala: semmai, è stata interpretata con eccessivo entusiasmo o, forse, è stata edulcorata a seguito di una comprensibile reazione non proprio positiva da parte del mondo industriale delle 4 ruote, la cui replica – ad esempio da parte di Volvo, che considera irreale pensare di non vendere più motori termici in soli 10 anni in un’intera nazione – non si è fatta attendere.

La proposta dei 4 partiti norvegesi consiste in pratica nel rafforzare il piano di sviluppo dei trasporti pro-basse emissioni già impostato dal governo di Oslo per il periodo 2018-2029 introducendo delle soglie di sbarramento per le percentuali di veicoli non a bassissime o zero emissioni.

Nella sua prima stesura, dal 2025 i veicoli privati per il trasporto di persone e i veicoli commerciali leggeri di nuova immatricolazione dovevano essere 100% elettrici o ad idrogeno, mentre dal 2030 sarebbe toccato ai nuovi veicoli commerciali pesanti, al 75% dei nuovi autobus a lunga percorrenza ed al 50% dei mezzi pesanti, intesi come camion.

È probabile che, in un gioco delle parti legato agli equilibri politici della nazione scandinava, l’appoggio alla versione più rigida dell’accordo venga a mancare da parte dell’FRP, come già in parte annunciato, ma di qui ai prossimi 10 anni la situazione potrebbe mutare svariate volte.

Questo per via di una serie di fattori, non ultimo il fatto che la proposta, che può apparire una boutade destinata ad arenarsi, è in realtà la conseguenza di una pianificazione di lungo corso.

A guidare infatti il passaggio della nazione verso un utilizzo sempre più capillare di tecnologie pulite e di energie da fonti rinnovabili è una società di nome Enova, operativa dal 2002 e di proprietà del Ministero del Petrolio e dell’Energia norvegese.

All’interno dell’Energy Report redatto ad Oslo, la stessa Enova è incaricata di sondare la fattibilità e la successiva implementazione di una rete di rifornimento dedicata all’idrogeno entro il 2017, visto che ormai le colonnine di ricarica sono una realtà alla pari dei benzinai.

E che la Norvegia ci tenga ad abbattere i propri consumi di combustibile fossile e le proprie emissioni nocive nell’atmosfera è dato noto, in una forma di contraltare tutt’altro che sprovveduto che la pone al contempo tra i Paesi più eco-consci del mondo e al primo posto per esportazioni di greggio e gas naturale in Europa.

Nel Paese nordico, d’altronde, l’elettrico aveva attecchito già negli anni ’90 e i super incentivi attivi nell’ultimo lustro hanno portato la penetrazione dei veicoli con la spina sino alla quota del 30% del mercato nazionale: i dati dell’European Alternative Fuels Observatory parlano di 27,800 elettriche e 7,800 ibride plug-in immatricolate nel 2015, 8,800 e 6,700 rispettivamente nei primi quattro mesi del 2016.

La rapida diffusione degli EV pone così la Norvegia ancora una volta sul crinale del pioniere che deve decidere se svalicare definitivamente o temporeggiare: al momento, tra ipotesi di ritirare le agevolazioni alle e-car e proposte drastiche anti tubo di scappamento, la seconda ipotesi pare la più probabile. Il seme dell’idea è però stato lanciato e pensare che non germogli mai sarebbe un azzardo.

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